Il Sottosuolo demoniaco

Serie: L'imperatore dei Mari


Il figlio di Jark sputava acqua, nonostante i suoi vestiti fossero asciutti; non riusciva a capire dove fosse, gli mancavano punti di orientamento. Alzò lo sguardo verso il cielo, non c’era la luna, nemmeno le stelle, soltanto una cortina nera, oscura. Il terreno era arido, grigio, liscio. L’oscurità lo avvolgeva ma riusciva ugualmente a vedere. Fece un giro in torno a se stesso quando la sua attenzione fu attirata da un maestoso portone. Si incamminò.

A ogni passo quell’ingresso diventava sempre più alto e più largo; dal suo interno provenivano voci indistinte, non riusciva a identificare il sesso e la natura. La pelle d’oca affiorò. A pochi metri dal portone poté intravedere due figure: alti quasi due metri, dalla pelle verde, possenti zanne, che sporgevano dalla mandibola, rivolte verso l’alto, armati di lancia e scudo, le abnormi teste erano chiuse in stretti elmi, torso nudo, muscolose gambe uscivano dall’orlo inferiore del loro gonnellino nero ricamato con squame di drago.

Uno dei due orchi adocchiò il ragazzino e disse: «Cosa ci fai qui, cucciolo di umano?»

La voce gutturale della guardia mutò la pelle d’oca in brividi che pervasero tutto il corpo, il figlio di Jark trattenne il respiro, il cuore mancò un paio di battiti, poi tossì acqua.

«Annegato.» Asserì il secondo guardiano.

I due gli fecero cenno di entrare con le punte delle loro lance. Il ragazzo, senza parola alcuna, ubbidì mesto. Un vento forte e veloce, come non ne aveva mai visti, lo travolse sollevandolo dal suolo. Il ragazzo turbinava a mezz’aria, impotente, cercava di sbracciarsi, di ritrovare l’equilibrio: era tutto inutile. Decise di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. Un conato di vomito, aprì la bocca e buttò fuori ancora nera acqua salmastra. Gola e naso gli bruciavano, non respirava, provò a portare una mano al cuore, nessun sussulto. Tirò un sospiro, aprì gli occhi. Era sospeso a testa in giù, cercò di divincolarsi ma le caviglie erano come impigliate in una stretta invisibile, si piegò su se stesso, le afferrò, tirò forte, voleva liberarsi a tutti costi. Quando la morsa si allentò, il ragazzo precipitò con la schiena al suolo. Non provò dolore. Si osservò le mani: erano trasparenti, intorno al suo corpo una flebile dissolvenza, non riusciva a interpretare tutti quei segni. Forse stava sognando.

«Un cucciolo d’uomo? Cosa avrà mai fatto di male per essere stato spedito qua giù?» Chiese una voce profonda, dalle molteplici tonalità, piena di echi.

Il ragazzo guardò dritto a sé: uno scranno, intarsiato da una moltitudine di teschi. Un essere dalla pelle lucente blu, con le labbra nere, denti aguzzi bianchi, folte basette grigie, pelato, un paio di corna attorcigliate che sporgevano dalla fronte, pettorali e addome scolpiti, pelose gambe da gazzella, lo fissava sorreggendo la testa sul palmo di una mano dalle unghia appuntite.

Il figlio di Jark restò a bocca aperta, “Non ci posso credere” pensò.

«Che hai da guardare così, umano? Siete voi ad avermi creato, anzi, ad averci creato, noi tutti, Dèi. La vostra debolezza, suggestione e soggezione, il bisogno di spiegarsi gli eventi normali, naturali, vi hanno portato a fantasticare su chissà quali grandi forze o esseri sovrannaturali fossero la causa di tutto ciò. Qualcuno credeva che il sole fosse l’occhio di un Dio, la luna il medaglione di un altro, il vento il soffio di un consimile, e via dicendo. Ci avete sognato, ci avete anelato, e creato, dandoci questo immenso potere, questa grande incombenza di giudici ed esecutori, senza motivo alcuno. Se te lo stessi chiedendo, la risposta è sì, mi avete dato voi questo orribile aspetto.»

Il ragazzo ascoltava rapito, si sedette comodo sul terreno arido.

«Cosa fai adesso? Questa non è una lezione di religione, rialzati al mio cospetto.»

«Come desideri, Oxxuxo, Dio del Sottosuolo demoniaco.»

«Sai chi sono! Bene, mi compiaccio.»

«Io non ti trovo brutto.»

Oxxuxo trasalì. Ricompostosi velocemente si piegò in avanti e chiese: «Non ti faccio paura?»

«No, ti trovo simpatico.»

«Questa è bella, simpatico. Il loro carnefice eterno, simpatico. Mi metterei a ridere, se solo voi me ne aveste dato l’opportunità. Purtroppo nelle vostre leggende io sono cattivo, non conosco la gioia e la felicità, or dunque, passiamo oltre e cerchiamo di capire la tua condanna. Qual è l’ultima cosa che ricordi?»

«La Grotta dei delfini, la nuotata con Dolf, la bolla che si rompe.»

«I delfini dice, capisco. Ne ha fatto annegare un altro.» Disse parlando con se stesso.

«Un altro?»

«Lasciamo perdere cucciolo d’uomo. Così giovane e già spacciato, condannato. L’eternità è un tempo davvero lungo, non hai nemmeno idea di quanto possa durare, a essere sincero non lo so nemmeno io, ma d’altronde così dicono.»

«Perché sono finito qui dunque? Sono morto, non è forse così?» Chiese triste il ragazzo.

«Già, già.» Disse Oxxuxo alzandosi e iniziando a camminare verso il giovane ragazzo. A ogni passo diventava sempre più basso. Il figlio di Jark constatò che il dio del Sottosuolo era alto circa quanto suo padre.

«Seguimi.» Ordinò il dio.

I due iniziarono a camminare, porte si spalancavano dal nulla e atroci urla riempivano le orecchie del ragazzo.

«Sai perché queste povere anime sono disperate?»

«No.»

«Perché si sono prese in giro. Avete creato gli Dèi, ognuno di loro ha una sua dimora; secondo la vostra stupida superstizione le anime dei “buoni” andranno a vivere nella dimora del Dio a cui sono devoti. Davvero molto bello, nobile oserei dire, ma, perché ricordati mio caro cucciolo d’uomo, che c’è sempre un “ma” a distruggere le belle parole e le dolci frasi, come ti dicevo, avete creato delle dimore troppo piccole per ognuno degli Dèi, talmente piccole che sono bastevoli a loro stessi e nessuno più. Tuttavia, nonostante esista sempre un “ma”, per nostra fortuna possiamo comunque sempre trovare una soluzione. Sai qual è l’unico Dio con una casa talmente ampia e vasta da potere avere degli ospiti?»

«Sei forse tu, Oxxuxo?»

Il dio del Sottosuolo demoniaco lo guardò per un breve istante, quasi sorpreso, non capiva se la sua spiegazione fosse così chiara da rendere la risposta ovvia o se quel ragazzino fosse veramente perspicace come sembrava. Poi disse: «Esatto! Perché il mio luogo di tormento è grande quanto il mondo intero. Maledetti umani», guardò nuovamente il ragazzo, «niente di personale nei tuoi confronti ovviamente, tu sei colpevole in minima parte.»

«Sei veramente spassoso.» Disse il figlio di Jark sorridendo.

«Spassoso. Io sono disperato. Mi danno la noia e il tormento. Piuttosto che ringraziarmi per concedere loro un pezzo della mia dimora cosa fanno? Implorano i loro Dèi, si chiedono cosa abbiano fatto di male per essere finiti qui. Ve lo dico io cosa avete fatto di male, qual è il vostro errore», urlò Oxxuxo allargando le braccia e rivolgendosi a tutti i dannati, «ci avete creato! Non dovevate farlo, idioti! I miei fratelli e sorelle, hanno ben deciso, in mancanza di spazio, di mandarvi qui, da me, a torturarmi, il vero carcerato sono io. Quanto vorrei morire, sparire per sempre, non sentire più le loro lamentele.»

«Be’, puoi sempre prenderti una pausa.»

«Questa è bella. Una pausa.»

«Le anime sono imprigionate, non fanno altro che piangersi addosso, non hanno idea di come venirne fuori, aspettano un aiuto divino.»

«Continua, cucciolo d’uomo.»

«Secondo me potresti uscire da questo posto, guardare il mondo la fuori e rientrare per cena.»

«Rientrare per cena? Dovrei comportarmi come voi allora, abbandonare le mie responsabilità, pensare a me stesso, essere un egoista?»

«Sei un po’ drammatico, ma in linea di massima, perché no.»

«Perché è da sciocchi, un consiglio veramente puerile.»

«D’altronde sono un ragazzino, in noi risiede la purezza d’animo, dicono i Sacerdoti, bisogna guardare il mondo con i nostri occhi, lasciarsi meravigliare, sorprendere, continuare a sognare. Non desiderare di morire.»

«Mi hai convinto.» Disse Oxxuxo. Mai avrebbe immaginato di lasciarsi sorprendere da un mortale, un cucciolo poi. Non aveva mai valutato quella opzione, era finito con il comportarsi esattamente come le anime imprigionate nella sua dimora: un continuo lamento, rassegnazione e abbandono erano le sue catene. Adesso però, decise di liberarsene e di provare qualcosa di nuovo. Voleva esplorare anche lui quel mondo che fino ad allora gli era stato soltanto raccontato dai suoi fratelli e sorelle nelle loro sporadiche visite, incentivando la sua rabbia nei confronti degli uomini.

Il dio del Sottosuolo demoniaco si fermò, si voltò e disse: «Andiamo, cucciolo d’uomo. Mostrami il vostro mondo.»

Il figlio di Jark sorrise e gli prese la mano.

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