
Il venditore
Fumo la pipa. Ho sempre fumato la pipa. La prima mi fu regalata da mio padre per il mio diciottesimo compleanno. ‘Adesso sei un uomo.’ Qualcosa del genere. I tempi cambiano.
Ho la mia pipa preferita, una vecchia amica. Consumata, sbocconcellata ma mia. La pipa non si presta, non si scambia.
Tutto questo lo penso al tavolino di un caffé soffiando volute azzurre verso l’alto.
Apro la borsa ed estraggo dei fogli. Leggo distratto l’intestazione. ‘Copia per il venditore’.
Li sfoglio. Giornata magra.
C’è la crisi, aumenta la concorrenza… o forse sono solo io a non avere più voglia di vendere prodotti scadenti a gente stupida.
Mi sento osservato, mi volto. C’è un uomo seduto al tavolino a fianco e mi guarda. Mi assomiglia, stesso naso adunco, capelli neri e lisci aderenti alla testa, solo più vecchio. Fa un cenno di saluto.
Rispondo con sorriso tirato. Nessuna voglia d’interazioni sociali.
“Non sono cambiati…” dice imperturbabile indicando i fogli davanti a me “Ero anch’io venditore di commercio.”
“Avrà senz’altro vissuto tempi migliori.” rispondo.
Guarda davanti a sé, sembra frugare nei ricordi.
“No.” si china in avanti “La vuole sentire una storia?”
Alzo le spalle ma non si arrende.
“Una giornata come questa. Ero rimasto a piedi. Un’ora ad aspettare il carro attrezzi, poi l’autorimessa con un meccanico indifferente.
Mi dice che si tratta della pompa della benzina o forse l’alternatore. Riesco a convincerlo. La batteria è nuova, la pompa non c’entra. ‘Vedo cosa posso fare, torni domani pomeriggio.’
Adesso avevo un dilemma, un appuntamento alle cinque. Potevo rimandare, ma avrei perso la vendita e non potevo permettermelo.
L’imbocco dell’autostrada non era lontano. Mi sentivo un idiota sotto la pioggia con il pollice teso. Infine, qualcuno mi vede e accosta. Salgo ringraziando.
Bella macchina, penso, non ne ho mai avuta una simile.
È un uomo sui cinquant’anni, capelli lunghi, occhiali da sole, si chiama Giovanni, Giò per gli amici.
L’auto prosegue veloce, silenziosa.
‘Ci crede lei nel destino?’ mi dice infine Giò senza preamboli.
Mi coglie alla sprovvista. Di solito la gente parla del tempo o di calcio.
‘Vuol dire che il nostro destino individuale è già segnato?’
‘Qualcosa del genere…’
‘No, preferisco l’illusione di poter decidere, di sbagliare ma con la possibilità di rimediare.’
‘Se non conosci il tuo destino, l’illusione è la stessa e conoscere il proprio destino può avere dei vantaggi.”
Lo guardo. Ha levato gli occhiali. È abbronzato con un volto solcato da rughe profonde. Uno sguardo intenso ma triste.
‘Molti anni fa,’ inizia ‘Mi sono messo in proprio come fotografo. Sognavo di fare il reporter di guerra, visitare paesi lontani, vivere una vita intensa, frenetica. Tutto quello che riuscivo a fare erano fotografie di matrimoni. Coppie bruttine in cerimonie squallide. Davanti a un cespuglio fiorito, in riva al lago o tra i girasoli. Lei stretta in un vestito due taglie troppo piccole, lui con la giacchetta attillata, il nodo della cravatta mal fatto, e i paggetti vestiti come nani alle nozze.
Che tristezza!’ continua senza sorridere ‘Le foto con il bordo sfumato a forma di cuore…’
Mi lancia una breve occhiata.
‘Quando parlo di destino, so di cosa parlo. Non esiste un destino individuale. Lei, accettando questo passaggio, ora condivide il mio. Cosa fa di lavoro?’
‘Venditore di commercio.’
Sorride.
‘La vuole sentire una storia?’
Non che io abbia molta scelta, penso, assentendo.
‘Un tizio mi parla di una specia di maga in una catapecchia giù al porto. Ci voglio andare?
Perché no, magari ne ricavo un reportage, qualcosa di originale da vendere a una rivista.
La sera stabilita, ci rechiamo al porto. Mi lascia sull’uscio di una costruzione di legno semi nascosta da ammassi di gomene, casse di legno e barili vuoti.
Entro. Una stanza piccola e scura, un tavolo al centro con una specie di tappeto sopra. Di fronte una donna nera, enorme, con i seni traboccanti, il mento affogato nel collo taurino, scialli colorati sulle spalle e sulla testa, pesanti collane d’oro e anelli su tutte le dita. Due neri impassibili seduti di fianco a lei.
Mi siedo. Mi chiede chi sono, da dove vengo, cosa faccio. Sorrido. Alla faccia della veggente!
Le donna inizia a cantilenare, oscillando il capo con gli occhi chiusi. Getta dei frammenti di ossa sul tavolo, li spazza con le mani, li raccoglie e li getta di nuovo. C’è una ciotola con dell’incenso. La donna fuma una lunga pipa, l’aria è pesante di fumo che mi annebbia la vista, mi prende alla gola, mi dà la nausea.
Poi si rivolge a me sporgendosi sul tavolo.
‘Vengono in molti dalla Madre Nera.’ dice ansimando con una voce roca, maschile ‘Vengono per conoscere il proprio futuro, poi fuggono da quella porta piangendo.
Tu non credi, per te è un gioco. Pensi di trarne vantaggio. Sei ancora in tempo, puoi andartene.’
Estraggo diverse banconote e le porgo alla donna.
‘Voglio conoscere il mio futuro…’dico con aria di sfida.
La donna sussurra
‘Fọtoyiya ni ayanmọ, ayanmọ ni fọtoyiya.’
‘La fotografia nel destino, il destino nella fotografia.’ traduce uno dei neri al suo fianco.
Estrae un mazzo di carte. Lo mescola. Ci sputa sopra. Lo rimescola. Lo apre a ventaglio. Fa un gesto come dire prendi.
Estraggo una carta. Asso di picche. Sono quasi imbarazzato dalla farsa. Tutto qui? Indovina una carta?
Mi fa segno con l’indice e il medio di girarla. Un istante prima il dorso era rosso adesso c’è una foto. Sono io.
Complimenti, penso, bel trucco.
Un’altra. La giro. Mio fratello in una bara. È morto per un incidente dieci anni fa. Non può saperlo. Non può…
La donna mi prende la mano, la gira a palmo in su, vi appoggia il mazzo e vi richiude sopra le dita. Sento come una vampata salirmi lungo il braccio. Mi sento mancare.
Apro gli occhi. Quanto tempo è passato?
La stanza è vuota. Un tavolo ricoperto di polvere, due sedie rovesciate. Vuota.
In qualche modo arrivai a casa. Avevo la febbre, deliravo. Per tre giorni rimasi prostrato sul letto, con appena la forza di bere dal lavandino.
Mi era tutto chiaro: il fumo, l’incenso. Mi avevano drogato e io ci ero cascato da ingenuo contribuendo, come chissà quanti altri, alle catene d’oro e agli anelli…’
Giò si ferma, come preso dal ricordo. Lascio vagare lo sguardo sulla distesa infinita di campi tagliata da filari di alberi scuri che passa veloce oltre il finestrino.
Il mio destino… mi piacerebbe conoscerlo, mi terrorizzerebbe conoscerlo.
‘Sono diventato famoso, sa?’ continua d’un tratto Giò interrompendo i miei pensieri ‘Sono stato in Cecenia, in Siria, in Irak. Sempre in prima linea. Il più spericolato, il più coraggioso, per alcuni il più pazzo. Sono saltato in aria su un mezzo americano, ferito da un Mujaheddin, fatto prigioniero, liberato e catturato una seconda volta. Le mie fotografie sono state pubblicate in tutto il mondo…’
‘Complimenti.’ dico io senza molta convinzione.
‘Non è un merito. È il mio destino.
Vede, quando finalmente riuscii ad alzarmi, rividi il mazzo di carte sul tavolo. Allungai la mano tremando.
Da quel giorno la mia vita cambiò poiché in quelle carte c’era tutto il mio futuro. La donna che divenne mia moglie, un amico che persi in un incidente, l’episodio dell’ordigno improvvisato in Irak, il premio che vinsi per un reportage. Tutto.
Capisce? so come morirò e quando.’
Non credevo a una parola, naturalmente, e quello che più mi preoccupava era il suo stato mentale mentre sfrecciavamo in autostrada sotto una pioggia battente. In auto con un esaltato, la mia fortuna continuava.
Ci fu un lungo silenzio. Mi sforzavo di trovare qualcosa da dire…”
L’uomo al tavolino del bar si è interrotto. Lo vedo estrarre una pipa e una busta di tabacco. Abbiamo qualcosa in comune. Riempie la pipa, l’accende e tira alcune boccate, poi riprende guardando fisso dinnanzi a sé.
“Giò estrae dalla tasca una carta e me la porge.
‘La porto sempre con me.’
Re di picche. Lo giro.
Fu l’ultima cosa che vidi…
In quell’istante l’auto che ci precedeva iniziò a sbandare, colpì il guardrail e rimbalzò di traverso in mezzo alla carreggiata. Cercai di afferrarmi al sedile gridando, mentre la colpivamo in pieno. Iniziammo a girare vorticosamente. Strisciammo lungo la barriera in una pioggia di scintille e un fragore di lamiera. La nostra auto attraversò la carreggiata, saltò sul cordolo come un giocattolo e precipitò per una scarpata capovolgendosi più volte.
Lampi di luce, lampi di dolore. L’abitacolo denso di fumo acre.
Quel cartoncino lucido fu ultima cosa che vidi, mentre mi si spegneva la vista, mentre perdevo conoscenza. C’era l’immagine di un ammasso di rottami, il tetto sfondato e una portiera posteriore spalancata.
Una borsa e dei fogli sparsi nel fango.
Fogli bianchi su cui di poteva leggere in alto: ‘Copia per il venditore’. ”
L’uomo si è alzato. Guarda verso il cielo.
“Sta per piovere.” e senza salutare si allontana.
In quell’istante il mio cellulare si mette a vibrare.
“Pronto?”
È il meccanico, era l’alternatore, mi dice.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
In tutta sincerità devo dirti che dapprima lo avevo mollato questo tuo lavoro.
Tu ci racconti di un tizio che incontra un uomo e questo gli racconta che una volta ha incontrato un uomo che gli racconta… A metà avevo lasciato perdere. Invece poi l’ho ripreso, solo per curiosità, e devo dire che ne è valsa la pena. Alla fine fai quadrare il cerchio, tutto si intreccia e la pipa fa da elemento di congiunzione.
Caro Francesco, mi spiace averti perso per strada, ma dono contento che l’hai ripreso. Avrei potuto ridurre gli attori in causa usando un’altra formula (… mi raccontò che…) ma mi sembrava che comunque si riuscisse a seguire gli eventi. Se vorrai leggere gli altri racconti della serie li troverai più lineari. Un caro saluto.
Si capisce che il racconto mi è piaciuto, no?
Di questo racconto ho apprezzato soprattutto il ritmo narrativo, vario e sempre più incalzante. Il tema del destino è intrigante. Si potrebbe discutere a lungo sui punti di vista che ciascuno di noi ha sull’argomento.
Una storia densa, concentrata, senza divagazioni superflue. Una trama che si presta per essere sviluppata in una serie o magari in un romanzo.
L’effetto di questa lettura su di me: curiosità, sconcerto e un leggero brivido finale.
Cosa chiedere di più come compenso per questi miei tentativi letterari. Grazie
Molto bello questo librick, mi è piaciuto!
Molto bello questo librick, mi è piaciuto
Grazie. Sono contento che ti sia piaciuto!
Scusa il doppio commento, ma avevo problemi di connessione