Il racconto dell’archibugiere

Era una bella mattinata invernale. Il prato era ricoperto di brina e i corvi gracchiavano. Dal naso gli colava il moccio, si strofinava il naso, se lo soffiava con le dita, poi continuava la marcia.

Anche se da poco tempo la guerra era finita, Alighiero cercava lavoro. Aveva combattuto in tante battaglie, con il suo archibugio aveva ucciso uomini, cavalli, e poi aveva torturato i prigionieri inutili, quelli da cui era impossibile ottenere un riscatto.

Era cattivo, Alighiero?

Alle volte se lo chiedeva, ma poi si rispondeva da solo.

Sì, lo era, ma lo faceva solo perché sennò sarebbe morto. Non era un martire della Chiesa, non aspirava a esserlo, era un uomo della sua epoca e se non avesse ucciso sarebbe stato ucciso, magari dopo tante inutili sofferenze.

Svoltato un angolo di quel sentiero perso fra i campi e i boschi di Mantova incontrò altri archibugieri. C’erano pure dei picchieri, degli alabardieri e degli spadieri, persino un pugno di cavalieri in armatura con i grossi cavalli che sbuffavano.

«Ehilà! Posso unirmi a voi?».

«Come ti chiami?» gli chiese quello che, nonostante l’uniforme malconcia, aveva in bella mostra i gradi di sergente.

«Mi chiamo Alighiero, sono nato a Varese credo vent’anni fa… sono solo un povero archibugiere in cerca di lavoro».

«Ci potresti essere utile per l’avanguardia».

«Molto bene. Chiedo solo un po’ di cibo, del calore e della sana compagnia» sorrise.

«Avrai tutto, ma prima obbedisci».

Alighiero si unì all’avanguardia e la marcia proseguì mentre si cantavano inni di morte.

La piccola colonna si fermò davanti a una masseria fortificata, la quale forse era in cerca di una dignità di maniero grazie a una torre di segnalazione non ancora completata.

«Avanguardia, all’attacco!» gridò uno dei cavalieri.

Mentre i picchieri cercavano di punzecchiare i difensori sui bastioni e gli alabardieri e gli spadieri sciamavano intorno per attaccare i soldati nemici, Alighiero caricò l’archibugio, appoggiò la canna sulla forcella, prese la mira e accese la miccia.

Dopo un attimo, la biglia di piombo schizzò nell’aria e forse colpì qualcuno.

Il portone della masseria si aprì e ne uscirono una dozzina di cavalleggeri che tempestarono di fendenti gli archibugieri.

Alighiero cadde all’indietro e mise mano alla spada. Azzoppò un cavallo, poi aprì il ventre a un secondo. Tornò in piedi e duellò con un cavalleggero ancora in sella.

Usò l’archibugio come mazza e ammaccò l’elmo aperto del cavaliere, lo stordì.

La zuffa continuò e tutto il resto del piccolo esercito a cui si era unito Alighiero si gettò nel combattimento. C’era sangue, il gelo era ovunque ma c’era sempre qualcuno più freddo degli altri.

I cavalieri entrarono nella masseria fortificata e i difensori caddero uno a uno. I cavalleggeri si arresero e dove prima garriva un gonfalone con un oscuro stemma nobiliare, adesso ne garriva uno diverso ma sempre anonimo.

Il sergente di prima raggiunse Alighiero. «Mi sei piaciuto».

«Grazie».

«Sto dicendo sul serio». Gli diede una pacca. «Fra tutti gli archibugieri dell’avanguardia, sei l’unico che sei rimasto in vita».

«Me ne compiaccio» disse senza allegria. Si soffiò di nuovo il naso con le dita, si accorse di avere il volto pittato di sangue.

«Di’ un po’, che ne diresti di venire con me nel Nuovo Mondo? Quello scoperto dal genovese due anni fa… ci sarebbero tante avventure e tanti tesori che aspettano solo i tipi come me e te».

«Perché no!». Ma Alighiero, al massimo, si sarebbe fatto trascinare, tutto qua.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, anche hai dato al tuo protagonista un destino piuttosto triste. Senza ideali, senza meta, alla ricerca solo di qualcuno da poter seguire. Questo racconto potrebbe prestarsi a delle metafore odierne

  2. Alighiero da Varese, l’archibugiere.
    Mi è piaciuta molto la frase finale, credo che riassuma in poche parole tutto il succo del racconto: “al massimo si sarebbe fatto trascinare, tutto qua”.
    Alighiero – per come lo leggo io – non ha una missione, uno scopo nella vita. Non ha un vero obiettivo, se non il semplice tirare a campare e cercare di stare meno peggio degli altri.
    Non è cattivo, ne è consapevole: ti ammazzo, perchè se tra me e te uno deve morire, meglio che sia tu, ma non per altro. Alighiero si fa portare dagli eventi. Tutto qua.

    1. Ciao Sergio! Grazie per la tua analisi. Che dire, alla fine è solo un racconto picaresco perché in fondo la mia vita è molto da picaro.

    1. Ti ringrazio per il commento.
      Sai, quasi tutti i miei protagonisti sono sempre cinici… pensa che ho dato da leggere a una mia socia in affari un mio racconto per il Mystfest e mi ha detto che il protagonista si fa detestare (ho dovuto dare una raddrizzata al testo)!