La Via Della Morte

Serie: La Muerte Dorada


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: ….

Ksenia era seduta sul letto, ferita dalle parole dure di Cassandra dopo litigio scoppiato al rientro.

Le sue lacrime silenziose come piume, le cadevano sul vestito. Cassandra aveva fatto archiviare la sua causa evitando di presentare le prove decisive. L’aveva assunta in una collaborazione a stretto contatto, un servizio sociale che le permetteva di seguirla da vicino, lontano dalle tentazioni subdole della strada. La notte si consumò con i gemiti di Cassandra, venerata e sottomessa dai colpi di Ksenia.

«Mi ricordo ancora quando mi chiedesti il permesso per regalarmi il fiore Gul-e Maryam, la tuberosa persiana» le sussurrò all’orecchio baciandole le labbra prima di uscire.

Lasciò Ksenia dormire e si diresse verso la piazza per andare a prenderle una colazione speciale. Trovò il vecchio che aveva in mano una piccola statuetta della Vergine di Guadalupe. Il suo indice le stava indicando una strada. Camminò oltre la piazza, trovandosi in una stradina stretta e claustrofobica. Le lastre di pietre erano avvolte da radici secche di edere, che si diramavano nel loro scuro colore fino ad arrivare ad una porta rossa. Le pareti della casa erano di adobe, il pavimento di terracotta e le candele accese ovunque. 

La Vergine di Guadalupe spiccava sopra un piccolo altare con teschi di zucchero, bottiglie di mezcal disposte in ordine e cempasúchil secchi appesi al soffitto. La signora era seduta su una sedia di legno, al centro della stanza.

Era piccola, raggrinzita e con la pelle scura. I suoi capelli bianchi erano sottili, raccolti in una treccia che le scendeva lungo la schiena. Gli occhi erano due orbite vuote coperte da una membrana bianca e lattiginosa.

«Siediti, mija, io sono Imelda e tu sei l’americana» disse la vecchia.

«Ho sentito un nome» esordì Cassandra. «Santa Muerte.»

Imelda iniziò.

«Dolores era già conosciuta al paese di  La Quemada. La ragazza che parlava con le ombre. Un dono che spaventava, ma lei lo portava con cura, fede e amore.»

«La muerte es solo el comienzo. Tú no eres un hombre, Dolores volverá por ti, por lo que le quitaste.» disse la madre di Carlos quando parlò a suo figlio attraverso di lei.

Cassandra toccava un petalo secco di cempasúchil mentre ascoltava.

«Un anno dopo, nella notte dei morti, Carlos andò al lago nero legando una corda a doppio nodo su un ramo giovane, forte e fiero. Rafael il nonno paterno di Dolores venne impiccato perché aveva scoperto la verità sulla morte di sua nipote. Da allora vaga irrequieto in cerca della persona che possa raccogliere la sua testimonianza e mettere fine al suo dolore, concedendo il sacro riposo a sua nipote.»

«Rafael..il vecchio» ripeté Cassandra mentre il petalo secco si era completamente sgretolato tra le sue mani.

Imelda annuì lentamente con la testa.

«Dolores nel corso del tempo abbracciò tutti i membri della discendenza del suo carnefice, nessuno sopravvisse. La Muerte Dorada appariva e li prendeva.»

«El Lago de la Luz» continuò Imelda. 

«Così lo chiamavamo. Perché ogni anno, nella notte del 31 ottobre, intorno all’acqua si accendevano lanterne messicane dove i fiori arancioni brillavano come se il lago fosse un altare in attesa.»

Imelda cercò la mano di Cassandra.

«Ora lo chiamano lago nero, perché si sono dimenticati della storia e i corvi sono gli unici testimoni rimasti.»

La vecchia sorrise, un sorriso triste accompagnato dalle lacrime che colmavano le sue rughe, come il letto di un fiume.

«Dolores, era la sorella di mia madre, mia zia e il sangue del mio sangue. La mia famiglia non l’ha mai sepolta perché non abbiamo potuto.»

«Tu puoi darle la sepoltura, il silenzio e la sua pace. Così come puoi dare riposo all’anima stanca di Rafael» concluse Imelda.

 Sulla soglia dell’entrata, nel punto esatto in cui la luce della casa non arrivava, c’era una lanterna accesa. Un’altra stava viaggiando in direzione del lago di Piediluco. Cassandra, uscita dalla casa passò davanti al Santuario di Santa Chiara. Vide un gruppo di monache che stava entrando all’interno tenendo al guinzaglio un cane, incuriosita entrò. La teca di vetro era al centro illuminata da una luce calda, proiettata dal basso. Dentro, il corpo della santa donna con i segni del dolore spirituale della Passione.

Le monache cantavano e il suono riempiva la chiesa, fino a quando una voce si distorse dal coro cominciando ad incrinare l’aria. Non la voce gregoriana, ma un suono mistico che si confondeva con l’odore dell’incenso e della cera.

«Santa Muerte no es la muerte.»

Cassandra si irrigidì. Le parole le rimbombavano nella mente: Santa Muerte no es la muerte. La morte non è la fine. È una soglia. Un’attesa.

Poi una mano cadaverica e rattrappita si posò sul suo braccio, il volto si girò di colpo.

L’abito nero e il velo bianco facevano da ornamento a quel viso tanto grottesco e cupo, una presenza che non doveva appartenere a quel luogo. Gli occhi erano cuciti, le palpebre erano attraversate da un filo spesso e nero, che entrava nella pelle da un lato e usciva dall’altro.

«Santa Muerte no es la muerte.»

Tutte le voci delle monache si unirono riempendo la chiesa. La suora aprì la bocca e iniziò a mangiare il Pan de Muerto facendo colare la bava nera che usciva ai lati della bocca.

«La vida es solo un sueño en el camino de la muerte.» dissero le altre monache in coro.

La monaca cieca rimosse le dita dal suo braccio. 

«La vita è solo un sogno lungo la via della morte» ripeté Cassandra.

Il suo sguardo tornò sulla teca e non vide Santa Chiara. Vide la sua Ksenia. Vide il suo amore e il mondo che si sgretolava crollando in un istante. Lo Xoloitzcuintle, il cane sacro che accompagnava i morti nell’aldilà era davanti alla teca. Le sue zampe, erano sopra al sale che scendeva come granelli di una clessidra rotta. Ksenia non aveva l’abito nero, ma un vestito di foglie di Papel Picado, dove teschi, scheletri e fiori avvolgevano il suo corpo. Cassandra sentì il cuore che martellava sulle costole. In lacrime iniziò a sbatté le palpebre e la teca tornò. Santa Chiara era lì con il volto sereno, le mani giunte e l’abito da monaca.

Continua...

Serie: La Muerte Dorada


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. In questo nuovo capitolo ho sentito molto di più il peso emotivo della storia. Non c’è solo l’elemento oscuro e visionario a caratterizzarla, ma tutto sembra ruotare intorno alla paura della perdita, e questo rende le immagini meno decorative, forse più fuzionali.
    La scena con Imelda costruisce bene il mito, ma è soprattutto l’ingresso nel santuario a lasciare, secondo me, il segno.
    Mi ha colpito anche il modo in cui folklore messicano e ambientazione italiana si sovrappongono quasi senza confini, come se Cassandra non sapesse più distinguere ciò che vede da ciò che teme. Il finale mi è piaciuto tantissimo e ho avuto l’impressione che l’orrore diventi personale. Non è più soltanto la leggenda di Dolores, ma la possibilità concreta di perdere Ksenia.

    1. Ciao Cristiana 😀 grazie mille del bellissimo commento, descrivere le emozioni di orrore di Cassandra dal suo punto di vista mi permettere di non scendere nella banalità, nella solita minestra di questo genere di racconti. Per gli elementi del culto messicano non ti nego di aver fatto delle ricerche per capire meglio come esporre la scena che avevo in mente. Grazie mille del tuo tempo ♥︎

  2. Ciao Skǫll! Mi accorgo solo ora che devi aver fatto una bel lavoro di ricerca per trovare tutte queste informazioni sulla cultura mesoamericana. L’atmosfera cosmopolita di questa serie è unica👏🏻

    1. Ciao Nicholas 🙂 grazie del bellissimo commento. Sono stato sempre affascinato dalla cultura latina riguardo alle credenze mistiche. Non ti nego che per non scadere nella banalità ho dovuto cercare si, leggere e approfondire. Desideravo creare qualcosa a tema, senza solcare sempre i soliti argomenti già scritti. Apprezzo molto il tuo commento, grazie mille.