Il potere dell’anello

Serie: La regola del cavaliere

1. Il giorno dopo, a scuola, fu ancora più strano. Pensare che la serata precedente era filato tutto liscio… in fondo… forse… bah, giudicate voi… A tavola era andato tutto bene: mamma aveva sentito al telefono papà: sarebbe ritornato dal suo viaggio di lavoro la sera dopo. Il nonno non aveva fatto cenno a dove si fosse cacciato tutto il pomeriggio e risultava un po’ taciturno. Strano a dirsi, non si era vantato per nulla del suo ultimo exploit nelle arti marziali con la signora Thompson… e questo fatto, stranamente, mi faceva rizzare i peli sulla nuca, come se ci fosse qualche pericolo in agguato.

2. Una definizione di pericolo? Qualsiasi cosa, anche la più apparentemente inoffensiva, che abbia il potere di portare nella tua vita qualche dispiacere o qualche dolore. Oppure, più semplicemente, un inciampo e quando si perde l’equilibrio si possono far precipitare anche le situazioni. Talvolta mi domando: le cose sarebbero andate diversamente, se il giorno dopo non avessi giocato a fare l’eroe?

C’era questo ragazzo, Tim. La professoressa di scienze, la Joannson, lo presentò alla classe.

-Lui si chiama Tim Gordon, ragazzi. Voglio che lo aggiorniate presto sul programma svolto fino a oggi.

Tim era piccolo di statura, molto magro, i capelli di un castano chiaro, quasi diafano come la sua carnagione. Indossava una tuta grigio scuro con il motivo mimetico sulla giacca. La professoressa gli indicò un banco libero in prima fila e lui vi si sistemò.

Trascorsero le ore e si giunse all’ultima campanella. Avevo già notato che, durante l’intervallo, certi ragazzi più grandi di noi lo stavano adocchiando, ma il motivo mi fu più chiaro all’uscita di scuola.

Accanto a me, Jess era un fiume di parole. Il soggetto del suo monologo (lei aveva una bella faccia a definirla “conversazione”) era il suo nuovo anello alieno.

-… è successo stamattina. Per fortuna mi ero chiusa in bagno, perché se no Rosy, mia sorella, avrebbe visto tutto.

Tim si stava avviando alla fermata del bus. Ci sarebbe stato un bel po’ da aspettare. L’ultimo era sfrecciano davanti all’ingresso della scuola proprio mentre sopraggiungevamo noi.

-… devo aver avviato per sbaglio una subroutine dell’anello… mi stai ascoltando?

-Certo, una subroutine…- mentii. La tecnica di ricordare le ultime parole di chi parla in un particolare momento può essere di aiuto a scuola.

-Facciamo finta che io ti abbia creduto, va’- ribattè Jess (non ho detto che funzioni…).

Quattro ragazzi stavano circondando Tim.

-… Insomma, lo schermo virtuale è ricomparso, ma stavolta non c’erano le istruzioni per il tuo bel costumino, sai?

-Tu sei quello nuovo?

-Ciao, mi chiamo Tim.

-Cosa mi frega di come ti chiami?- rise il primo, dandogli una spinta. Tim fu costretto a fare un passo indietro e fu afferrato alle spalle da un altro ragazzo che lo risospinse in avanti. A quel punto il suo zaino, appeso alla sola spalla sinistra, si rovesciò in avanti, lasciando cadere sull’asfalto tutto il suo contenuto.

-… Non mi stai di nuovo ascoltando!

Sì, avevo smesso ufficialmente di ascoltarla.

-Ragazzi, che ne dite di piantarla? È il suo primo giorno… lasciatelo respirare!- confesso che non avevo mai fatto qualcosa del genere. Il ruolo del difensore dei deboli non faceva parte del mio repertorio, fino a quel pomeriggio. Anzi, di norma, quei ragazzi se la prendevano con me… mi chiesi che cosa mi fosse preso… D’altronde una persona nuova avrebbe sopportato le loro insolente al mio posto, finalmente. Oppure ero forse geloso, dopo tanti anni di bullismo quotidiano che rivolgessero le loro attenzioni ad un altro? Un pensiero folle mi sfiorò la mente: “Quest’estate, non lasciare il tuo bullo sull’autostrada!” Ovviamente cercai di cacciarlo: non potevo mica mettermi a ridere in un momento come quello, ma, si sa, la paura, a volte fa fare cose folli. Anche atti di coraggio!

3. Quando misi piede al di là della soglia di casa mia, mi ritrovai in un silenzio che sapeva di caldo, avvolgente, rassicurante. Risuonavano alla mia mente le parole di Jess.

“È proprio questo che ti volevo dire poco fa. L’anello è in grado di trasformare il campo elettromagnetico del tuo costume in una barriera invisibile!”

Fantastico, sospirai, fra me: oltre ad evocare a piacere sopra i miei vestiti quella misteriosa armatura corredata di spada, adesso Jessica poteva anche chiudermi in una specie di bolla impenetrabile che, a suo capriccio poteva anche dare la scossa elettrica!

Questo era accaduto pochi minuti prima ai quattro bulli. Il primo aveva provato a darmi uno spintone e la mano che aveva alzato su di me era stata respinta, scaraventandolo a terra. Il secondo mi aveva sferrato un bel pugno in faccia. Quel pugno non arrivò mai a destinazione, ma il suo proprietario aveva lanciato un urlo di dolore e si era dato alla fuga subito dopo. Gli altri due ragazzi avevano preferito ritirarsi di buon grado, lasciando Tim girare intorno lo sguardo attonito ed infine raccogliere la propria roba, dopo una scrollata di spalle.

-Tutto ok?- avevo chiesto, cercando di superare il silenzio che io sentivo imbarazzante.

Tim assentì in silenzio. E per quel giorno fu tutto. Jessica mi tirò per un braccio invitandomi a riprendere la strada. Così ebbe il tempo di spiegarmi cosa fosse accaduto. Lei aveva messo in fuga quei ragazzi. Non io. Non sapevo come prenderla. Il mio orgoglio mi diceva che avrei dovuto essere io il vero salvatore di Tim e Jess mi aveva in un certo senso “rubato la scena”. Non l’avevo mai fatto in vita mia e, adesso che indossavo (mio malgrado) una super amrmatura, avrei avuto piacere di compiere un minimo gesto eroico. Però, a pensarci bene, quella per me era in assoluto la prima volta che correvo in aiuto di qualcuno… forse avrei dovuto considerare la mano ricevuta come una specie di privilegio. Di sostegno insperato.

Avevo le idee ben confuse ed a questo stavo pensando quando vidi un’ombra proiettarsi sulla parete di fronte a me. Disegnava una sagoma umana, ma aveva una postura strana, come se fosse a testa in giù ed aggrappata ad una corda che scendeva dal soffitto. Una reminiscenza dalle mie letture di fumetti stava cercando di tornarmi alla memoria, ma fui bruscamente interrotto.

-Da un grande potere derivano grandi responsabilità!- esclamò una voce alle mie spalle.

Il cuore mi salì fino alla gola, mentre mi gettavo a terra per la sorpresa. Mi guardai subito alle spalle e vidi mio nonno nella sua imitazione di Spiderman: pendeva a testa in giù, le mani serrate sulla corda che gli impediva di rovinare sul pavimento.

-Nonno!- protestai.

Con una risata, ruotò su se stesso, atterrando agilmente sul pavimento.

-Sai, nipote? Poco fa passeggiavo dalle parti della tua scuola e mi è sembrato vederti affrontare quattro simpatici ragazzotti.

-Non avresti dovuto vederti con la signora Thompson?

-Oggi doveva fare bumping-jumping. Aveva invitato pure me, ma la sciatica non mi lascia in pace.- ribattè, terminando con una nota lamentosa nella voce.

-Dice il fan dell’Uomo ragno, dopo essere calato giù dal soffitto con una piroetta.- ribatte ironico.

-Li hai messi in fuga senza muovere un dito.- continuò lui lasciando perdere gli scherzi.

-Colpa dell’alito, nonno… oggi mi sono dimenticato di lavarmi i denti…

Strano a dirsi, ma sentivo che il nonno non l’aveva bevuta. Come sarei potuto uscire da questa situazione senza vuotare il sacco con  lui?

(continua)

Serie: La regola del cavaliere
  • Episodio 1: Una spada in soffitta
  • Episodio 2: Identità segrete 
  • Episodio 3: Il potere dell’anello
  • Episodio 4: Il terzo incomodo
  • Episodio 5: Il segreto di Artù 
  • Episodio 6: Il sapore amaro della sconfitta
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Questa Serie ha un carattere originale che si differenzia da schemi precostituiti. Buoni i dialoghi e le riflessioni interiori tengono alta l’attenzione del lettore. Aspetto il seguito 🙂