Il profumo di un ricordo

Il timbro di una voce delicata, le note di una canzone romantica, un gesto inatteso da una persona che conosco poco.

Oggi tutto mi riporta a lui.

A quella sera in spiaggia. A noi due insieme.

Mi arrivano negli occhi con la rapidità di un boomerang dal passato le immagini di quella sera con lui in riva al mare come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e irripetibile. Me le porto dietro da allora infilate nelle tasche dei miei giorni dalla lunghezza tutta uguale e le sfodero in momenti di particolare solitudine come questo aggrappandomici come ad un filo robusto di assoluta spensieratezza e comfort. Ultimamente la vita mi sorprende in flagrante destandomi dal mio usuale torpore e regalandomi questi momenti improvvisi, delicati ed emozionanti. Come è tipico del mio carattere mi lascio scuotere da brividi, impressioni o sensazioni, ragionando di pancia finché provo ad alta o bassa frequenza, o tantissimo o quasi niente. E con gli stessi parametri dono.

La vita quella sera mi ha seminato dentro un’immagine, un odore, un suono che mi hanno sintonizzato su una bella frequenza. E quella per me è stata pura e immensa gioia. Una gioia che mi sono trascinata ancora per parecchi giorni dopo nonostante ognuno di noi avesse preso la propria direzione e dura ancora adesso solo attraverso il ricordo.

Esco in strada in cerca di uno sguardo d’affetto. Oggi va così. Ci sono dentro, ci sono sotto. Come travolta da un fiume in piena.

E ho bisogno di credere che tutto il desiderabile sia possibile.

Ho bisogno di farmi inebriare dalla vita per provare le stesse o quasi sensazioni di piacere.

Dicono che il caffè faccia male, le sigarette intossichino i polmoni, i dolci ingrassino e gli alcolici danneggino il fegato, ma di quanto faccia male un’assenza perché nessuno ne parla però?

Forse perché si sa che non esiste un rimedio per i distacchi, per le ferite al cuore, per i sentimenti che uccidono dentro, che scavano nel profondo dell’anima lasciando cicatrici indelebili.

Forse perché si sa che le apnee del cuore non possono essere riparate nemmeno dal più potente balsamico dei cerotti.

Ma tutti lo sanno sotto sotto. Tutti lo sperimentano prima o poi un distacco.

E non c’è niente di peggio al mondo dei vuoti tra le lenzuola, le mancanze sulle labbra e le assenze tra le braccia.

Niente.

Cerco come una pazza per strada un segnale d’amore tra la gente.

Ne ho bisogno come l’aria. Basterebbe un piccolo gesto, banalmente un saluto. Che poi diventerebbe grande per me in questo istante.

Ho bisogno di rivivere quella gioia immensa credendo che l’amore esiste, nonostante tutto. Nonostante i se, i ma e i perché. Nonostante il mare che non c’è più, il fuoco che si è spento e la spiaggia che è troppo lontana da dove vivo adesso.

Deve esistere.

Ne voglio le prove.

Le cerco senza arrendermi, con tutta la forza che ho. Lasciandomi rapire da rulli di tamburi della festa del paese, i profumi speziati tra le bancarelle del mercato e le immagini di stoffe variopinte a tinte forti appese alle stampelle di un baracchino illuminato che mi trasportano in un universo di innumerevoli e colorati sentieri.

E mentre cerco di dissetare tutti i miei bisogni percettivi mi soffermo con lo sguardo su una risata divertita di una piccola creatura nel suo passeggino mentre stringe il suo nuovo peluche, lo scodinzolio di un cane mentre aspetta che gli si lanci lontano il suo osso che fissa senza tregua, gli occhi ridenti di un venditore ambulante particolarmente affabile e gentile, le braccia forti di un giovane che spinge sorridendo la carrozzina di un disabile.

E ancora, noto le mani di due anziani che si sostengono a vicenda mentre passeggiano per strada, la faccia buffa di un clown che gonfia palloncini per le macchine in attesa al semaforo, un ragazzino che parla al telefono guardando verso un punto lontano e mostrando il suo più dolce sorriso, un impiegato particolarmente felice che canticchia una nota canzone mentre svolge il suo noioso lavoro e contagia di buonumore tutti quelli in attesa del proprio turno.

E mano a mano che queste immagini mi vengono incontro mi sento pervasa da una piacevole sensazione: è pura gioia! Io sono quella creatura, quel cane, quel giovane o quel clown.

Quella gioia mi si infila dappertutto nonostante le giornate maldestre, i passi falsi, gli insuccessi e le delusioni accumulate negli anni.

La voce sopra i toni di un passante mi riporta di nuovo a lui. A quella sera. A noi due insieme sulla spiaggia.

Ma ora non suona più come una mancanza. La consapevolezza è diversa ora. Mi sento più leggera ma allo stesso tempo più forte. Ho imparato a distinguere cosa mi mancava. E non è l’amore, quanto la fiducia nell’affidarsi ad esso.

L’amore se osserviamo bene, c’è. Bisogna solo avere il coraggio di andargli incontro e di lasciarsi abbracciare attraverso tutte le strade che percorre, come quelle che segue il fiume calmo, docile, lento nel suo cammino verso il mare.

E allora penso che forse l’amore non è soltanto l’aspetto ovvio che emerge nei letti o davanti ad un candelabro acceso al tavolo del ristorante, sotto le stelle di una notte d’estate o sdraiati in un prato profumato. Non è nemmeno l’anello lucente infilato al dito o il viaggio di nozze programmato con cura. Forse l’amore, quello che colma i vuoti, va cercato in mezzo alla gente, nei semplici gesti di ogni giorno, in mezzo a cuori che si incontrano, si scontrano, si scaldano, si legano, si salutano, si sorreggono e, ogni tanto, si dicono anche addio.

Ma lasciano dentro infinita gioia.

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