IL SIGNOR BALDUCCI

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «Come tutti, commissario. Ognuno è spregevole a modo suo, in questo sporco mondo.»

MONTE PAVONE

Sembrava stesse dormendo.

Scomposta e rannicchiata com’era, trasmetteva una sensazione di purezza granitica rimasta intatta nonostante il capitombolo nella buca. La guardò, come si guarderebbe un quadro caduto dal tetto di un palazzo ma rimasto miracolosamente indenne e in grado ancora di trasparire la sua bellezza.

C’era qualcosa che lo affascinava in quella donna, ma non capiva cosa. Prese una fune dallo zaino e la legò al tronco di un solido albero, accertandosi subito dopo che la presa fosse salda. La stessa scena l’aveva vissuta tante di quelle volte da essersi oramai abituato. Certo, erano tutt’altre situazioni, la pressione era maggiore e i rischi ancor più, ma tant’è…

Discese pian piano, la paura di cadere, e una volta raggiunto quel corpo inerte si accertò che fosse ancora viva sentendone il battito sul collo. 

Restò in silenzio, poi sentì il primo battito e il secondo subito dopo.

Sorrise.

Le scostò i capelli dal viso, per osservarla meglio: aveva dei graffi sul volto, del sangue in vari punti e una macchia poco sotto il naso; ma il peggio era forse il gonfiore alla tibia che gli suggeriva una frattura dell’arto.

«Come ti porto su…?!» si domandò.

Si fece coraggio, l’ennesima faticaccia che lo attendeva di lì a poco lo demoralizzava, ma si chinò ugualmente sulla donna e la caricò sulle spalle. Legatala a sé, quando cominciò a risalire sentì le mani divenire infuocate.

Non era tanto il peso morto della donna sulla schiena a pesargli (lei poteva dirsi ‘’leggera’’, anche perché era abituato a molto peggio) ma il dolore dovuto allo sfregamento della fune sulle mani. Il bruciore aumentava attimo dopo attimo, sentiva di star cedendo alla fatica, ma riuscì ugualmente a tirar fuori sé stesso e la ragazza da quella situazione. Si gettò in terra, il respiro affannato e gli occhi chiusi.

Lì per lì non lo aveva notato, ma era avvenuto qualcosa nei minuti precedenti: quel viso gli aveva trasmesso una pace fino ad allora soltanto ricordata, e alcuni dettagli lo avevano folgorato a tal punto da desiderare sfiorarli, magari con una carezza.

Neanche nei suoi pensieri più lontani avrebbe mai compiuto un simile gesto.

Aveva ricostruito per pochi secondi lo sguardo di quella donna, chiedendosi come potesse essere se il sonno dell’incoscienza non l’avesse fatta addormentare. 

Sorrise di nuovo; poi si alzò, e cominciò a pensare a un modo per trasportarla fino in città.

CITTÁ

«Via dei Mille, 20», lesse ad alta voce.

Osservava i numeri civici uno ad uno per capire quale fosse, di preciso, l’edificio indicato nella lettera anonima. Aguzzò lo sguardo, un leggero vento rendeva piacevole quella strana ‘’passeggiata’’, e riuscì finalmente a scorgerlo: era un condominio con un piccolo spiazzo e alcune aiuole curate quel tanto che basta per fare bella presenza, ovviamente. Uno a destra e uno a sinistra, erano posti dei semplici portoncini in ferro pitturati di nero, il cancelletto d’entrata allo spiazzo completamente spalancato.

‘’Inquietante” pensò; non sapeva cosa nello specifico, ma non si sentiva a proprio agio in quel posto. Attraversò il piccolo slargo, si avvicinò al portone di destra e iniziò a esaminare tutti i nomi presenti sul citofono.

Zero.

Si spostò allora sul lato sinistro, le mani in tasca e gli occhi sempre bassi. Lesse anche il secondo listone, ma nulla. Cominciò a grattarsi una guancia, nella speranza che da quella vaga visione potesse sorgere una qualche improvvisa idea.

«Scusi…»

Una signora, alle spalle, gli si era parata davanti con delle pesanti buste della spesa in mano.

«Dovrei passare.»

Senza neanche accorgersene, aveva bloccato l’entrata del portone. Si spostò subito, chiedendo scusa con un gesto della mano, ma fu a quel punto che gli venne il famoso lampo di genio.

«Mi scusi signora», la bloccò, «conosce il signor Balducci? Non trovo il suo cognome al citofono.»

«Non lo vedo da due mesi quell’idiota. Chissà che fine ha fatto.»

«Mi sta dicendo che è scomparso?!»

«É scomparso sì, e non ha avuto nemmeno pagato le spese del condominio» ebbe a dire. «Abbiamo dovuto pagare noi al posto suo. Ormai l’amministratore non sa più che pesci prendere con quel cretino, e pure il proprietario dell’appartamento si è lamentato.»

Nel mentre aveva bloccato il portoncino che stava per chiudersi e, al contempo, svegliato mezzo palazzo con il rumore del calcio appena sferrato. Il commissario rise; quella mossa gli ricordava un maestro di arti marziali.

«Mi sa che sta perdendo solo tempo a cercarlo.»

«Dovrei fargli alcune domande» rispose, il distintivo in bella vista. «Mi può dire a quale piano abita, almeno?»

«Sesto piano, la porta di fronte all’ascensore.»

«La ringrazio» le disse. «Vuole che la aiuti con le borse?»

«Non ce n’è bisogno, ce la faccio. Ma se trova quell’idiota, gli dia un paio di schiaffoni da parte mia.»

Continua...

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