Il potere della mente

Serie: L'IMPERATORE DEI MARI: Il fortino dei proseliti

La pericolosa lettura proseguiva ininterrotta. Sei aveva voglia di sapere, di imparare, di apprendere e per un assurdo motivo credeva che doveva iniziare da lì, da quel tomo, dimenticando tutti gli insegnamenti sugli dèi dei suoi genitori e dei suoi confratelli. Stava commettendo qualcosa, che per le sue abitudini e tradizioni, fosse sbagliato, si stava macchiando di un reato, in minima parte lo sapeva ma l’attrazione per quella materia proibita, a tratti oscura, lo vinse. Non riusciva a comprendere tutte le parole, non ne conosceva il significato, ma il senso generale gli era ben chiaro. Divorava pagina dopo pagina la storia sulla Magia, quando aprì una pagina disegnata con la stessa bolla che gli aveva parlato la sera prima; toccò il disegno e iniziò a colorarsi come l’arcobaleno, la bolla cominciò a prendere forma e a uscire dal libro.

«Di nuovo tu?» Chiese la sfera.

«Già.»

«Cosa vuoi, perché mi hai disturbata?»

«Volevo ringraziarti.»

«Risparmia ringraziamenti e preghiere per i tuoi stupidi Dèi, ragazzino.»

«Perché sei così acida?»

«Mi hai rifiutata, ti voglio ricordare, caro il mio ragazzino.»

«Be’, e quindi? Non puoi mica obbligarmi. Lo hai detto anche tu che è una questione di scelte.»

«Non ti obbligo, soltanto voglio impiegare il mio tempo con chi crede in me, non con dei religiosi.»

«Fa’ come meglio credi. Adesso so leggere, e ti ringrazio per questo dono.»

«Ah! Te ne sei accorto allora.»

«Certo. Non sono così stupido come pensi.»

«Dove sono i tuoi amici?» Chiese Magia volando verso la porta semi-aperta.

«Non sono qui.»

«Impegni particolari?»

«Non ha importanza adesso.» Rispose Sei

Magia si posizionò davanti la maschera di Sei e disse: «Hai capito? Impari in fretta.»

Sei non si era immaginato una reazione del genere, lui voleva indispettirla, ma non ci riuscì.

«Trovato qualcosa di interessante?»

Sei la guardò dubbioso.

«Nel libro, intendo.»

«Lo stavo leggendo per come mi hai consigliato, distaccato. Molte parole non le capisco, ma sono sicuro che qui dentro è trascritto solo un lato della campana. L’altra versione non è riportata.»

«Vogliono infondere dei pregiudizi alla gente. Vogliono distruggermi ma non ci riusciranno mai, e sai perché?»

«No, perché?»

«Perché gli Atei sono troppo impegnati a pensare a loro stessi e le loro menti intente a costruire qualcosa, non sfruttano il loro potere interiore per come si deve, sanno solo dire: “il nostro potere è nelle nostre mani, nella nostra forza”. Idioti, non hanno nemmeno idea. Voi religiosi invece? Voi forse siete ancora peggio perché avete usato il vostro potere interiore, il potere delle vostre menti senza nemmeno rendervene conto e siete stati in grado di rendervi da soli schiavi, di voi stessi, ma continuate ad avere le pezze davanti agli occhi e ignorate la vostra potenza reale. Cercate qualcosa ma per voi non è importante ricevere un segno o vedere, vi nascondete dietro la fede, siete sicuri che i vostri Dèi vi guardino, vi supportino e vi aiutino, se qualcosa è andata bene è perché Dio è stato generoso con voi, se qualcosa va male è perché non era nel piano di Dio oppure perché serve ad aumentare la vostra fede. Be’, balle !»

«Non è proprio così.» La interruppe Sei.

«Invece è così. Sai perché io sono così potente e perché ho tanti seguaci? Lo sai?»

«No.»

«Perché gli esseri umani sono soltanto degli esaltati, dei presuntuosi, dicono che loro basta la fede, ma non è vero, loro bramano i segni, hanno bisogno di prove tangibili, hanno bisogno di vedere, l’uomo è un essere infido per natura, un traditore e in quanto tale non si fida del prossimo, tanto meno di un Dio che non ha mai visto. Ora, essendo così ristretto mentalmente, da non essere in grado di riconoscere cosa è stato in grado di creare, e dovendosi spiegare ogni minima cosa, si prende da solo in giro dicendo di credere in un Dio o in più Dèi.»

«Non mi hai ancora detto cosa c’entra questo con la tua potenza.»

«Io do tutto quello che manca ai miei adepti, do loro i segni, mi manifesto, mi faccio vedere, gli faccio capire che sono vera, che sono disponibile, che sono gentile con loro, ma che posso anche punirli, do una parte di me, li rendo magici.»

«Quindi io, adesso sarei magico?»

«Tu? Perché mai? Non sei un mio adepto, tu sei uno stupido religioso, fanatico oserei dire.»

«Ma adesso so leggere.»

«Ho solo velocizzato il percorso, avresti imparato ugualmente a leggere, quella non è vera magia. Ma», continuò a dire Magia diventando più luminosa, «se tu volessi abbandonare i mascherati…»

«Incappucciati.» La corresse Sei

«… i tizi con maschera e cappuccio insomma, ti accoglierei, adesso, in questo istante tra le mie braccia. Potremmo viaggiare veloci come un battito di ciglia fino alla migliore scuola di magia, diventeresti un ottimo Mago, ne sono più che certa, saresti il nostro fiore all’occhiello nella guerra contro gli Stregoni.»

«Gli Stregoni? E chi sono?»

«Be’…»

«Non ha importanza adesso, immagino.»

«Esatto! Piuttosto, ho una domanda per te.»

«Chiedi. Non ti zittire all’improvviso.»

«Che caratteraccio, peggiori ogni giorno di più, questi mascherati hanno davvero una cattiva influenza su di te.»

«Non parlare male dei miei confratelli, te l’ho già detto ieri.» La minacciò Sei alzando il braccio malandato; una smorfia di dolore comparve sul suo viso.

La bolla ruotò intorno al ragazzo: «Questa è davvero una brutta ferita. Devi stare attento.»

«È solo un graffio.»

«Lo diventerà se la curerai per bene, altrimenti no, non è solo un graffio.»

«Passerà.» Sei poggiò delicatamente il palmo della mano sullo strofinaccio umido.

«Come vuoi.»

«Quindi? Che volevi chiedermi?»

«Hai aperto il baule?»

«No. Non ne ho avuto il tempo.»

«Non sei curioso?»

«Di cosa?»

«Di conoscere il tuo destino. Però forse sei ancora piccolo e debole per intraprendere la via che è stata disegnata per te.»

«Ci risiamo con questa storia del destino.»

«Io non mento mai, ricordalo. Ti avevo detto di averti fatto un dono, e così è stato.»

«Non ti sto dando della bugiarda, è solo che io ho le mie idee.»

Magia iniziò a lampeggiare, poi disse: «Adesso devo andare, e anche se non te lo meriti, ti farò un altro regalo.» Una piccola parte di sé, si staccò dai bordi frastagliati, come la sera precedente, e attraversò il bendaggio che aveva fatto Due. Sei avvertì un senso di calore, poi la sfera svanì.

Il giovane Incappucciato udì nuovamente delle voci che lo chiamavano, sistemò il libro al suo posto e andò incontro ai suoi confratelli, consapevole di una strigliata.

Serie: L'IMPERATORE DEI MARI: Il fortino dei proseliti
  • Episodio 1: Il Giardino Celeste
  • Episodio 2: Lezione numero uno
  • Episodio 3: La sala della cultura
  • Episodio 4: Questione di scelte
  • Episodio 5: Un’inattesa convocazione
  • Episodio 6: Il potere della mente
  • Episodio 7: Giorno di paga
  • Episodio 8: Il baule
  • Episodio 9: Nessuna reticenza
  • Episodio 10: Ordinarie liti familiari
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