Il temporale
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Giada capì che veniva intercettata. Una sensazione claustrofobica l’assalì; chiuse gli occhi, respirò profondamente e poi continuò a leggere.
​«L’aspetterò in via Cavaioni 3.»
​Si voltò verso Mattia. Lui era di spalle, ma riusciva a vederla nello specchio posto dietro al banco. Gli annuì leggermente e lui rispose allo stesso modo. Poi il commissario pagò e uscì.
​Prima di andare al lavoro si fermò in un mercatino. Guardava gli indumenti maschili con interesse, senza saperne il motivo. Il venditore sorrise.
​«Buongiorno, sono cominciati i saldi. Non vuole prendere qualcosa? Guardi, ci sono questi giubbini estivi, fa caldo ma è sempre bene avere qualcosa per quando si va in montagna o per qualche sera più fresca. Sono capi italiani in puro cotone. Questo sportivo grigio azzurro le starebbe bene. Tenga, lo provi.»
​Lo indossò e si guardò nello specchio. Sorrise a se stesso e al commerciante.
​«Ha ragione, lo prendo. Anzi, non mi dia la confezione: lo tengo addosso.»
​E, soddisfatto dell’acquisto, si allontanò.
​Intanto, per Giada, fu un’agonia dolceamara arrivare al pomeriggio.
Alle 18.00 si avviò. Lungo la strada si era scatenato un tipico temporale estivo, breve, ma che trasforma ogni rifugio in una bolla che protegge da tutto e sembra fermare il tempo.
​Continuava a guidare avvolta dal profumo della terra bagnata. Arrivò sul luogo dell’appuntamento. In lontananza c’era Mattia, già lì, ad attenderla, completamente bagnato. Rallentò e spense il motore: l’odore ferreo della chiave d’accensione impregnò la sua mano. Aprì la portiera, lui le venne incontro con l’ombrello, l’accostò con un braccio a sé per non farla bagnare, la fece salire sulla sua auto, chiuse i finestrini e li oscurò.
​Giada lo guardava senza parlare. Mattia sorrise e chiarì:
​«Ecco, così sembriamo una coppia come tante altre qui intorno… scusi, forse sta pensando male. Ma ho solo urgenza di parlarle. Accendo il condizionatore. C’è da morire. Questa è una macchina un po’ vintage solo all’apparenza… come me.»
​Hai solo urgenza di parlarmi? Veramente non speri in altro?
​L’uomo si sfilò il giubbino zuppo d’acqua.
​«È meglio che lo tolga.»
​«Sì, però se lo lancia così si gualcisce.»
​«Tanto è molto vecchio.»
​Vecchio? Ma se ha ancora l’etichetta con il prezzo che ciondola dietro!
​«Giada, in questura l’ho bloccata in certe dichiarazioni perché rischiava di avere grane, ma adesso… Fabio è stato ucciso in un orario compatibile con una sua possibile presenza sulla scena del crimine e in più è stata ripresa dalle telecamere di un motel, ed era camuffata. Sa cosa significa, vero?»
​«Sì, commissario, ho…»
​«No, qui non mi chiami commissario e… la prego, diamoci del tu.»
​Giada annuì.
​«Dicevo che ho seguito Fabio e ho scattato delle foto. Volevo rovinarlo… fargli pagare non solo la morte di Lia, ma anche quello che avevo passato io. A quindici anni si dovrebbe pensare a dove andare a ballare, al ragazzo più bello della scuola, ai progetti per il futuro… a cose così. Io invece passavo le notti a pensare se avessi qualche responsabilità in quello che aveva fatto mia sorella. A volte quasi la odiavo. Mi aveva inchiodato a una croce di colpe. Non aveva pensato a me che restavo e che, come tutte le mattine, sarei stata io la prima ad entrare nella sua stanza, e al posto suo avrei ritrovato un sacco vuoto… e mi veniva un dubbio: forse era arrabbiata con me, perché credeva che non mi importasse niente di lei e per questo mi avesse punita.»
​«Non devi pensare neanche per un istante a questo. Lei sapeva che le volevi bene e non voleva farti del male, però per arrivare a quel gesto avrà sofferto tanto e ha dovuto dimenticare chi restava.»
​«Sì, forse hai ragione… non voglio più pensarci… Cos’altro volevi chiedermi?»
​«Di Andrea. Veramente è stato lui a raccontarti del suo incidente?»
​«Sì, non subito, però. All’inizio era stato evasivo, ma a me servivano informazioni per la sua anamnesi. E così mi sono recata nell’istituto dove ha passato la sua infanzia e ho saputo di quella tragedia. Qualche giorno dopo lui stesso mi raccontò tutto, confermando quello che già sapevo. Era amareggiato. Da piccolo sentiva dire che il colpevole della strage non era chi fu condannato… e la madre era stata anche abusata.»
​«È strano che ti abbia raccontato questi particolari. Andrea lo conosco: è un ragazzo che non ama parlare di sé. Neanche con mio padre aveva mai accennato niente.»
​«Beh, io sono il suo medico e si deve fidare per forza. E poi in molti si aprono su particolari dolorosi, tenuti dentro per anni, con noi medici. Ho confessato più gente io che il Papa. In fondo si vuole solo essere capiti. Vedere in qualcuno un gesto o una parola che ci faccia sentire ancora accettati e non così diversi dagli altri. Anch’io ho avuto questo bisogno e non lo auguro a nessuno, ma non ho ucciso Fabio.»
​Giada si incupì. Mattia la tirò a sé e restarono così per qualche secondo. Poteva sentire i battiti del cuore dell’uomo: erano al limite e il suo sudore era freddo. Si avvicinò di più e gli toccò la fronte e il viso. Voleva accertarsi che stesse bene, ma in realtà era una carezza. Lui si irrigidì e cercò di evitare lo sguardo della donna. Tentò di giustificarsi:
​«Forse è meglio se torniamo a Bologna. Non possiamo, Giada. Meglio non andare oltre. Dopo sarebbe più difficile stare lontani.»
​Lei abbassò lo sguardo.
​Perché adesso fai così? Io ho bisogno di sentirti vicino, molto vicino e l’unico modo è quello. Un modo per stare insieme ancora lo troveremo.
​Mattia tornò a casa, aprì il frigorifero, stappò una bottiglia di vino e si versò un bicchiere. Accese la televisione e fece un po’ di zapping, finché non restò quasi ipnotizzato a guardare la scena di un film. Le immagini scorrevano mute, commentate solo dal leitmotiv, ma lui non sentiva neanche quella: il suo sguardo era fisso sui due protagonisti distesi a letto che, coperti solo dalle lenzuola, si muovevano seguendo un ritmo simile alle onde del mare.
​Il suo respiro accelerò. All’improvviso, il pianto di un bambino proveniente dall’appartamento accanto gli attraversò il cervello come una scossa elettrica. Mattia scagliò il bicchiere contro il muro e scoppiò a piangere.
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
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