Il triangolo a quattro angoli

Non sapeva bene perché, ma ovunque andasse cercava un nascondiglio, poi valutava la resistenza dei ripari che avrebbe scelto per scampare al fuoco nemico. Per esempio quel cemento sarebbe finito sbriciolato sotto i colpi di alcuni AK in mano ai Vietcong, quell’altra parete lì invece avrebbe resistito.

Scosse la testa. Era meglio che si dedicasse ai suoi affari.

Continuò a camminare e raggiunse il bar di Sal.

«Ehi, Frank!». Sal lo accolse con un grande sorriso.

«Ehi» rispose in tono pigro. «Ci sono gli altri?».

Il barista indicò una tenda con un cenno affermativo. «Tutto fatto come volevi».

Frank annuì. Senza dire nulla, raggiunse la tenda e la spostò. C’erano sì tutti gli altri, eccome. «Ehi, ragazzi, come state?». Frank volle essere gentile.

Joe annuì. «Tutto bene, amico».

Luke fece un cenno di assenso. «Direi che non c’è male».

Ed sorrise. «Tutto a posto, direi».

«Bene, bene». Frank sorrise e si unì alla tavolata. I suoi amici avevano già dei boccali birra o bicchieri di whisky davanti, e Joe disse: «Tra poco Sal provvede».

«Oh, senza fretta, senza fretta».

«Stavamo parlando della nostra esperienza in comune. Maledetto Mekong!» lo informò Ed.

«Oh, be’, non è che sia stato quel granché di bellezza». Frank smise di sorridere.

«Certo, ma è lì che abbiamo imparato tutti a sparare… e a uccidere».

«Fino a non smettere» aggiunse Luke.

Annuirono tutti quanti e un silenzio pesante quanto un UH1 scese sul consesso.

Frank decise di interrompere quel silenzio sgradevole. «Abbiamo da fare, dobbiamo parlare di affari».

«Sì, certo». Dissero pressoché così quei tre fra un sorso e un altro.

Frank continuò. «La mafia cinese ci ha chiesto un contratto, solo che hanno bisogno di tre uomini, vogliono un triangolo di fuoco».

Si scambiarono delle occhiate cupe.

«Ehi, io non voglio rinunciare a questo lavoro…» disse Ed.

«Neppure io» borbottò Joe.

«E se è per questo neppure io. Che, sono io lo scemo?» protestò Luke.

«Uno di noi deve lasciare, ma non può neanche andare in giro a raccontare del nostro sodalizio. Bevete, bevete pure». Frank sorrise. «In uno di questi tre bicchieri c’è del veleno che farà effetto tra… diciamo un minuto. Sono stato io a ordinarglielo». Sorrise dopo aver guardato l’orologio da polso. «Poi si vedrà chi fra voi tre creperà. Ve l’ho sempre detto: il triangolo a quattro angoli non esiste finché uno dei quattro non molla. Chi sarà di voi?».

Calò un profondo gelo sulla tavolata e Frank riprese: «Ho caldo… sembra il Vietnam».

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, effettivamente un triangolo con quattro angoli è un po’ difficile da disegnare. Bella reinterpretazione della roulette russa (a questo proposito mi sono venuti in mente i Vietcong, che obbligavano i prigionieri americani a fare questo “gioco” scommettendo sul risultato)