Il vecchio bifolco

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia

(Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)

Come diavolo era finito in quel posto?

John Ellen continuava a guardarsi attorno nervosamente, tentando di mascherare il disagio che stava provando.

Calmati John; hai fatto un ottimo lavoro con quella stronza di tua moglie e adesso ti fai prendere dall’ansia proprio qui? Non sei forse tra amici? Decine di bottiglie zeppe d’alcol che aspettano solo di finire nel tuo stomaco. Non è quello che desideravi?

Il bar era una vera topaia, e su questo il negro non aveva mentito. Sul fatto di bere gratis invece…Che Dio lo fulminasse, lui e tutta la sua razza.

«Cosa dovrei farci con ‘sto pezzo di cartone?» La donna all’ingresso aveva un faccione rosso e puzzava peggio di una bestia; non di alcol, ma di qualcosa che John non riusciva a definire.

«Con questo bevo senza cacciare grano» rispose l’uomo sventolando il cartoncino davanti ai piccolissimi occhi indagatori del donnone.

«Sentite questo come cazzo parla!»

Solo in quel momento John si degnò di dare un’occhiata a quello che gli aveva dato lo storpio. L’ingresso del locale era immerso nella penombra, ma non fu difficile rendersi conto che quello che stringeva tra le mani era un semplice pezzo di cartone senza alcuna scritta particolare. Che si era aspettato di leggere? All you can drink? Maledetto negro.

«Senti, bello» lo apostrofò il donnone. «Se hai soldi da buttare sei nel posto giusto, altrimenti cambia aria che non ho tempo da perdere.»

John Ellen frugò nelle tasche sperando di ricavarci il necessario per farsi almeno un goccio. Negativo, amico; stiamo a zero.

Il donnone attendeva sbuffando. “Adesso mi butta fuori” pensò John. “Mi solleva con quelle sue braccia enormi e mi scaraventa in strada.” Invece: «Quindi, bello?» lo incalzò. «Hai scelto il tuo destino?»

Il tuo destino?!

«Pago io per lui.» L’offerta era arrivata da parte di un vecchietto smilzo con la faccia arsa dal sole, probabilmente uno dei tanti bifolchi che abitavano in quella parte di mondo. «Nessun problema immagino.»

Problema?! Quel matusalemme con gli stivali sporchi di letame lo aveva salvato. Nessun problema?! «No amico. Nessunissimo problema.»

Lo raggiunse ad un piccolo tavolo dove facevano mostra di sé una bottiglia di bourbon piena per tre quarti e due bicchieri, l’uno mezzo pieno, l’altro ancora vergine.

L’interno del locale, non più di una trentina di posti a sedere, era leggermente più luminoso dell’ingresso. Il donnone se ne stava in un angolo, forse osservando i clienti, forse facendosi i fatti propri.

«Vai che si parte» disse il vecchio, riempiendo il bicchiere vuoto di fronte a John.

Quest’ultimo non si fece pregare, lo sollevò e fece sparire il contenuto in un batter d’occhio. Si era scolato le peggiori schifezze nella sua vita, ma nulla avrebbe potuto prepararlo a quella merda. Aveva la sgradevole sensazione che tutti gli avventori del locale lo stessero osservando. Sorridere non fu facile, non con il corpo che pareva in fiamme, ma lo fece.

Il vecchietto fu lesto a riempirgli nuovamente il bicchiere. John osservò il liquido che sembrava danzare, afferrò il bicchiere e, tenendo sotto contollo il tremolio alla mano, si preparò a bere.

Tutti gli occhi dei presenti erano puntati su di lui; pur non distogliendo l’attenzione dal suo maledetto bicchiere di bourbon, poteva sentirli ridacchiare indicandolo: «Guardate che femminuccia!»…«Tra poco vomita»…«Cazzo ci fa una mezza sega come lui in un posto del genere?» Avevano ragione: Come diavolo era finito in quel posto?

«Va tutto bene? Hai bevuto un solo bicchiere!»

John stava sudando freddo e la voce del compagno di tavolo sembrava provenisse da un altro pianeta. «Suvvia giovanotto, basta così poco a metterti ko? Mi stai facendo fare una figuraccia.»

Uno, due, tre e anche il secondo drink sparì nel suo stomaco.

Il vecchio proruppe in una risata, fastidiosamente simile a quella del negro. «Bene così figliolo. Bene così.»

“Non va bene per niente” pensava invece John Ellen. Le luci del locale, che fino a un attimo prima gli erano sembrate soffuse, ora gli ferivano gli occhi. La testa gli girava come se si trovasse su una giostra, una di quelle ferraglie infernali sulle quali saliva quando era un marmocchio.

«Dai figliolo! Via con il terzo bicchiere.»

Tutti ridevano. Ridevano di lui.

«Forza figliolo. Il terzo è il bicchiere della verità.»

Quanto si stavano divertendo quegli stronzi? Decine di bocche, centinaia di denti aguzzi simili a zanne. E occhi, piccoli occhi rossi, occhi demoniaci. Anche il donnone rideva, tenendosi la pancia prominente con le mani. Un grosso scarafaggio fece capolino da un angolo della sua bocca per poi tornare a rifugiarsi all’interno dell’enorme corpo.

John Ellen chiuse gli occhi. Forza figliolo. Inspirò profondamente.

«Non sei altro che una nullità, John Ellen! Quelli come te non hanno il coraggio di ammazzare un cane, figuriamoci una donna.»

State zitti, maledizione! Che ne sapete di me? L’ho fatta fuori, quella troia. L’ho spedita direttamente al creatore.

Aprì gli occhi, agguantò il bicchiere e bevve per la terza volta. Niente cazzate: il terzo è il bicchiere della verità.

Nessuno rideva e nessuno aveva zanne al posto dei denti. Occhi rossi? Solo quelli dovuti all’alcol.

Il locale era uno schifo totale, con le pareti di un indecifrabile color vomito. Dov’era il bancone? Dov’era la cassa?

“Nessun problema” pensò. “Ci penserà questo campagnolo a pagare.”

John pensò e osservò, osservò e pensò. La testa gli girava incessantemente e dallo stomaco proveniva un gorgoglio fastidioso. Non avrebbe voluto pensare alla moglie, ma pensa e osserva, osserva e pensa, si ritrovò a pensare proprio a lei.

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia
  • Episodio 1: L’uomo nero
  • Episodio 2: Il vecchio bifolco
  • Episodio 3: La donna sorridente
  • Episodio 4: L’Abisso
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    Commenti

    1. Giuseppe Gallato

      Il linguaggio è il punto focale di questa serie, la centralità del tutto. Non il linguaggio dei personaggi, ma il tuo, quello della tua “penna”. Attraverso questo hai messo su un impianto narrativo che funziona: coerente nei personaggi, nei dialoghi e, soprattutto, nell’ambientazione. Una componente che mi affascina molto de “Il settimo bicchiere”.

    2. Antonino Trovato

      Micidiale questo episodio! Stai ritraendo un incubo maledetto in tutto il suo splendore, l’alcol è solo un veicolo, l’incubo di John è già insito in lui, doveva solo uscire fuori… bella lì Lady Mary, da morir da ridere😂😂!

      1. Dario Pezzotti Post author

        Non so se il donnone sia realmente lady Mary, Oscura follia si svolge in un universo parallelo a Eterno oblio.😉

    3. Micol Fusca

      John non è nemmeno passato per il limbo, lo hai accompagnato direttamente all’inferno. Ricordavo Lady Mary meno zannuta, ma sono felice di trovarla in splendide forme. Il mistero si infittisce e, molto sinceramente, non sarei sorpresa se da qualche angolo se ne uscisse pure Mister B.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Cavolo, sai che in una futura versione alternativa de Il settimo bicchiere potrei metterci davvero B!😂