Il tuo posto

Serie: L'Ultimo Desiderio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nel cercare informazioni su Leia, le domande di Every aumentano. Avverte che il bimbo è una presenza importante e decide di tenerlo vicino a sé.

Leia apprese con una certa inquietudine che il primo principe avrebbe accompagnato lui e Roter alla riserva di caccia. La sera prima, allo Scrigno, aveva scorto per la prima volta l’uomo che aveva imparato a conoscere nella sua prima vita: simile a un fanciullo, capace di godere delle piccole cose. Quando il primo principe lo aveva raggiunto per scompigliargli i capelli, Leia si era sentito mancare. Il suo corpo aveva reagito da solo, mentre la mente era tornata alla posta in gioco. Non che l’avesse dimenticata, ma il calore che lo aveva abbracciato nei giorni precedenti ne aveva reso i contorni ovattati.

Non appena terminato il primo pasto del mattino, raggiunse i due adulti alle porte d’ingresso dell’ala. Le due Fidelis del turno di notte avevano appena ricevuto il cambio da Irma e da un nuovo compagno che Leia non conosceva. Il giovane, piuttosto alto e scuro di carnagione, seguì il suo passaggio con uno sguardo incuriosito. Leia immaginò che molti si chiedessero com’era finito lì, viste le sue origini. Si rasserenò nel constatare che l’espressione del Fidelis non tradiva alcuna malevolenza.

Fu il primo principe ad avviare il passo; imboccarono un corridoio che Leia non aveva mai attraversato, ma che sapeva condurre a una delle scalinate centrali dell’edificio occupato dai reali. Da lì si usciva attraverso uno degli ingressi principali: lo aveva appreso dalle chiacchiere delle cameriere.

«Oggi facciamo una strada diversa.»

Roter, che camminava al suo fianco, sembrava trattenere a stento un sorriso. Lo sguardo bonario che il primo principe rivolse al Mastro fece comprendere a Leia che entrambi erano in attesa di una qualche reazione da parte sua.

«I giorni scorsi sei sempre uscito dall’uscio di servizio, giusto?»

«Sì, Mio Signore. Dalla porta d’ingresso del magazzino dove viene caricata la sabbia per i pardi.»

Arrivati allo scalone, Leia si aggrappò al corrimano per non inciampare. Coordinare i movimenti di quelle “gambette”, così corte, a volte gli risultava frustrante. I gradini di marmo erano bassi, ma ampi al punto che non sapeva quanti passi fare per affrontare quello successivo. Tenne lo sguardo fisso in avanti, ignorando i dipinti che ingentilivano le pareti.

I due adulti rallentarono l’andatura per permettergli di scendere con calma le sei rampe che conducevano al piano terra. Una volta arrivato, Leia lasciò andare il sospiro che tratteneva. Si concesse qualche istante: gli pareva di aver sudato come quando era stato rinchiuso in un sacco di juta, poi si affrettò a rincorrere i suoi accompagnatori. Il primo principe e Roter avevano già superato la soglia che si stagliava di fronte a lui. Terminò la sua corsa con il sole che gli baciava il viso: di fronte a lui, si estendeva una corte lastricata tanto ampia da poter ospitare un esercito. Da lì, con l’edificio reale alle spalle, riusciva a vedere i corpi laterali che completavano la struttura a ferro di cavallo. Ne colse l’armonia: le facciate erano attraversate da portici bianchi che si susseguivano in arcate ampie, così pulite da sembrare lavate dalla pioggia. Sotto i portici facevano capolino portoni di legno scuro, lucidati fino a riflettere la luce, e ampie finestre dai vetri cristallini. L’edificio est e quello ovest si guardavano, speculari, come riflessi in uno specchio. Non era lo stesso luogo che aveva conosciuto lui. Lui conosceva ciò che stava sotto: i dormitori bassi, l’umidità che si infilava nei vestiti, i giacigli stretti. L’odore di troppi corpi raccolti nello stesso spazio, la fame, il pianto. Il buio anche quando fuori era giorno.

Il suo sguardo corse all’ala in cui gli pareva di aver vissuto non una, ma molte vite.

Sentì qualcosa di umido sfiorargli le dita della mano destra. Quando abbassò lo sguardo, scoprì che Nakia vi aveva posato il naso, strofinandoglielo sulla pelle. Si sentì tanto grato, per quel gesto, che si inginocchiò per passarle un braccio sul dorso. I suoi occhi erano asciutti, ma fu ugualmente contento di poter immergere il viso nel magnifico manto nero del pardo.

«Va tutto bene?» La voce di Roter lo raggiunse densa di preoccupazione.

Leia alzò gli occhi, abbracciando con lo sguardo il Mastro e il primo principe. Dove prima c’era allegria, ora lesse incertezza. Fu dispiaciuto di averli rattristati: comprese che si erano attesi tutt’altra reazione, una volta usciti nella corte esterna. Si sollevò in piedi, spalle indietro e petto in fuori, deciso a rimediare. «Io… non sono mai stato da questa parte. È così bello, tutto, che mi sento… sopraffatto.»

Si morse la lingua subito dopo essersi lasciato sfuggire quel sopraffatto, ma nel frattempo Roter aveva sbattuto gli occhi per un paio di volte, mentre il primo principe non aveva mosso ciglio.

Fu proprio il primo principe a stendere una mano verso di lui.

«Vieni, se proprio devi sentirti sopraffatto facciamo le cose per bene.»

Pur timoroso, Leia stese la sua. Il primo principe la strinse, trascinandolo in una corsa che li portò a metà della corte. Quando si abbassò per caricarselo sulle spalle, Leia cercò di sfuggire alla sua presa senza successo.

«Guarda avanti!»

Leia obbedì: si sistemò in una posizione comoda, tenendosi stretto, e lasciò penzolare le gambe oltre le spalle del primo principe.

Da lì riusciva a vedere la facciata principale del Palazzo Reale. Alto, chiaro, si innalzava con una compostezza che metteva soggezione. File di finestre brillavano alla luce del giorno, limpide come specchi d’acqua incastonati nella pietra. I balconi correvano in linee armoniose, sostenuti da mensole scolpite; più in alto, fregi e cornici disegnavano ombre leggere, come ricami posati sulla facciata.

Le sale dei ricevimenti, le corti, gli ambienti della famiglia reale: era tutto lì, dietro quei vetri splendenti e quei portoni così alti da poter essere attraversati a cavallo.

Davanti a quella magnificenza, rimase senza fiato.

Dopo qualche tempo furono raggiunti da Roter, altrettanto senza fiato seppure per ragioni diverse. Leia lo vide scoccare uno sguardo stranito in direzione del principe, come se il suo comportamento lo avesse preso del tutto contropiede.

Il primo principe non sembrò dargli peso: tenne lo sguardo fisso davanti a sé, puntato sul palazzo.

«Quello, ora, è il tuo posto. Prendine coscienza.»

Continua...

Serie: L'Ultimo Desiderio


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