Il sorriso di Federica

Serie: Riconoscersi negli altri


Oggi è il mio primo giorno di servizi sociali, questa mattina non mi sveglio alle 06:30 ma alle 7. Non ho più voglia di fare colazione al bar con gli altri, non ho proprio voglia di vedere nessuno.
Sono seduto al tavolo della cucina a mangiare con malavoglia una mela, l’unica cosa commestibile in casa di mio padre, l’unica cosa decente per la colazione.

Finita la colazione, finito di lavarmi e sistemarmi, esco di casa e prendo il bus, non quello di tutte le mattine dove incontravo il gruppetto di ragazze-oche che mi mangiavano con gli occhi, non quello dove c’erano degli amici, prendo il successivo. In questo bus c’è una vecchietta che mi guarda implorante come se volesse a tutti i costi il mio posto, ma perché proprio il mio? Mi alzo molto scocciato e indico il mio sedile.

-”Si vuole sedere?”

-”Oh ma che carino, ti ringrazio ragazzino, ci vorrebbero più persone come te a questo mondo!”-

Sì, certo, penso io. Altri ragazzini che per ferire altre persone si mettono in situazioni poco spiacevoli, altri ragazzini che amano essere superiori, altri ragazzini che spargono odio. E mentre il mio cervello si diverte a giudicarmi, il bus si ferma davanti al solito bar, quello più popolare, quello dove ci sono tutti i miei amici. Esco dal bus e mi dirigo dalla parte opposta del bar.

Per oggi niente solito bar, niente caffè della barista super figa. Cammino dritto per la mia strada, sapendo che poco più avanti c’è un altro bar, molto più piccolo dove sicuramente non c’è nessuno che conosco.

Apro la porta ed invece di trovare la mia barista bionda trovo un signore di mezza età che mi sorride. Ovviamente non ricambio e col mio solito fare di superiorità gli chiedo, anzi, gli ordino un caffè.

-”Come mai un ragazzino così popolare viene a prendere il caffè da solo in un bar così isolato come il mio?”

Alzo un sopracciglio sorpreso ed un po’ turbato. Che ne sa lui di me? Come fa a dire che sono popolare?

-”E tu che ne sai scusa?”-

-”Tutte le mattine vedo che passi da qui davanti circondato da un gruppo di ragazzi. Poi una nostra abituale cliente si siedi vicino all’uscita ed ho notato che da quando passi tu, lei controlla sempre l’ora e cinque minuti esatti dopo che sei passato tu, esce lei.”-

Una abituale cliente? Questo significa che c’è qualcuno della scuola che ha il coraggio di venire in questo bar. Il mio caffè è pronto, lo bevo e con mia sorpresa è buonissimo, molto più buono di quello della bionda. Mentre sono impegnato nelle mie riflessioni, si apre la porta ed è Federica, quella stronza di Federica. Cosa diavolo ci faceva con un sacchettino di marjuana? E perché cavolo gliel’ho rubato? A quest’ora sarebbe lei a dover fare il servizio sociale, non io. Il mio cervello continua a pensare a quel maledetto sacchettino invece Federica, come se nulla fosse si avvicina al bancone ed ordina un caffè, sorridendo al barista.

-”Ah ciao Marco, come mai sei qui?”-

Mi ritrovo la stronza che mi ha messo nei guai davanti agli occhi, la ragazzetta che ho sempre preso in giro adesso ha anche il coraggio di rivolgermi la parola senza che io le abbia chiesto niente, però oggi non è come sempre. Oggi vedo il suo sorriso, un sorriso fatto solo per me, un sorriso che trovo molto dolce, un sorriso che per un attimo mi distacca il cervello da tutto.

-”Oggi è l’inizio di un incubo e non ho nessun motivo per divertirmi con i miei amici al bar.”-
Fingo di essere il solito indifferente ma questa volta non è davvero così, quel suo sorriso mi ha provocato qualcosa che non capisco, qualcosa che mi spaventa e mi turba.

Sono le 7:55, esco dal nuovo bar che mi ospiterà le mattine a venire con in testa una sola cosa: Federica. Ed ora che ci penso, io di Federica non so niente. Effettivamente non ho mai voluto saper niente di lei, fino ad ora. Qualcosa da ieri è cambiato, anzi, tutto è cambiato da ieri, a partire dal caffè della mattina fino alla compagnia.
Arrivo a scuola ed i miei amici mi corrono incontro tempestandomi di domande alle quali rispondo con un sacco di cazzate, il mio unico volere ora è quello di restare solo, o per lo meno, di stare senza queste persone che pensavo mi piacessero ed invece ora mi infastidiscono e basta.

Serie: Riconoscersi negli altri


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni