Il re cristiano e la norrena – parte I

Serie: Il re cristiano e la norrena

Il re si trovava nella sua vasca. Quella era la stanza che più di tutte preferiva nel suo castello. Un’antica stanza da bagno, vestigia dei grandi uomini che secoli prima di lui avevano dominato su quelle terre. Conquistatori, architetti, filosofi, artisti che il mondo avevano plasmato, ovunque lasciando tracce del loro passaggio. La stanza era una di quelle, l’unica davvero intatta che era rimasta nella dimora del re e a lui piaceva immergersi in quella stessa vasca, sedersi su quelle pietre intagliate, le stesse in cui i signori del mondo vi si erano adagiati, proprio come lui in quel momento. Si sentiva, lì dentro, come uno di loro e fantasticava lunghe conversazioni con quelle menti brillanti che non avrebbe mai potuto conoscere. In quei momenti si pentiva quasi di essere cristiano, domandandosi come fosse possibile che uomini che si erano eretti a misura degli antichi Dei potessero ora giacere nell’ignominia condannati alla dannazione eterna. Ma quel giorno il re non aveva tali pensieri per la mente. Si era abbandonato a farsi cullare dalla calda acqua termale, sgombrando la mente da ogni pensiero. In quello stato si trovava, quando avvertì un movimento alle sue spalle, tanto leggero da essere quasi impercettibile. Se la sua testa fosse stata piena di pensieri non se ne sarebbe neanche accorto. Non ebbe bisogno di voltarsi per sapere chi era. La donna, la principessa dal Nord, si muoveva come un gatto, silenziosa e sensuale. Girò intorno alla vasca dove si trovava il re, senza mai voltarsi verso di lui. I lunghi capelli neri le ricadevano a boccoli sulla schiena. Sembravano quasi vivi con i giochi di luce che l’acqua rifletteva e il re ne fu ipnotizzato. La principessa dal Nord continuava a passeggiare, con la mano destra che accarezzava il marmo delle pareti e la veste leggera che accarezzava il suo corpo. Si voltò, infine, quando giunse di fronte al re, che era rimasto a guardarla, seduto nella vasca, con le braccia appoggiate lungo i bordi fuori dall’acqua. Il suo sguardo non era tanto stupito, quanto incuriosito. 

Hafdis, la dea del mare, una bellezza fiera e selvaggia, molto diversa dalle pure e innocenti madonne che popolavano la Britannia. Il re doveva ammettere che più di una volta si era ritrovato a interrogarsi su cosa celassero le sue vesti, ma mai si sarebbe aspettato una sua visita nella sua stanza da bagno. Non conosceva le usanze del suo popolo e questo fatto lo incuriosiva sempre di più. Tuttavia, nonostante l’evidente avvenenza della principessa guerriera, ciò che più lo intrigava di lei era la sua indole. Aveva già dato evidenti di prove di possedere un intelletto brillante e, nonostante appartenesse a un popolo notoriamente barbaro e rozzo, in sua presenza quasi si sentiva lui il barbaro. Era affamata di conoscenza e aveva approfittato di ogni secondo della sua prigionia per apprendere quanto più possibile sul nuovo mondo e sulla sua storia. In lei il re trovava uno spirito affine e poteva confidarsi su molti argomenti che, invece, i suoi sudditi cristiani, per quanto colti, non avrebbero compreso.

Rimase immobile a guardarla, facendo solo un segno del capo, come a porle una domanda sul perché si trovasse lì.

Per tutta risposta, Hafdis si slacciò il vestito che ricadde ai suoi piedi ed entrò lentamente dentro la vasca, sedendosi sui suoi gradini di marmo.

Il re non poté stavolta nascondere la sua sorpresa e pensò che fortunatamente si trovava immerso nell’acqua per nascondere qualcos’altro.

“Voi cristiani vi fate impressionare troppo dalla nudità. Avremmo dovuto attaccarvi senz’abiti, i tuoi soldati sarebbero scappati come ratti davanti al fuoco”.

Questo lo fece sorridere. Gli uomini che non provavano vergogna della propria nudità erano uomini senza peccato. “C’è stato un tempo in cui tutti gli uomini camminavano nudi senza vergogna nella grazia del Signore. La nostra vergogna della nudità è simbolo del nostro animo peccaminoso”.

“A me sembra il simbolo di una vita noiosa”.

“Ti sembrano noiosi i nostri costumi?”.

“Mi sembrano stupidi. La vita è semplice e voi la complicate”.

Il re sorrise. Molto spesso si era ritrovato ad avere lo stesso pensiero. “E come dovremmo fare allora per vivere in modo semplice?”

“Innanzitutto non farsi questa domanda”. Hafdis sorrise.

“Cos’altro pensi di noi?”.

Hafdis rimase un momento in silenzio, poi si mosse e si avvicinò lentamente al re, senza mai distogliere lo sguardo dal suo volto.

“Che avete paura dei vostri desideri. Li seppellite così in profondità che avete paura di confessarli al vostro Dio. E poi vi lamentate che non vi lascia entrare nella sua dimora”.

Il re si spostò leggermente verso di lei, con lo sguardo confuso. Non era più certo che si parlasse di religione.

“Per esempio, tu cosa desideri, Sire?”.

NOTA: Fanfiction basata sulla serie televisiva “Vikings”

FONTE IMMAGINE DI COPERTINA: https://www.nauticareport.it/dettnews/report/le_navi_dei_vikinghi-6-4977/

Serie: Il re cristiano e la norrena
  • Episodio 1: Il re cristiano e la norrena – parte I
  • Episodio 2: Il re cristiano e la norrena – parte II
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    Discussioni

      1. Grazie! Ecbert è diventato subito uno dei miei personaggi preferiti!
        Piccola curiosità: il racconto l’ho scritto prima di scoprire di lui e di Lagertha! Mi ha divertito molto sapere che che in un certo senso “ci avevo preso”!

    1. “Voi cristiani vi fate impressionare troppo dalla nudità. Avremmo dovuto attaccarvi senz’abiti, i tuoi soldati sarebbero scappati come ratti davanti al fuoco”
      Battuta arguta che rivela l’intelletto fine di Hafdis

    2. ““Voi cristiani vi fate impressionare troppo dalla nudità. Avremmo dovuto attaccarvi senz’abiti, i tuoi soldati sarebbero scappati come ratti davanti al fuoco”. “
      Questo passaggio mi è piaciuto
      Verissimo

      1. Ciao Micol! Scusa il ritardo nel rispondere. Grazie, quando l’ho fatto leggere ai miei amici hanno tutti riso in questo punto!

      1. Ciao Kenji! Scusa per il ritardo, mi sono persa un po’ di commenti questo mese!
        Grazie mille!