
Il problema è che se ne va troppo in fretta
Quando accompagnavo mia madre al supermercato, con la manina stretta nella sua e lo sguardo ancora non plagiato dalle realtà crudeli , notavo questi uomini, donne e bambini stanziare all’uscita dell’edificio e fare l’elemosina. Le loro espressioni erano grida nel vuoto così come i loro sussurri erano pari a filastrocche silenziose. I loro volti erano scarni e rugosi e persino i bambini sembravano essere stati privati della loro età così che anche su di loro le rughe, testimoni di un sentimento antico, dilagassero.
Mia mamma mi diceva sempre che i poveri esistono solo in Africa e nelle pubblicità e che quelli che vedevo al supermercato non erano altro che abbindolatori e falsari , oppure, se era veritiero il loro essere poveri, loro erano gli unici colpevoli della propria povertà ed essa doveva pesare solo e unicamente su di loro. Così, mentre le altre persone facevano cadere i loro spiccioli nelle mani di questi signori, mia madre lasciava che il suo resto ridondasse sul fondo della sua borsa.
Quando, in età un po’ più avanzata, fui mandata da sola a fare la spesa, rividi le medesime persone o, forse, erano diverse ma io non ero abituata a differenziarle, fare l’elemosina. Mi rigiravo i centesimi e gli euro nella tasca tra le dita sudate e il desiderio di cederli a quelle persone accovacciate all’uscita premeva sul mio animo come il più leggero dei sentimenti. Allora mi fermai davanti a loro abbastanza vicino da poter rilasciare il mio tesoretto. Avevo paura anzi vergogna ad incrociare il loro sguardo, quasi potessero vedere la mia indecisione sull’aver compassione. Abbozzai un sorriso e me ne andai non senza aver scorto l’ombra della loro gratitudine.
Per un attimo mi sentii parte di quei pochi capaci di udire le loro grida in quel vuoto e di saper interpretare le loro filastrocche.
Tornai a casa leggera e portatrice di nuovi ideali pacifici, discostata dal cinismo e dalla diffidenza di mia madre.
Ma quando fui ancora più grande e mia madre mi commissionò la spesa, nel momento in cui incontrai i medesimi individui, allontanai lo sguardo e passai avanti. Lo stesso desiderio che si era rivelato anni prima premeva sulla mia anima ma la rendeva più pesante e ingombrante. Più passi facevo in avanti, più pesanti erano gli spiccioli nella tasca e mi sembrava di star pendendo da un lato tale era il peso.
Ma, non appena fui fuori dal parcheggio del supermercato, il peso se n’è andò.
Il problema fu che se n’è andò troppo in fretta, come se non fosse mai esistito, come se non avessi ignorato una realtà, come se non fossi stata testimone della sofferenza di qualcuno senza intervenire, come se quel qualcosa fosse passato vicino alla mia anima e non fosse riuscito a toccarla, a marcarla.
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Un racconto che affonda le radici nella perdita dell’innocenza: i bambini sono coraggiosi, non sono frenati dai condizionamenti mentali che inevitabilmente subentrano nel corso della nostra esistenza con il trascorrere degli anni. Ci allontaniamo da quella purezza, la vita ci mette di fronte ostacoli che con il tempo contribuiscono a farci diventare persone ciniche