Il professore

Serie: Le rose e le rouge


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rosa e Valentina parlano di tatuaggi, quando arriva una ricca cliente che vorrebbe acquistare fiori finti.

Rosa si entusiasmava facilmente. E quando scopriva una parola nuova, bella nella sonorità della pronuncia o particolare ─ nel suo significato denso, profondo o sottile ─ le sembrava di aver fatto una conquista importante. La colpivano soprattutto le parole in francese. Da piccola aveva trascorso un anno intero a Nyons, un paese di piccole case, di gente semplice e cordiale. Di quel periodo conservava molti ricordi felici. Le sarebbe piaciuto tornarci, ma immaginava che fosse tutto cambiato, che i suoi amici fossero andati via. Temeva di restare delusa, di sentire il vuoto e l’assenza di calore di un paese pieno di palazzi, di traffico, di gente frettolosa che non aveva più tempo neanche per un saluto. Temeva di sciupare i ricordi di quel periodo trascorso in casa dei nonni materni, in compagnia di Pierre, Valerie e Paul. Gli inseparabili compagni di giochi all’aperto e di scorribande lungo i sentieri del bosco che circondava il centro abitato.

Il francese l’aveva imparato in fretta, lo stretto necessario per poter comunicare in modo semplice, per le cose essenziali. I suoi quaderni erano pieni di errori, di correzioni, di pasticci che l’insegnante Clement, di nome e di fatto, correggeva e valutava con giudizi attenuati per la sua condizione di straniera.

Col passare degli anni, aveva dimenticato quasi tutto. E quando sentiva pronunciare qualche termine, rammentandone il significato, o se scopriva un’espressione nuova, gioiva come da bambina, al parc d’attractions di Nyons.

Una domenica mattina era andata al solito chiosco dei fiori. Nessuno glielo aveva chiesto, né come servizio retribuito e neppure come favore personale. Intuiva soltanto che Valentina, la sua amica, avesse bisogno di aiuto. Iniziava a far caldo, i fiori pativano e bisognava curarli più del solito.

Appena arrivata aveva tolto dallo zaino una palla di vetro che conteneva al suo interno la forma di una farfalla nera e gialla.

«Sai cos’è questo?» aveva chiesto all’amica.

«Un ferma carte» aveva risposto Valentina.

«Un presse-papier» aveva detto lei. «Senti come suona bene in francese» e mentre lo diceva il suo sguardo si illuminava come se quella parola contenesse il verso di una poesia ermetica o di una serenata rap, o di una strofa del suo amato Gabbani.

Valentina non provava lo stesso entusiasmo, però quella pronuncia, con un buon accento francese, la turbava. Scattava il ricordo di un uomo ─ occhi neri e bocca dolce ─ che avrebbe preferito dimenticare, ma l’immagine del suo volto, certi giorni, era più presente del viso di lei allo specchio.

Per non dimenticare le parole nuove, Rosa segnava ogni volta in un foglietto, che conservava dentro una scatola di latta di caramelle Sperlari. Vocaboli che custodiva come gemme in uno scrigno. Un piccolo tesoro che utilizzava in vari modi. Dai biglietti di auguri alla composizione di filastrocche per i bambini del baby parking, dove lavorava saltuariamente come supplente.

Ogni volta che le capitava di parlare con qualche cliente abituale più colto, ascoltava con avidità, mentre prendeva carta e penna, per segnare appunti.

E quando arrivava il professore, con la sua faccia segnata dal tempo e dal lutto recente, a chiedere le solite tredici rose rosse per sua moglie defunta, lo tratteneva con domande e pretesti vari, per sentirgli dire qualche citazione in latino o in versi. Anche nel tentativo di confortarlo.

 Professore come si chiama quel poeta che ha scritto:

Semina il campo in luna crescente/aspetta e spera l’acqua cadente./E se raccogli un gran sacco di grano/ pensa ai poveri, porgendo la mano./ Per i tuoi figli tieni una scorta/ e per la semina un’altra sporta./ Per dare ai giorni un tocco di festa/vendi quel poco che ancora ti resta/ così per l’anima tua da sfamare/vivaci fiori potrai comprare.

Professore come si dice anima in francese?»

«Âme

«Come je t’aime

«Quasi.»

«Professore vuole che l’aiuti a mettere i fiori nel vaso?»

«Non importa, sei gentile, ma penso di farcela.»

«Prima, però tolgo le spine, altrimenti rischia di pungersi.»

«Va bene, grazie.»

«Domani ci penso io ad aggiungere un po’ d’acqua. Fa caldo: i fiori bevono tanto.»

«Grazie Rosa, sei una ragazza d’oro. Quanto ti devo?»

«Undici euro più due versi, la prossima volta.»

«Va bene. La prossima volta ti porto il libro.»

«Uhm… non è come sentire il tono della sua voce, che sale lento e si sparge nell’aria. Lo sa che si riprendono anche i fiori quando sentono le sue parole? Come per la musica. Noi accendiamo la radio per tenerli freschi più a lungo.»

«Ma va?»

«Giurin giuretto.»

«La settimana scorsa il vaso con la pianta delle azalee sembrava morta, con quattro note di Lorenzo e un po’ d’aria fresca fuori dal chiosco, sotto Pinu’, ed è risuscitata.»

Il professore sembrava perplesso.

«Davvero sa? Pinu’è magico. Riesce a guarire tutti. Anch’io quando sto male vado da lui, lo abbraccio, mi ricarica le pile e mi rimette in sesto. Se vuole può provare anche lei, professore.»

L’uomo le aveva rivolto un sorriso benevolo, come fanno i nonni con i nipotini ingenui.«Ecco, tieni pure il resto.»

«Ma professore, sono nove euro di resto.»

«Sono per l’acqua che dovrai aggiungere durante la settimana.»

«Ma allora devo mettere acqua minerale purissima, senza cloro, non quella del rubinetto. O forse lei, professore, vorrebbe che andassi a Lourdes, a prenderla?»

Il professore l’aveva saluta con un altro sorriso che lei aveva contraccambiato, contenta di aver mitigato il suo sconforto; mentre Valentina, nel retro del chiosco, nebulizzava l’acqua sulle foglie dei fiori che apparivano un po’ abbacchiati dalle temperature in rapido aumento.

Quando l’uomo, a passo lento, era già nel sentiero centrale del cimitero, Rosa gli era corsa dietro. «Tenga professore, qualche ramoscello di fior di sposa, un modesto omaggio per la sua amata sposa.»

Lui l’aveva guardata con tenerezza. Dall’alto della sua lunga vita, trascorsa a insegnare, da una cattedra all’altra; nonostante la sua sapienza e saggezza, non era riuscito a trovare le parole, neppure una, per rispondere a tono a quel gesto di gentilezza. L’emozione gli aveva creato un lieve turbamento. Tutto il vigore maschile che gli restava, gli era servito per trattenere le lacrime.

Serie: Le rose e le rouge


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Discussioni

  1. Quando ho letto di Rosa che segna le parole nuove sulla carta per poi conservarle e della sua fame di imparare sono entrata in forte empatia. Di persone come lei ne sono rimaste poche.
    Nei tuoi scritti, solo all’apparenza leggeri, riesci ad inserire tematiche delicate senza creare pesantezza, come il dialogo con il professore.

    1. Ciao Mary, mi hai commosso. Se fossi qui ti darei un forte abbraccio. Hai scritto un commento che corrisponde in pieno alla mia aspirazione, con il dubbio costante di non essere riuscita nel mio intento.
      Ti mando un abbraccio virtuale e un sentito grazie di cuore.

        1. Sei gentile ma credo che nelle mie ambizioni devo tener conto anche dei miei limiti; anche se, qualcuno dice che i limiti esistono per essere superati. Vabbe’… impegniamoci per migliorare. E intanto apprezziamo gli aspetti piacevoli di questa esperienza.

  2. Mi capita spesso di commuovermi quando leggo i tuoi racconti e, siccome è una cosa che mi da piacere, ti ringrazio. In questo c’è la scatola Sperlari: mia mamma ne aveva una di colore chiaro con dei fiori colorati sul coperchio, all’interno centinaia di bottoni. Ricordo che le chiedevo se potevo prenderla e passavo pomeriggi interi a dividere in lunghe file i vari tipi, da quelli piccoli e normali delle camicie a quelli grossi in metallo della divisa di mio padre… impossibile non commuoversi rivivendo quei momenti, immaginarmi sul pavimento in linoleum con mia madre seduta sulla sedia che cuciva o leggeva. Grazie Maria Luisa!!!

    1. Grazie a te Giuseppe, che riesci a trovare parole sempre gradite, trasmettendo la sensazione di una profonda condivisione di valori, ideali ed esperienze di vita che ci avvicinano, nonostante la distanza geografica, e ci rendono compagni/amici virtuali solidali. Esploratori di un’isola accogliente in cui trovare ristoro dal caos del mondo reale quotidiano che – troppo spesso – combatte, urla, ferisce, insulta o sgomita.

  3. Commovente il dialogo con l’anziano professore ❤️ Interessante anche l’idea che ai fiori piaccia la musica (avevo sentito dire qualcosa del genere, mi piacerebbe approfondire).

    1. Ciao Arianna, grazie per queste tue preziose parole di supporto. Gli studi sulla sensibilità delle piante ai vari stimoli sonori sono tanti. Anche su Focus avevano pubblicato qualche articolo, un po’ di tempo fa. Da noi c’era persino una vecchia convinzione popolare che uno sguardo malvagio rivolto intenzionalmente ad una piccola pianta (di solito un fiore), potesse farla seccare quasi di colpo. Questa, però credo sia soltanto superstizione, oppure, chissá… La vita é piena di misteri che, prima o poi, potrebbero essere svelati.

  4. “Per non dimenticare le parole nuove, Rosa segnava ogni volta in un foglietto, che conservava dentro una scatola di latta di caramelle Sperlari. Vocaboli che custodiva come gemme in uno scrigno”
    La profondità delle persone solo apparentemente umili. Un fil rouge che accomuna tutti i tuoi racconti. Grazie Maria Luisa, per la bellezza che ci sveli.

    1. La ricerca e l’ammirazione della bellezza intorno a me sta diventando una costante fondamentale della mia vita. E mi rendo conto che questa esigenza si sta riflettendo anche nell’esercizio della mia scrittura. Un Grande lettore attento che abbia notato e apprezzato questo aspetto nei vari racconti, da “La divina bellezza” in poi, mi conforta e mi fa sentire onorata, un po’ come Rosa, quando scolta con avidità la voce sapiente del professore.

  5. Continuo a leggere con piacere! Due bellissime protagoniste caratterizzate benissimo anche senza una descrizione, sembra quasi di vederle! Mi piace molto il modo in cui il racconto il passa dall’una all’altra! Brava!

    1. Grazie Piergiorgio. In questa serie vorrei accostare alle poche figure delle protagoniste principali, una lunga sfilza di personaggi secondari, che vanno e vengono verso quelli che, ormai, possono essere solo ricordati. Spero di riuscire a incuriosirti e coinvolgerti, visualizzando molte altre immagini a colori, dai contorni ben definiti, che la tua mente farà emergere.

  6. Ciao Luisa. Devo proprio farti i complimenti per questo racconto, soprattutto per la figura del professore: il contrasto tra vigore (residuo) e lacrime incombenti, è descrizione estremamente efficace dello strazio che c’è nell’invecchiamento di un uomo, che spesso è costretto (dal contesto, dalla sua natura, dalle convenienze) a trattenere lacrime liberatorie. Mi è piaciuto tutto il racconto ma questo punto in modo particolare.

    1. Che gioia, Francesca, ritrovarti tra i lettori di questi miei ultimi brevi racconti pieni di fiori, in un chiosco che separa e avvicina i vivi dai morti e fa incontrare le giovani con i vecchi. Rosa é come il fiore da cui ha avuto il nome. Il suo carattere ha doti simili a quelle dei petali: morbidi, delicati, dolcemente profumati e capaci di suscitare emozioni in un ragazzo come Carletto o in uomo, ormai anziano e vulnerabile, come il professore.

  7. La figura di Rosa mi piace moltissimo. Un po’ rétro, a tratti démodé, sempre dolcissima. Attenta ai particolari e sensibile verso gli animi. Una nuova Amélie, vestita di colori pastello. Bella l’idea di far passare dal negozietto una serie di personaggi che interagiscono con le due protagoniste perché questo stratagemma ci aiuta a conoscerle meglio anche attraverso gli occhi di coloro che sono di passaggio e che le osservano, come nel caso dello sguardo benevolo di questo Professore. La tua è una serie che scalda il cuore.

    1. “Il favoloso mondo di Amélie” é un film che ho visto più volte e non escludo che abbia potuto influire nell’ immaginare il personaggio di Rosa. Il dubbio ha sfiorato anche me, nonostante l’idea iniziale sia nata, in parte, dalla figura dolce e determinata, di una ragazza italiana, uccisa poco tempo fa, dalla follia possessiva del suo ex ragazzo.
      Condivido comunque la tua impressione su Rosa, un po’ sospesa, tra una realtá concreta e una dimensione ideale, quasi onirica. E come ha già scritto qualcuno nei commenti dell’ episodio precedente, anche abbastanza ingenua.
      Grazie Cristiana, per il conforto – ancora una volta – delle tue parole.

        1. In tutte le donne e le ragazze, reali, in carne ed ossa, o frutto di fantasia, convivono caratteristiche diverse e contradditorie: un universo complesso e spesso inestricabile. Davvero c’ é da chiedersi: ma Rosa é così semplice e ingenua come sembra? Chi leggerà saprà.

  8. Che coincidenza, io facevo come Rosa da ragazzino! Sentivo le parole che non conoscevo e le scrivevo su un quaderno 😀
    Quei versi sono tuoi, vero? Brava. Anche per le citazioni musicali en passant.

    1. Grazie Francesco🙏 sono una tua ammiratrice per la bellezza dei versi che hai pubblicato finora. Ho letto gli ultimi pochi giorni fa, sulla rivista LibriCK numero 10, “Il Natale 1914”, e mi sono piaciuti davvero tanto, per il valore del loro significato e per la tecnica con cui intrecci le rime. Sui miei modesti componimenti, (inclusi questi sul grano, ispirati da un vecchio detto cinese), non ho ancora raggiunto il risultato che vorrei. Devo trovare il modo per migliorare la tecnica.
      Se ti hanno incuriosito, senza sembrati stucchevoli o puerili, ne sono comunque felice.

      1. Penso tu abbia notato che nel sito c’è un nuovo gruppo dedicato alle poesie. Non siamo in tanti e i tuoi versi sarebbero un bell’acquisto.

  9. “non è come sentire il tono della sua voce, che sale lento e si sparge nell’aria. Lo sa che si riprendono anche i fiori quando sentono le sue parole? “
    Bellissima questa frase. La voce del personaggio capace di rivitalizzare anche le piante è stupenda, davvero. Hai reso molto bene l’idea, o per lo meno per me è stato così. Bravissima!! ❤️👏

    1. Grazie Alfredo, questa frase, frutto di fantasia, credo che potrebbe avere un principio di verità. Le piante sono sensibili alle vibrazioni delle onde sonore. La modulazione della voce, potrebbe influire sullo stato di salute delle piante. Quando si dice che uno/a ha il pollice verde, parla con i fiori…
      Una sorella di mia madre lo faceva e le sue piante crescevano in modo incredibilmente rigoglioso.

        1. La questione sugli influssi delle onde sonore nella crescita e nella salute delle piante, nell’ambito della comunità scientifica, é ancora in fase di studio. A livello empirico la convinzione popolare é molto antica, la “dimostrazione” forse é un po’ discutibile, però a me piace crederci. A maggior ragione per Rosa, che é un personaggio di fantasia, sognatrice, un po’ sospesa tra la realtà e una dimensione ideale.