Il Primo Chirurgo… non si scorda mai!

Serie: SENZA DENTI


Per chi si fosse perso le puntate precedenti… recuperatele! La lettura della storia sottostante è raccomandata a coloro che hanno cuore, stomaco e cervello sani. Forse il cervello no, ma non importa.

Vi dicevo che sono finalmente arrivato alla prima visita col primo dottore, del primo giorno di quello che sarà un lungo calvario.

Il primo dottore non si scorda mai…

Vero, verissimo.

Da ragazzino, era il 1993, andai al Dylan Dog Horro Fest, in pratica un festival dei film Horror sull’onda del successo stratosferico di Dylan Dog. Il tutto si svolgeva all’allora Palatrussardi, poi diventato Pala-mille-altre-cose. Tra i film in programma, uno che mi rimase in mente fu “Doctor Giggles” un film spaller e cruento come pochi che narra la storia di questo caro, vecchio e affettuoso dottore della mutua che da un girono all’altro decide di accorciare la lista dei propri assistiti, trucidandoli nei modi più indicibili. Mi ricordo che mi divertii parecchio, ai tempi come molti ragazzini ero un sadico adolescente bramoso di emozioni forti. Il mio amico Mago accanto a me, passò un’ora e mezza con le dita davanti agli occhi per censurare le scene più cruente. Femminuccia.

Ora la femminuccia ero io. Mani davanti alla bocca, che reggevano la bustina di ghiaccio, e davanti a me c’era proprio lui, ve lo giuro, il Doctor Giggles, così come me lo ricordavo, cercatelo su Google. Un dottore cicciotto con gli occhi allucinati e la faccia sadica. Lo so erano solo le allucinazioni della paura, ma a me sembrava lui. Ne ero certo. Quando ha tirato fuori le mani da dietro la schiena mi aspettavo già di vedere un enorme siringa che mi sarebbe finita dritta dritta dentro l’orbita oculare. Invece no. Il dottore, che dai referti seppi poi chiamarsi Fracassini… le strane coincidenze della vita, estrasse dalle mani il laccio emostatico che serviva per il primo dei prelievi notturni.

Mi son chiesto, ma con tutto il sangue che ho perso c’è bisogno di bucarmi? Non possono raccoglierlo dalla mia maglietta, strizzarmi i pantaloni… No bisognava estrarne altro. E pensai subito a quanto litri di sangue abbiamo in corpo. Mi ricordavo che ne avevamo dai 4 ai 5, a seconda della corporatura. Tenendo conto che una prima caraffa abbondante l’avevo persa alla piadineria, un’altra l’avevo sputacchiata in ambulanza, addosso alla paramedica tignosa e sulla barella, me ne rimanevano ancora un po’ di pinte, ma era meglio non invitare Vampiri per l’aperetivo, non si sarebbero sfamati a sufficienza.

Comunque, mi fanno un primo prelievo, giusto due domande di routine “come è successo?”, io a sorpresa scoprio di riuscire a biascicare un linguaggio che sembra comprensibile solo muovendo la lingua nel poco spazio rimasto nell’Armageddon che ho in bocca. Penso subito che se mi rimetto, potrei avere delle potenzialità per fare il ventriloquo, come Luis Moreno e Rockfeler, ve li ricordate? Anni 80, roba da nostalgici. Riesco a raccontare al dottore una dinamica dell’incidente più o meno semplificata, come se fosse raccontata da mia figlia di 2 anni, del tipo “Io.. stanco, caldo, bevuto birra fredda, male testa, svenuto, svegliato con faccia rotta su asfalto..” sentivo la mia voce da patata in bocca (magari fossero patate), e più la sentivo più stavo male. Il dottore annuisce, mi dice “sarà stata una congestione” ora facciamo degli esami. Intanto un’infermiera al mio fianco, senza preavviso mi buca. Io guardo il sangue nella siringa, è più chiaro di quello che ho addosso. Sarà l’effetto coagulo, tipo l’ossidazione dei frullati quando li lascia all’aria per pochi minuti. Mi ha sempre impressionato il sangue. Ora no. Un altro svenimento poteva essere fatale, meglio tenere duro.

Intanto lui scrive, mi guarda e scrive scrive. Mi inquieta di più la sua scrittura che il sangue che riempie la siringa dell’infermiera, approposito, ma quante ne sta riempiendo? Guardo dall’altra parte. Che è meglio come diceva Puffo Quattrocchi. Ad un certo punto sento una voce che mi chiama “Nuzzi…”, mi giro e il dottore mi guarda con aria severa, “Ha assunto droghe? Ha Bevuto?”, gli rispondo, rispondere è un parolone, gli biascico “FNo, Folo un Forso di birra FFredda, appena deglutita Fono Ftato male”, lui mi guarda dubbioso e poi sentenzia “sarà una congestione, ora faremo degli esami e vedremo se è vero”, vorrei rispondergli che non avevo nulla da nascondere, ma ho preferito tacere, ogni parola mi costava caro. Poi mi dice “comunque ha avuto un trauma facciale”, mavaaà, mi verrebbe da dire, ecco cosa è successo alla mia bocca! Pensavo fosse solo l’effetto della masticazione di 6 Big Bubble contemporaneamente! (chi non ha provato a riempirsi la bocca di cicche? Ecco l’effetto è più o meno quello, accompagnato da dolori lancinanti, sangue e spossatezza).

Comunque il Dottore aveva avuto un lampo di genio, la diagnosi era fatta. Mi sentivo già meglio. Poi aggiunge “Magari stasera la ricoverano, comunque prima vediamo gli esami”. Ora non vorrei polemizzare, ma se solo mi avesse dato un’occhiata alla bocca, avrebbe capito che non si trattava di un incisivo scheggiato… Va bene esser cauti e non volersi sporcare le manine ma almeno una guardatina in bocca la si poteva dare. Mi sa che non voleva rovinarsi l’appetivo.

Mi distraggo un attimo guardo il sangue che mi cola sulla maglietta, e manco l’avessi detto mi vedo il Dottore, il Doctor Giggles al mio fianco, con mascherina e occhi spalancati che mi sorride, ragazzi ripeto, guardatevi la prima immagine di Google, lui era identico. Mi spavento, sussulto. Poi penso che siamo in un ospedale se accende una sega elettrica lo sentiranno tutti. Mi guarda e mi dice “diamo un’occhiatina va!”, massì penso, visto che ci stiamo rompendo le palle, facciamoci un filmettino horror. Mi sposta le labbra ed esclama “Haiahai ahi ahi, che brutta roba! Qui hai combinato un macello, un vero casino, hai rotto tutto”. Bene Dottore, grazie mille, ora posso demoralizzarmi o se svengo sembro un drogato? Non svengo ma mi demoralizzo di brutto. Mi richiude la bocca e mi dice “vada vada”, i io gli ripondo “Fdove Fvado?”, “vada fuori che l’attende una barella”. Come è umano lei…

Esco con le mie gambe tremolanti, vedo la barella, un infermiere colto da pena mi da una mano a salire, alzo lo sguardo e vedo Laura. La mia Laura. Mi viene da piangere, mi trattengo, penso alle mie bimbe, mi trattengo. Lei mi guarda, accenna ad un sorriso e mi dice dolcemente “eii… come stai amore mio?”, io la guardo da cane bastonato e le rispondo “Fnsomma, non Fbene… mi sa che mi sono rovinato”, lei mi accarezza le spalle e mi risponde “vedrai che si sistemerà tutto!”, io la guardo mi avvicino per raccogliere un abbraccio, non credo alle sue parole di speranza, ma ci spero.

Rimango lì, occhi chiusi, perso nell’oceano, ma almeno aggrappato ad un salvagente…

Dissolvenza. Titoli di coda. Fine della puntata.

Ma alla fine quale sarà la prognosi? Ma il Doctor Giggles sarà un vero dottore? Ma questa Laura chi sarà la moglie, la compagna, l’amante? 

Serie: SENZA DENTI


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Non sono obiettivo. Una quantità di riferimenti così vicini alla mia generazione (credo di avere la stessa età dell’autore) non puó lasciare indifferente chi, come me, è cresciuto a pane e Dylan Dog. Esilarante la trovata del dialogo onomatopeico “FNo, Folo un Forso di birra FFredda” e toccante l’incontro con Laura.