Il volo dell’avvoltoio

Serie: Zug


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una nuova avventura dello Zug

Data e ora: 1 maggio 2023, 18.00 (ora locale)

Quadrante: Polonia orientale

Numero uomini: 15

Armi: Heckler & Koch G36

Obiettivo: distruggere deposito di munizioni in Bielorussia

***

Il C130 Hercules procedeva veloce, forse a ottocento chilometri all’ora. Presto, lo Zug si sarebbe paracadutato in High Altitude Low Opening sulla Bielorussia. Come al solito, mentre il BND indagava, loro dovevano agire.

Nell’attesa che si accendesse la luce verde e il vano posteriore si spalancasse come una lingua sul vuoto, Egon Meyer controllava alcuni appunti. Le mani con cui li consultava avevano ancora le cicatrici e i calli che si era procurato in Afghanistan.

Si ricordò della missione precedente, nel Negev, dove aveva indossato la Flecktarn Dragon desertica proprio come durante la missione ISAF. Quella sul dorso della mano, ad esempio, era il ricordo di una sparatoria contro miliziani filotalebani a Kundus.

«Signor tenente, non riposa?» gli si rivolse il caporale Axel Weber.

Egon lo guardò sorridendogli. «No. Devo ripassare». Era pur vero che nelle ultime settimane stavano combattendo tanto, da un angolo all’altro dell’Eurasia, e proprio per questo voleva dimostrarsi forte e resistente.

«Capisco, signor tenente». Axel non era il puro frutto della tradizione militare prussiana, era nato in Baviera. Quando gli antenati di Egon combattevano l’impero di Carlo V, forse quelli di Axel si ubriacavano di birra e seguivano la messa in latino.

Egon però non intendeva discutere di religione, né di nazionalismo tedesco. Ritornò alla riga che aveva abbandonato: “A Minsk si trova il…”.

Un colpo improvviso lo sorprese e a lui sfuggì un sussulto.

Come tutti.

Per un momento sembrò non succedere nulla, ma quando le luci interne si accesero come se fosse stato illuminato un albero di Natale, Egon capì che stava succedendo qualcosa.

«Tenetevi forte» si udì la voce del comandante del volo. «Siamo stati colpiti».

Non era possibile! La Polonia è un paese amico della Germania, chi poteva avergli sparato addosso? Doveva essersi trattata di una batteria contraerea, non un jet che come un cavallo di Troia si era avvicinato per pugnalarli alle spalle.

Il C130 si inclinò in maniera paurosa.

***

Il C130 non sembrava più un uccello maestoso come un’aquila, ma un rottame. Per fortuna non si era schiantato al suolo, il comandante aveva compiuto un atterraggio di fortuna.

«State tutti bene?». Egon scrutò uno a uno i suoi uomini.

Lo Zug annuì.

Egon strinse le mani sull’Heckler & Koch G36. «Molto bene. Sapete cosa dobbiamo fare».

Si mossero tutti verso occidente.

***

Dopo un’ora di marcia, giunsero in vista della postazione contraerea che le intelligence militari di Germania e Polonia assieme avevano indicato come quella colpevole dell’abbattimento.

Egon sentiva il desiderio di vendicarsi.

Lo Zug si divise in tre gruppi, uno agli ordini di Egon, il secondo di Axel e il terzo di Tobias Keller. Avanzarono, travolsero le sentinelle come se fossero un solo martello pneumatico, se non un martello pneumatico di tre punte.

I polacchi soccombettero come nulla.

Di lì a poco Egon fu all’ombra delle canne delle armi che ancora puntavano il cielo.

«Cosa succede qua, chi siete!».

Egon si voltò a guardare. «Sei tu l’ufficiale in comando di questa batteria, non è vero?».

«Sì, sono io». Lo fissò con rabbia.

Egon sguainò la baionetta. «I traditori sul libro paga di Mosca non mi sono mai piaciuti». Lo sgozzò, poi si asciugò del sangue. «Adesso… via di qua».

Serie: Zug


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. magnifico quando si asciuga del sangue! E speriamo che gli rimanga per sempre sulla carta da lettere con cui questo signore scrive ai suoi!