Il risveglio

Serie: Storia di un personaggio secondario


Quando Alfred aprì gli occhi la prima cosa che vide fu una parete spoglia e disadorna. L’assenza del poster del suo idolo gli fece crollare addosso la realtà.

L’ultimo ricordo era l’aggressione nel vicolo.

Si alzò dalla brandina, aveva un gran mal di testa, ma non era ferito. Dove lo avevano portato? E perché?

Nella piccola stanza non c’era nessuno oltre a lui. Nessuna finestra, la luce del giorno filtrava da un uscio di lamiera socchiuso.

Forse chi lo avevano rapito si era accorto di aver sbagliato persona e lo aveva abbandonato? Eppure sembravano così sicuri. Un caso di omonimia? Difficile, ma non da escludere.

In fondo se avessero voluto fargli del male perché lasciarlo da solo, slegato in una catapecchia? Con la porta aperta, per giunta.

Si accorse di non avere con sé il cellulare. Il battito salì mentre svuotava ogni tasca.

Il telefono era il mezzo con cui il Narratore controllava tutti gli onesti cittadini e li convocava se aveva bisogno di loro. Impossessarsi del cellulare di un’altra persona voleva dire prendere la sua identità, anche se per poco. Quei manigoldi avrebbero potuto commettere chissà quali atti in suo nome, prima che riuscisse a denunciarne il furto.

Il cuore perse un battito quando si rese conto che quell’episodio avrebbe di certo rimandato la sua promozione a Co-Prot, se al Ministero fossero stati magnanimi. Altrimenti l’avrebbe del tutto compromessa.

Iniziò a respirare quando lo trovò sotto la brandina. Era intatto, non aveva segni di manomissioni, ma era spento. Forse poteva ancora farcela a fare l’esame.

“Fa che non sia scarico” mormorò mentre premeva il tasto di accensione.

Il display rispose con un lampo celeste e dopo poco la Manus Oculis, simbolo del Narratore, apparve.

Controllò l’ora, erano le sei del mattino! Era rimasto addormentato quasi ventiquattro ore. Lo avevano drogato. Ma era ancora in tempo per l’appuntamento al Ministero per la Trama.

Attese col cuore sospeso, guardando il display. Nessun messaggio o notifica.

Spegnere il cellulare era un reato punibile con multe, anche salate. Per questo chiunque non avesse niente da nascondere si preoccupava di tenere sempre la batteria ben carica. Forse però, nella sfortuna, aveva avuto un po’ di buona sorte e nessuno aveva notato l’assenza del suo segnale.

Si alzò in piedi. Si sentiva stanco e ancora un po’ confuso, ma non aveva intenzione di perdere l’occasione della sua vita.

Aprì la porta e scoprì di essere in mezzo al bosco. Non si sorprese, la maggior parte degli Antagonisti si rifugiavano li, dopo aver abbandonato la retta via dell’Intreccio. In giro non c’era nessuno, la giornata era radiosa anche se il sole ancora non riusciva a scaldare l’aria.

Senza smettere di guardarsi intorno, si addentrò tra le piante in direzione di Chimeria. Dopo poco giunse a una recinzione metallica, c’era un cancello arrugginito ma era chiuso con una catena. Per fortuna in alcuni punti le maglie si erano staccate, gli bastò tirare un po’ per aprire un passaggio abbastanza grande da permettergli di attraversare. Si guardò intorno, aspettandosi che da un momento all’altro sbucassero manigoldi imbavagliati, ma tutto era tranquillo.

Veloce si infilò nell’apertura, il campo che lo aspettava era grande e privo di protezioni, a meno di un chilometro sorgevano i primi palazzi della periferia di Chimeria.

Abbandonò ogni indugio e iniziò a correre, voltandosi ogni tanto, sicuro di vedere qualcuno inseguirlo brandendo un coltello, pronto a ucciderlo come un’inutile Comparsa in un horror.

Quando raggiunse le prime catapecchie si fermò, il respiro gli bruciava nei polmoni, capelli e vestiti erano fradici. Mentre si infilava tra i vicoli delle misere case delle Comparse, fatte di legno, lamiere e ogni materiale di recupero possibile, Alfred cercò di mantenere un passo e un respiro regolare.

“Va tutto bene” pensò mentre cercava di apparire a suo agio, in mezzo a quei pezzenti che lo fissavano. “Un Personaggio Secondario non può farsi un giro? Non hai niente da nascondere Alfred.”

L’opera di autoconvincimento però non funzionò più di tanto e Alfred non riusciva a fare a meno di lanciare occhiate furtive a destra e sinistra. Si rilassò solo quando vide una pattuglia dell’Editon passargli accanto. Poco dopo trovò la fermata del Socialbus. Prese il primo che passava, nonostante fosse già strapieno.

Mezz’ora dopo era di nuovo davanti al portone di casa.

Inserì il codice di sicurezza con dita tremanti, sconvolto all’improvviso dalla paura di vedere la scritta rossa di accesso negato e di sentire l’allarme che avrebbe richiamato sul posto gli agenti. Non accadde niente di tutto questo.

Il sistema di sicurezza rispose con l’allegra musichetta polifonica e la porta si aprì. Iniziò a spogliarsi che ancora stava salendo le scale. Gettò i vestiti a terra, calciandoli via come un brutto ricordo.

Erano le otto in punto quando giunse all’ombra del Ministero della Trama. Il palazzo che ospitava la residenza del Narratore e di tutto il suo staff era enorme e metteva una certa soggezione. Era composto da tre grattacieli separati, che si intersecavano uno dentro l’altro, in un’assurda e stupefacente opera architettonica. Sopra la porta principale capeggiava il mantra del governo: Credi nell’Intreccio. Ama il Narratore.

Le guardie all’ingresso lo fecero passare senza nemmeno perquisirlo. Erano state di certo avvertite del suo arrivo.

“Il Signor Montogomery, presumo” chiese un anziano dall’aspetto gioviale appena ebbe messo piede nella hall. Indossava un elegante completo azzurro. Un Protagonista di certo.

“In parole e inchiostro” rispose Alfred sorridendo. L’avventura del giorno prima stava sbiadendo, le cose avevano ripreso ad andare per il verso giusto.

“Mi segua la stanno aspettando tutti.”

Alfred si boccò interdetto. “Mi scusi, ma l’esame è subito oggi?”

Il signore lo guardò un po’ confuso. “Esame?”

“Si, per la richiesta che avevo inoltrato. Quella per il passaggio a Co-protagonista.”

“Ma certo, certo. L’esame. Mi scusi l’età mi ha rimbambito. Non sia teso, nessun esame per lei. Solo due chiacchiere informali.”

L’anziano Protagonista lo giudò fino a una porta laterale, bussò due volte e aprì un’anta. “Consideri la sua domanda accettata” disse sorridendo.

Alfred fece qualche passo nella stanza sentendo la porta che si richiudeva alle sue spalle. Dentro lo aspettavano quattro energumeni, rasati e con gli occhi bendati. Stavano in piedi avvolti in larghe tuniche nere, che non riuscivano a nascondere la muscolatura possente. Alfred li riconobbe subito: Correttori.

“Ben arrivato Signor Montgomery” disse un ometto seduto al lungo tavolo lucido. “La prego si accomodi, non sarà mica timido.”

“Io non capisco…” la voce di Alfred incespicava nella paura. Nonostante i quattro bestioni sembrassero capaci di cancellarlo in un istante, non lo spaventavano quanto il tipo seduto.

“Lei sa chi sono io?”

“Si certo, Signor Revisore. Ma io…”

“Dov’era ieri notte, signor Montgomery? Il suo cellulare era spento.”

Alfred sentì le viscere congelarsi. Quindi lo sapevano. Era inutile mentire al Revisore, poteva solo sperare nella sua pietà. Che come era noto usava di rado.

“Vostra grazia, sono stato assalito. Ma non so né da chi, né il motivo. Lo giuro.”

“Quindi lei ha avuto dei contatti con dei terroristi, ed è rimasto con loro tutta la notte. Con il cellulare spento. E quando pensava di dircelo?”

“Lo avrei fatto, ve lo assicuro. Sono sempre stato un uomo onesto, può controllare le mie note.”

“Le abbiamo già controllate, naturalmente. Nessuna infrazione all’Intreccio, nessun crimine. Lei è un cittadino modello. Ed è per questo che saremo benevoli, per stavolta.”

“La ringrazio, vostra Gra..”

Il revisore lo interruppe con un cenno di mano. “Tuttavia non posso certo soprassedere agli eventi di ieri sera. Il Narratore non se sarebbe felice. Le comunico che lei è degradato seduta stante. Consegni il suo cellulare per l’aggiornamento.”

Le ginocchia di Alfred cedettero di colpo, se non ci fosse stato il tavolo vicino a cui aggrapparsi sarebbe finito svenuto a terra.

“Ma vi assicuro che io non c’entro nulla. Non so niente, lo giuro.”

“Consegni il cellulare, ho detto” rispose l’ometto, ora la sua voce era gelida come un bisturi. “Non mi faccia pentire della mia magnanimità.”

Con movimenti lenti, Alfred prese il cellulare. Gli sembrava che non stesse accadendo a lui. Non era possibile. Stava ancora dormendo. Doveva essere così.

Uno dei correttori gli prese il cellulare dalla mano. Alfred continuava a vedere tutto con distacco, come se la relaltà fosse rallentata.

Vide il volto sorpreso del colosso quando il cellulare cominciò a vibragli in mano, vide la sorpresa contagiare tutti quando dall’apparecchio iniziò a colare una materia nera e densa, che cadde sul tavolino.

Riuscì a riconoscere con estrema precisione il momento in cui la sorpresa si tramutò in orrore. Fu quando la materia fatta di tenebra assunse una forma circolare e risucchiò il Correttore piu’ vicino.

Da lì gli eventi ripresero a scorrere a velocità normale.

“Un Buco di Trama” gridò il Revisore. “Quel pazzo ha portato qua un Buco di Trama. Arrestatelo.”

Alfred pensò che fosse inutile spiegarsi o cercare di discolparsi. Appena la porta si spalancò rigurgitando agenti della Editon, scappò mischiandosi alla confusione. Ebbe appena il tempo di vedere la macchia mortale risucchiare un paio di poliziotti, poi si ritrovò nella hall circondato da grida e pianti.

Infilò la porta seprando che nessuno badasse a lui. Chimeria lo accolse all’esterno, ma faticò a riconoscerla.

Dove poteva andare? Aveva perso tutto: sogni, casa e status.

Non sapeva cose fare né chi fosse.

Forse poteva ancora recuperare e spiegarsi, o sarebbe stato meglio rinunciare e fuggire?

Serie: Storia di un personaggio secondario


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Il registro che hai usato dall’inizio prosegue anche qui. Bravo.
    Sul buco di trama, Correttori, Revisore, si può dire poco, soltanto leggerli.
    Si mantiene un susseguirsi entusiasmante, con un stile narrativo da giallo, secondo me. Non si limita a consegnare gli eventi, li con concatena, in suspence.

    1. Ciao Bio, grazie ancora, sono contento che la serie ti piaccia. E apprezzo moltissimo i tuoi commenti sullo stile.

  2. Questa serie è davvero geniale. Raccontare il mondo della narrazione in questo modo, trasformandolo in un’ambientazione, è una trovata originale, brother. E il fatto è che oltre a questo, stai intessendo una trama Intrigante e con un bel ritmo! Aspetto il prossimo Lab, dunque!

    1. Trppo buono, troppo buono. Grazie infinite del tuo bel commento, sono contento che ti piacia la serie.
      Alla prossima!

  3. ““Un Buco di Trama” gridò il Revisore. “Quel pazzo ha portato qua un Buco di Trama. Arrestatelo.””
    Ah! Vedo che ti sei ispirato alle ultime stagioni del trono di spade! 😃😂 😂

  4. Trovo che il mondo che hai creato sia davvero originale, specialmente in questo contesto, una piattaforma per scrittori. Ottimo anche l’aggancio con il Lab. Purtroppo questa serie, anche se di pura fantasia, rispecchia molto il mondo contemporaneo, cosa saremo senza il nostro smartphone? Alfred è un personaggio a cui ci si affeziona subito, con le sue aspirazioni e le sue paure, in un mondo in cui conti solo se sei. Bello il buco della Trama che spiega anche il perchè del suo rapimento. Bravo!!!

    1. Ciao Virginia grazie mille per il tuo commento, sono contento che la nuova serie ti piaccia. Si ultimamente mi trovo a affrontare questi argomenti e allora ho pensato di farci una storia :-p
      Un abbraccio, alla prossima

  5. Sono curiosa di sapere come verrà riempito questo “buco di trama” 😱 e quali avventure attendono Alfred: ora ha nelle sue mani il potere dell’autodeterminazione, chissà se saprà ricavarne qualcosa di buono

    1. Grazie Micol, il buco di trama è un’arma di distruzione terribile. GRazie per aver letto il lab e per il commento. TVB :-*