IMPOSSIBILE

Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione


Paladino era alla ricerca di Capitan Splatter. Sulle prime non aveva idea sul come trovarlo. Poi, ebbe un’illuminazione: dove c’erano cadaveri nazisti, lui era lì. Paladino vagò per ore nel campo di battaglia. Ma non lo trovò. Possibile che se ne fosse andato? Possibile che quello psicopatico avesse rinunciato a una possibile bella strage? Non era da lui: dove vedeva dei nazifascisti, o cloache del genere, gli brillavano gli occhi e procedeva con lo sterminio. Non che Paladino condividesse le idee dell’Asse, ma aveva pietà per i suoi soldati. Con davanti Capitan Splatter che li massacrava con i suoi poteri telecinetici, chiunque avrebbe ricevuto la solidarietà di Paladino. Trovò infine Capitan Splatter nascosto in un edificio per metà sventrato dalle bombe, per l’altra metà ricoperto di cadaveri. «Capitan Splatter!» lo chiamò.

Quello alzò il capo. «Oh, ciao».

«Ma… Che fai? C’è una battaglia in corso. Non uccidi nessuno? Ci sono tanti nazisti da uccidere!».

«Sarebbe bello! Ma… non posso!».

Capitan Splatter stupiva di continuo Paladino. «E perché?».

«Potrei dare un contributo rilevante allo schieramento sovietico. Potrei rovesciare gli esiti della battaglia».

«Ma la battaglia sarà vinta dai sovietici!» sottolineò Paladino.

«Lo so» rispose con voce aspra Capitan Splatter. «Solo che potrei far capitolare prima i nazisti. Guardami! Sono più potente di un’arma atomica. Ho un potenziale offensivo enorme. Non mi limiterei a sterminare qualche plotone. Potrei far sparire dalla faccia della terra l’intera armata di Von Paulus!».

«E quindi?».

«Quindi non posso fare nulla» pronunciò con frustrazione Capitan Splatter. «Se intervenissi, sterminando l’armata nazista, cambierei il corso della storia. Tremila anni fa, vabbé, ho ucciso dei sumeri. Ma annientare un’armata nazista cambierebbe la storia, e faciliterei il contrattacco sovietico. Forse, se intervenissi, nel 1945 i sovietici conquisterebbero l’intera Germania che mai sarebbe stata spaccata in due, che ne so!».

«Sì, ma adesso? Siamo qui, nel 1942. Non possiamo andare avanti, per colpa di questa bolla temporale. Dobbiamo andare nel 2211 e impedire ai Tank di invadere la Terra». Era strano ma per lungo tempo aveva pensato che l’unica minaccia alla Terra fossero i Darganiani, o Starseaters. Invece, a quanto pareva, non erano più di tanto temibili, o determinati nella distruzione della Terra. Erano i Tank i nemici più infidi. Se si arrivava fino al 2211 che la Terra c’era ancora, voleva dire che i Darganiani avevano desistito dal loro piano di prosciugare la luce del sole. Chiodo scaccia chiodo, morto un papa se ne fa un altro. Un nemico dopo l’altro. Tolti i Darganiani, ecco i Tank.

«Sì. Hai un’idea sul che cosa fare?» gli domandò Capitan Splatter.

Paladino fece scena muta, come se il suo interlocutore fosse un professore e lui non sapeva cosa rispondergli. Vedendo che Capitan Splatter insisteva a fissarlo, rispose: «No. credo sia… impossibile».

Capitan Splatter scoppiò a ridere, dimentico della sua frustrazione e che intorno i combattimenti continuavano. «Quando ero sul pianeta dei dinosauri ho studiato queste cose. Viaggi nel tempo, paradossi, bolle temporali. Dobbiamo intervenire sulla bolla temporale e distruggerla. Solo così potremo muoverci nel tempo».

«Bene. Sembra semplice… ma non lo è».

«Non lo è, infatti. Se ti ricordi bene, la bolla temporale è provocata da una reazione nucleare del sole. Noi dobbiamo mettergli fine. Scoppiata la bolla temporale, andremo avanti».

«Ci dobbiamo muovere nello spazio». Paladino si sentì uno studente di fisica, lui, che non sapeva neanche cosa comportasse la teoria della relatività.

«Esatto».

I due raggiunsero il triangolo con gli aerei nazisti e quelli più antiquati sovietici che passavano accanto. Tornarono nell’abitacolo e l’astronave si mosse da lì abbandonando l’Europa in guerra, il mondo in guerra, per un’altra guerra. «Come possiamo mettere fine a questa reazione?» domandò Paladino.

«Vediamo… spero di aver ragione» fece fra sé e sé Capitan Splatter. «Sì, ecco!» gioì poi, dopo qualche minuto. Intanto l’astronave Tank aveva compiuto un lungo viaggio fra le stelle.

«”Ecco” cosa?».

«Darganiani!».

«Nemici» sentenziò Paladino.

«Nel 2015 non so. Nel 1942 di sicuro non nemici nostri».

«Che vuoi dire?».

«Loro possono aiutarci».

«Pazzesco!».

«È un altro tempo. Adattati, Paladino». Nell’astronave risuonò un ringhio, che diceva qualcosa.

«È lingua Tank. Noi non la conosciamo. Gli scrivo qualcosa in inglese. Gli dico che siamo terrestri» disse Capitan Splatter.

«S-sì» rispose diffidente Paladino. Aveva combattuto i Darganiani nel 2013 e poi nel 2015. Nel 1942 non c’erano neanche le avvisaglie dei futuri scontri. Poteva stare tranquillo.

A livello razionale.

A livello inconscio era ancora diffidente.

Di nuovo risuonò il ringhio, rasposo, fastidioso, ma che rispondeva in inglese: «Non sapevamo di terrestri capaci di raggiungere simili luoghi».

«Veniamo dal futuro». Capitan Splatter recitò quel che stava scrivendo. «Abbiamo bisogno di voi».

«Che volete?».

«Bloccare la reazione termonucleare del sole che ha creato la bolla temporale. Senza di essa potremmo viaggiare nel tempo, nel futuro».

«Ma se venite dal futuro, come avete fatto a raggiungere questo presente? Vuole dire che potreste aggirare gli ostacoli causati dalla bolla temporale».

«È una storia lunga. Veniamo sì dal futuro, ma adesso proveniamo dal passato. Dobbiamo proseguire e far scoppiare la bolla temporale, altrimenti rimarremo bloccati in questo presente».

«Sulla Terra, secondo le nostre informazioni, l’anno corrente, almeno secondo la civiltà più… potente, è il 1942. In che anno volete arrivare?». Paladino notò l’esitazione nella voce nel definire la civiltà occidentale come la più potente. Il fatto era che se sulla Terra nazisti e fascisti da una parte, comunisti e democratici dall’altra si scannavano, nell’universo c’erano civiltà ben più potenti, che avrebbero spazzato via la popolazione terrestre in un soffio, senza avere il tempo di morire di raffreddore.

«Il 2211».

«Va bene. Ho capito. Avvicinatevi alla nave intermedia e ci incontriamo».

«Okay».

Paladino guardò Capitan Splatter. «Dobbiamo fare attenzione».

«Faremo attenzione» rispose con sufficienza Capitan Splatter.

«Lo spero». Paladino strinse il pugno, e per un momento ebbe timore di creare una sfera d’energia che avrebbe sventrato dall’interno il triangolo. Per fortuna non creò nulla. Il triangolo si avvicinò alla nave intermedia, poi fu colto da un gran tremore. Era stato agganciato. «Li hai mai visti, i Darganiani?» domandò a Capitan Splatter, andando con il suo alleato alla porta.

«Per la verità no» ammise Capitan Splatter, aprendola. «Come sono?».

«Bruttissimi».

«Bah… mai quanto i fascisti di De Caroli». Quello fece un gesto di sufficienza.

Oltre la porta c’era un tunnel pieno di nebbia.

Lì dentro si mossero delle sagome. Darganiani.

A Paladino sembrava strano incontrarli per parlamentare con loro. Non era abituato a vederli come alleati. Solo come nemici. I Darganiani accompagnarono i due in un vasto salone. Capitan Splatter, si accorse Paladino, rabbrividiva. Non era più di tanto gradasso, ora. Qualcuno dei loro accompagnatori sgranocchiava un lingotto di luce solida come se fosse una tavoletta di cioccolato. Nel salone incontrarono i capi Darganiani, che in inglese chiesero loro cosa volessero da loro due terrestri vestiti in maniera così inusuale. Conoscevano bene la popolazione umana, si accorse Paladino. I due spiegarono la loro situazione, il loro peregrinare nel tempo e nello spazio. L’incontro di Pazuzu e la minaccia dei Tank nel futuro. Infine, i Darganiani accettarono l’idea di bloccare la reazione termonucleare del sole e permettere loro di proseguire il viaggio nel tempo. Non solo, ma i Darganiani avrebbero combattuto i Tank nel 2211.

«Non c’è da fidarsi fino in fondo di costoro» sussurrò Paladino a Capitan Splatter, come se loro due fossero dei congiurati. «Fra qualche decennio io li combatterò perché aspireranno a prosciugare di luce il sole».

«Lo so. Poi vedremo» rispose il Capitano.

Era tutto così dannatamente aleatorio.

Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Ciao Kenji, di questo episodio mi ha colpito maggiormente una “verità”: “Il nemico di domani, potrebbe essere l’alleato del presente”. Triste, ma vero. Siamo bandiere al vento.

    1. Ciao Micol! Infatti tieni conto che a fine XIX secolo il Regno d’Italia era alleato con gli imperi di Austria e Germania, poi li tradì durante la Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale la combatté al fianco di Hitler