Il Potere

Mi aggiravo in mezzo alla gente nella notte, in quella strada fredda e umida illuminata da pochi lampioni.
Le persone intorno a me sfilavano veloci, o si riunivano in piccoli gruppi parlando del più e del meno, tutte imbacuccate nei loro cappotti invernali, con guanti e cappello per affrontare l’aria gelida di quella sera.

Io non percepivo il freddo. Camminavo veloce, lanciando occhiate ai passanti in cerca della mia prima vittima. Sentivo il Potere scorrermi nelle vene e non vedevo l’ora di usarlo.
I passanti si tramutavano in grottesche marionette davanti ai miei occhi, che danzavano per me, saltellando appese a dei lunghi fili bianchi.
Quella visione delirante mi divertiva, facendomi accelerare il passo alla ricerca del mio burattino.

Dopo pochi metri incrociai un ragazzino, di qualche anno più piccolo di me, che sfilava a passo svelto con le mani nelle tasche e il mento seminascosto nel bavero della giacca.
Sembrava perso nei suoi pensieri.
Forse non era l’individuo perfetto, ma non avevo più voglia di aspettare. Il Potere mi indicava con forza il ragazzo, spingendomi ad agire.
Mi concentrai velocemente sul ragazzino solitario, prima di rischiare che si allontanasse troppo.

Nell’istante in cui nella mia mente si formava la parola fermo, il mio bersaglio smise di camminare.
Cercai di non esultare troppo per quella prima vittoria, mantenendo fisso il mio pensiero su di lui.
Sentivo la sua mente agitarsi, alla ricerca del perché di quella sosta.

Senza attendere oltre, forzai ancora il suo pensiero verso la direzione che desideravo, ma il ragazzo era più forte di quanto mi fossi aspettato.

Il suo smarrimento, nel vedere il suo corpo non reagire ai comandi, invadeva la sua mente, quasi traboccando dagli argini che cercavo di imporgli.

Mi concentrai ulteriormente, sforzandomi di relegare il suo pensiero in un immaginario cassetto chiuso e ben sorvegliato, ma avevo sottovalutato l’istinto di sopravvivenza degli esseri umani.
La sua mente lottava con le unghie e con i denti, si agitava nel tentativo di buttarmi fuori, ma non potevo cedere.

All’improvviso mi ricordai del secondo potere che mi era stato concesso. A pensarci prima, avrei evitato tanta fatica inutile.

Di colpo allentai la presa sulla mente del ragazzo, inondandola di una forza che era quasi come un profumo intenso e seducente. Poco a poco la mia vittima si calmò, stordita da un odore mentale indefinibile, quasi una droga, che lo rendeva calmo e rilassato.

Dopo che anche l’ultimo pensiero rivoltoso fu domato, il ragazzo si voltò spontaneamente verso un gruppo che rideva poco lontano. 
Il suo sorriso vacuo si trasformò in un ghigno malvagio e con un’espressione assassina in volto si scagliò contro i ragazzi.

Appoggiato al muro osservavo quello scontro impari. La rissa che avevo inscenato aveva già attirato un capannello di curiosi, ma non ero ancora soddisfatto. I ragazzi del gruppo cercavano di mettere fine alla lotta e avevano quasi bloccato la mia marionetta impazzita.

Con un movimento pigro quanto inutile della mano, lanciai la stessa furia omicida nelle menti degli altri, concedendomi solo qualche secondo per ammirare la mia opera, prima di voltarmi annoiato e proseguire per la mia strada, con le urla disperate alle mie spalle come sottofondo.

Non mi ero mai sentito più vivo.

Vedevo il Potere uscire dal mio corpo, avvolgendomi in una nebbiolina evanescente.

La vittima successiva non si fece attendere, anzi, mi aspettava.
Una ragazza, in fondo alla piazza, stava seduta su un palchetto, sotto un cartello che recitava a grandi lettere: Fammi parlare e vinci 5mila gettoni d’oro.

La osservai per un po’, mentre guardava fisso negli occhi i partecipanti che la insultavano nel tentativo di suscitare qualche reazione.

Dilettanti.

Come se mi avesse sentito, la ragazza mi fissò, facendomi segno di avvicinarmi, con aria di sfida.

Vuoi perdere così facilmente i tuoi soldi? Bene, pensai.

Lanciai l’offerta nel barattolo accanto a lei e rimasi in piedi, ignorando la sedia che la sua assistente mi porgeva. La fissai e scrissi a chiare lettere la scritta parla nella sua testa. La vidi sgranare gli occhi.

Non te lo aspettavi, eh, stronza?

I suoi occhi si allargarono come due piattini, lo smarrimento ben visibile nelle sue iridi azzurre.
Socchiuse la bocca. Ero già pronto ad incassare l’oro, quando qualcosa nella sua testa cercò di spingermi fuori.

Strinsi la presa, calcando con forza le cinque lettere del mio ordine e coprendolo con quel profumo insistente che l’avrebbe fatta cedere.
A quel punto toccò a me sgranare gli occhi. La ragazza era una tosta.

Il sudore mi colava dalle tempie, mentre usavo tutta la mia concentrazione nel tentativo di piegarla al mio volere.
Dopo alcuni minuti di quella estenuante battaglia mentale, finalmente, ebbi la meglio, costringendola a sbuffare fuori le due parole che mi avrebbero fatto intascare i 5mila gettoni.

Hai vinto.

La lasciai lì, esausta e tremante, mentre continuavo la mia passeggiata alla ricerca di altre marionette viventi, alla mercé del Potere.

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