Il Teorema numero due

Serie: Alder Venn


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il teorema numero due.

Fuori dal Museo Egizio di Torino si era formata una folla immensa. Pellegrini da ogni parte del mondo, venuti a leggere la profezia — quella che sarebbe apparsa sulle ultime pagine del taccuino rosso, ormai grosso come la Bibbia e venerato come tale. Aspettavano tutti la stessa cosa: il teorema numero due di Alder, quello che li avrebbe salvati. Dal male.

*Liberaci dal male, Alder.*

Intorno al museo c’erano transenne. Pattuglie militari, polizia, e in caso di invasione l’ordine era di sparare a vista, alla testa.

— Io non volevo tutto questo. Non volevo…

Carnival era furioso, e la furia gli copriva la paura di non sapere più che pesci prendere. Gli unici nomi rimasti erano due: Alder e Victor.

— Il mondo intero ha perso la testa. È partito tutto dal basso, signore. Sono stati i bambini a fare la Rivoluzione. Non poteva nascere altrove.

Una rivoluzione in Italia. Un nuovo testo sacro e una rivoluzione, proprio qui. Il paese era nel caos: treni e aerei fermi, le linee internet morte. Negli ospedali non si capiva più niente. Dai pulpiti si predicava contro la venuta dell’anticristo, contro la terza guerra, contro la bomba.

— Resta l’unica soluzione, signore — ripeteva Tolomeo.

— No. Tutto questo lo ha causato Alder. È lui che aveva cominciato a scrivere quell’inutile taccuino. — Carnival serrò le mani. — E allora che lo finisca. Dobbiamo trovarlo.

La donna ammantata di rosso era lì, in silenzio. Guardava Carnival come si guardano le rovine di una città antica: senza partecipazione, come si guarda qualcosa che è già finito.

— Quell’uomo venuto da lontano, che ha corrotto i bambini, deve essere giustiziato. — Una pausa. — Ma il tempo non c’entra più.

E scomparve. Gli attimi possono sembrare eterni, ma restano attimi.

*Non c’è più tempo. C’è solo spazio.*

Le sue parole rimasero nella stanza dopo di lei. Carnival le rigirò, cercando il fondo.

— Significa che Alder deve finire di riempire lo spazio vuoto — disse alla fine. — Le pagine non possono restare bianche. Bisogna scrivere la fine.

— La fine di cosa?

— Di questo romanzo.

Omen, dall’alto della sua posizione — in tutti i sensi, dai centosessanta gigahertz di frequenza in cui vibrava la sua essenza — fece la sua osservazione, e fu insolita anche per lui. Le ombre sulle pareti si mossero con le sue parole.

— Non è Alder che scrive il libro. È chi lo sta leggendo.

Continua...

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