Il tempio del Dio Liquido

Serie: Goblingeddon

KABOOOM!!!

Nessuno aveva necessità di ricordare dove si trovassero i templi in città, tanto meno qualcuno che fosse alla ricerca della saggezza spirituale dei fuochisti. Si occupavano dell’aspetto migliore della vita di ogni buon goblin: il caloroso abbraccio del fuoco esplosivo. I nuovi adepti e i venerandi maestri, che spesso non erano altro che gli adepti dell’anno precedente, perpetuavano un rituale vecchio di mesi, addirittura anni. Poi, di tanto in tanto, saltavano per aria.

Razzix vide arrivare il caposquadriglia Gargan con la determinazione di una capra di fronte all’insalata. Sembrava un salsicciotto sgonfio e dal colore malsano, con un corpetto di pelle di maiale bollito. Sembrava davvero intenzionato a farsi sentire. Chissà cosa voleva?

 La curiosità, però, svanì rapidamente. Lui aveva ben altro a cui badare, proprio come i suoi due nuovi apprendisti.

Si voltò appena in tempo per vedere Koltemor, l’apprendista curioso ma stupido, versare in un’ampolla di vetro smerigliato della trasparentissima e instabile brillacqua; ampolla tenuta allegramente fra le mani da Mortekol, l’apprendista stupido ma curioso, con lingua a penzoloni per la concentrazione. Il cervello di Razzix registrò l’immagine e gli diede un solo impulso: buttarsi a terra.

Gargan fu accolto nel piazzale cerimoniale del tempio da un forte boato. Sperò fossero le espressioni di stupore dei monaci esplosivi, che mai avevano il piacere di ricevere una visita da un importante esploratore-comandande-reclutatore come lui, ma si sbagliava. Un giovane Mortekol dalle orecchie sbilenche comparve dalla nuvola di fumo che si era creata, urlando come un ossesso, agitando due stupide braccia ridotte a moncherini. Fissò Gargan per un istante negli occhi, senza smettere di urlare con quella bocca gigantesca e rugosa, prima di correre fuori e attorno al tempio, guaendo: «Lorque! Lorque!»

La puzza di sostanze chimiche impregnava l’aria e, mentre Gargan tornava a preoccuparsi dell’arkà che stava cercando, Razzix comparve come uno spettro dalla nube tossica. Si stropicciò la tunica, ci si soffiò il naso, poi incrociò le mani al petto nel salutare l’inatteso ospite.

«Salute a te, mangiapatate» gli disse con calore.

Gargan non aveva affatto voglia di scherzare. «Dove sta Morik?» Si guardò prima a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra. Proprio non lo vedeva.

«E io che cavolo ne so?» rispose Razzix, accigliato. «Ah, no, aspetta. Lo so: è con quello nuovo. Addestramento!» Con un dito puntato saccente verso il cielo mise in mostra una mano in cui quel dito doveva sentirsi molto solo.

«Uhmp, Morik» mormorò Gargan. Si era già acchiappato quello nuovo prima che potesse parlarci lui. «Ci penso dopo. Ce li hai un paio dei tuoi sacerdoti da darmi?»

«Sentiamo: che vorresti farne?»

Gargan digrignò i denti. Come osava porgergli domande? «Quel cazzo che mi pare! Non devo certo rendere conto a te. Allora, ce li hai?»

Razzix si puntò l’indice al mento, come se dovesse prendere una decisione di vitale importanza. «Potrei, potrei. Ma non capisco perché dovrei darli a te. Sono preziosi più che mai, i sapienti sacerdoti del Dio Liquido. Di questi tempo è raro trovarne di capaci e con tutti i pezzi.»

«Tu me li dai e io…»

«…e tu?»

«E io non ti strappo le poche appendici che ti sono rimaste.» Faceva sul serio, il comandante-reclutatore. Altre spiegazioni e avrebbe dovuto confessare il piano geniale che aveva elaborato. Recuperare il carro d’oro dai troll non sarebbe stata un’impresa facile e già avrebbe dovuto pagare i pezzenti che ci sarebbero andati fisicamente. Non aveva intenzione si spartire un grammo in più del suo scintillante tesoro.

Afferrò all’improvviso il lungo naso crostoso di Razzix, strinse il pugno come una morsa e se lo tirò vicino. Occhi negli occhi, fronte contro… aria. Razzix non si era avvicinato. Ma il suo naso sì.

Il sacerdote ridacchiante fece un poderoso salto indietro, come se non fosse un vegliardo di ventisei anni.

Un liquido trasparente fuoriuscì dalle narici putride, imbrattando le mani di Gargan.

KABOOOM!!!

L’intero tempio scoppiò in una risata isterica. Razzix fu l’unico a scompisciarsi rimanendo in piedi, mentre maestri e apprendisti si rotolavano sul pavimento di pietra scheggiata come trottole impazzite. Perfino Mortekol si rotolava, perdendo sangue appiccicoso dai moncherini fino a svenire.

Gargan, però, non era svenuto. La miscela esplosiva lo aveva schiacciato a terra e ridisegnato i connotati di un viso già poco attraente. Un paio delle sue dita migliori avevano deciso di intraprendere un lungo viaggio e per strade diverse. Il panciotto di pelle di maiale fumava come appena grigliato.

Si rialzò da terra con la bava alla bocca, schiumante di rabbia. Urlava suoni osceni e incomprensibili, vagamente interpretabili come aggettivi poco rispettosi verso Razzix e i suoi che, finito il fiato nei polmoni, non riuscivano ancora ad alzarsi dalle risate. Cercò la spada nel fodero, ma non l’aveva portata. L’intera bandoliera di lame arrugginite era rimasta al campo.

Reso cieco dall’ira, si scagliò in avanti, contro un bersaglio di cui distingueva a malapena il profilo. Lo avrebbe distrutto, fatto a pezzi, mutilato, mangiato perfino! Lì davanti, sotto il sole della pianura rovente, al cospetto del suo amato Dio Liquido che nulla avrebbe potuto per fermarlo! Cosa che, infatti, non fece.

Fu un guanto d’arme, pesante e d’acciaio, a fermarlo. Morik, gigantesco quanto un pony, torreggiante sulle gradinate del tempio, sembrava il Dio della Fornace in persona. Al suo fianco, come una guardia maligna, c’era un goblin dalla pelle chiara, con un lungo elmo sgangherato fuso sul cranio. Morik lo colpì sul braccio metallico, che solo lui, Razzix e più o meno tutti gli altri sapevano non essere una semplice armatura.

«Vai a prendere quell’idiota» ordinò Morik a Raki. Quello mugugnò qualcosa, un ronzio troppo attutito dalla scatola che gli rinchiudeva la testa per potersi udire distintamente. Però si mosse.

Koltemor, l’apprendista curioso ma stupido, aveva raggiunto il proprio maestro Razzix serpeggiando come un verme. Aveva quasi smesso di ridere.

«Ma non erano ad addestrarsi?» gli chiese, asciugandosi le lacrime e le croste dagli occhi.

«Certo,» rispose Razzix «ma non mi ha mica chiesto dove.»

Koltemor aprì la bocca per contestare. “Non è propriamente vero” avrebbe voluto dire. Invece, rimase muto. In fondo, alla fin fine, non gli importava abbastanza.

Serie: Goblingeddon
  • Episodio 1: La spada
  • Episodio 2: La porta
  • Episodio 3: L’elmo
  • Episodio 4: Oro e cretini
  • Episodio 5: Il tempio del Dio Liquido
  • Episodio 6: Morik, il Grande Guerriero Goblin
  • Episodio 7: La fortuna sorride ai malvagi
  • Episodio 8: Sogni colorati
  • Episodio 9: L’erba
  • Episodio 10: La morte
  • Episodio 11: Pirati volanti
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    Discussioni

    1. Hahahahahaha bellissimo non fa una piega XD
      Non so se sei amante del genere ma c’è un manga incentrato sui goblin ed ha uno stile fantasy occidentale brutale. La storia è semplice ma intrigante visto che il protagonista è un semplice uomo votato ad uccidere queste creature. Il manga si chiama per l’appunto Goblin Slayer.

      1. Sì ho presente! Molto belli i disegni cupi, ma penso si possa fare di meglio con queste bistrattate creature 😛

      1. Ci sono innumerevoli caratteristiche che definiscono molti goblin. Alcuni sono curiosi ma stupidi, mentre altri sono stupidi ma curiosi XD