Il vagabondo

Fuji camminava con il bastone in spalla, dentro il fazzoletto aveva tutti i suoi averi, si chiedeva cosa sarebbe successo quel giorno.

Era un ottobre dolce come il vino, si diceva che presto sarebbe successo qualcosa a Sekigahara, ma non gli interessava: lui avrebbe fornito il suo chigiriki al miglior offerente.

Svoltata una curva vide una scena molto comune di quel conflitto: un villaggio in fiamme e i soldati con le bandiere attaccate alle schiene che rincorrevano le donne per malmenarle e poi stuprarle. I bambini che provavano a fermarli, facevano una brutta fine.

Fuji non disse nulla. Si limitò ad avvicinarsi al villaggio e bloccò un soldato: «Salve».

«Che vuoi, tu!».

Non disse nulla di fronte a quella maleducazione. «Dov’è il tuo comandante?».

Il soldato fece un cenno e riprese a saccheggiare una casa, Fuji vide che gli aveva indicato un ufficiale della Coalizione Orientale che assisteva a quelle scene con un sorriso diabolico.

Fuji gli si avvicinò. «Onorevole comandante, sono al tuo servizio». Gli fece un inchino.

«Tu chi sei!».

La scortesia regnava sovrana fra quei soldati, a quanto pareva.

«Mi chiamo Fuji, sono un soldato e mi offro al tuo servizio».

«Un mercenario». Mancò poco che sputò.

«No, non un volgare mercenario, sono un soldato vagabondo». Non perse il tono gentile, anche se il comandante lo esortava a tutto fuorché a comportarsi in quel modo.

«E dimmi, cosa me ne faccio di uno come te?» continuò l’ufficiale, tenendo a bada il cavallo a fatica.

«Posso combattere per il tuo reparto, sono molto bravo, so fare…».

«Non mi interessa. Adesso mettiti da parte, ho bisogno di altro, mica di ascoltarti».

«Ma credimi…».

L’ufficiale non gli diede più retta e andò via.

Ora Fuji aveva più di un motivo per non aiutarlo, ma vide arrivare degli arcieri che recavano i simboli della Coalizione Occidentale.

Fuji si sbarazzò del bastone e si tuffò sugli arcieri agitando il chigiriki: a uno frantumò il cranio, a un altro strappò la faccia e dopo spezzò ossa e muscoli.

Gli arcieri gemettero per la sorpresa.

Fuji si sentì come se si fosse trasformato in un ciclone di morte.

Gli arcieri fuggirono e un soldato segnalò quel che era successo al comandante, il quale si fece avanti. «Bravo. Come dicevi di chiamarti?».

Fuji aveva vinto. Ma che la Coalizione Orientale fosse in grado di vincere o no, non lo sapeva.

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Discussioni

  1. Questa volta, giuro, è valsa la pena leggere i commenti come mai prima. Chi ti conosce da tempo lo sa che sei un pacifista, Kenji, ma dopo un racconto tanto crudo è una bella botta di vita 💪

  2. Mi è molto piaciuta l’immagine romantica e sognante che sono al tuo protagonista, in contrasto con la drammaticità della scena del saccheggio del villaggio. Ancora una volta, qualcosa di nuovo 😊

  3. Caro Kenji, consentimi una battuta. Il soldato Fuji, rispetto alla dolce mela che contrasta l’ invecchiamento cellulare, regola il transito intestinale, stimola la diuresi e abbassa il colesterolo purificando il sangue, (insomma fa un sacco bene), non ha proprio niente di buono; cosi` come ogni guerra. Ma… le guerre ci sono sempre state e forse, purtroppo, sempre ci saranno (?).