In cerca di un rifugio

All’interno del piccolo bar, dopo il notiziario serale, erano rimasti solo in quattro: il titolare intento a pulire bicchieri con uno strofinaccio un tempo bianco, un uomo ben vestito dalla cravatta slacciata capitato lì per caso, un beone probabilmente habitué del posto per come parlava con il titolare poco prima che iniziasse a trattenere il vomito tra le mani e un quarto tipo anonimo, entrato poco prima del telegiornale, che aveva solo dato due sorsi alla sua birra americana.

Il titolare posò l’umido e sudicio straccio sul bancone sbuffando e alzando gli occhi al cielo, l’ubriacone stava sicuramente imbrattando la toilette, e si avviò per controllare se fosse tutto in ordine.

L’uomo in cravatta leggeva attentamente qualcosa sul suo iPhone.

Il quarto uomo si guardò dunque intorno cercando di restare nel suo anonimato, si alzò reggendo la birra, fece qualche passo verso il bancone lanciando uno sguardo fugace all’altro cliente rimasto nella saletta con lui, che nemmeno lo notò, poggiò la bottiglia sul piano, frugò nelle tasche, con in mano i pochi spiccioli trovati tracannò avidamente la sua bevanda ormai diventata calda e sgradevole, lasciò il denaro, abilmente si impossessò del cappello e degli occhiali da sole lasciati dal beone sullo sgabello adiacente al proprio e uscì dalla porta senza più voltarsi.

  • Mannaggiaagiudacriminale! Ce l’ho fatta per un pelo. Non mi hanno riconosciuto, eppure il mio volto era ben evidente in TV. Che imbecilli.

L’uomo continuava a sistemare il cappello maniacalmente e nonostante fosse ormai sera indossava gli occhiali da sole quando all’improvviso un’idea più veloce della luce gli trapassò il cervello.

  • E se invece mi avessero ignorato di proposito e stessero aspettando che io facessi un passo falso? E se l’uomo elegante stesse contattando gli sbirri? E se i due si fossero messi d’accordo per allontanarsi e anche loro stessero per chiamare i piedipiatti?

Il ladro di cappelli si voltò e iniziò a camminare più velocemente, non conosceva per niente quella parte della città e stava girando a zonzo intraprendendo vie a caso come se volesse seminare un inseguitore, che però era solamente immaginario.

Sperduto, si ritrovò all’interno di un piccolo giardino con quattro panche, su una di esse era seduta una coppia di amici. L’uomo, che aveva tolto gli occhiali da sole per vederci meglio, si avvicinò ai due ragazzi.

  • Ciao ragazzi – esordì cercando di darsi un tono sicuro – avete d’accendere? – chiese con la sigaretta tra le labbra.

Uno dei due lo fissò per qualche istante, poi iniziò a tremare.

  • Che ti prende fratello? – chiese l’amico
  • Prendi tutto quello che vuoi. – disse il ragazzo mentre svuotava le tasche ignorando l’amico.
  • Ma che stai facendo?
  • Corri! E’ il serial killer!
  • Oh cazzo!

I due si dileguarono nell’oscurità a gambe levate.

  • Mannaggiaagiudainfame! Manco una sigaretta posso fumare! Ma chi me l’ha fatto fare? Perché non me ne stavo a casa stamattina? Invece no! Dovevo per forza andare alla ricerca di guai, dovevo per forza prendere quella fottuta borsa di cuoio!

L’uomo diede una pedata alla panca procurandosi non poco dolore, raccolse il cellulare, l’accendino e il portafogli che il ragazzino gli aveva lasciato prima di fuggire e zoppicando lasciò il parco nella direzione opposta.

Fumava nervosamente il ladro. Il dolore al piede era quasi svanito quando passò davanti a un cinema, sembrava abbandonato ma le luci erano accese e la macchina del popcorn in funzione. L’uomo spinse la porta, indossò nuovamente gli occhiali da sole, si sistemò il cappello, si guardò intorno e identificata la biglietteria si diresse a grandi passi verso di essa.

  • Non ci sono più spettacoli per questa sera, l’ultimo è iniziato dieci minuti fa.
  • Non importa, mi dia ugualmente un biglietto!
  • Ma signore, il film è già iniziato.
  • A maggior ragione! Sarebbe così gentile – diceva l’uomo a denti stretti – da non perdere altro tempo e darmi un biglietto?
  • Fanno otto e novanta. – l’uomo guardò di sottecchi quello strano cliente, un uomo molto bizzarro.

Il ladro pagò il biglietto e si diresse verso l’unica sala del piccolo cinema.

L’uomo della sicurezza lanciò un’occhiata verso il bigliettaio, che gli fece cenno di lasciarlo passare imitando con l’indice della mano la mancanza di qualche rotella.

La sala era buia e poco piena. Il ladro scendeva lentamente i grandi gradini cercando di individuare una fila completamente vuota, la trovò circa a metà sala. L’uomo si accoccolò sulla vecchia poltrona e poggiò cappello e occhiali su quella di fianco iniziando a guardare il film, spesso dava un occhio indietro per accertarsi di non ricevere sgradite sorprese.

L’uomo sprofondò ancor di più nella sua poltrona dalla discutibile comodità quando sentì vibrare qualcosa in tasca, premonitrice di una tempesta vicina. Era il cellulare del ragazzino, che dopo due vibrazioni iniziò a diffondere un’orrenda musica latino-americana.

Il pubblico presente in sala iniziò a mormorare. L’uomo non era molto propenso alla tecnologia e ai moderni telefoni ma sapeva che bastava pigiare un tasto rosso per staccare la chiamata in entrata. Purtroppo il tasto mancava, l’unica alternativa era rispondere.

Il ladro provò istintivamente a fermare il tono di chiamata coprendo il cellulare con le mani ma l’azione non espletò l’effetto desiderato e mentre i primi clienti spazientiti iniziarono a lamentarsi ad alta voce il telefono finì di squillare. Il ladro si nascose ancor di più, se possibile, dietro lo schienale della sua poltrona facendosi piccolo piccolo. Passarono pochi secondi e il cellulare riprese a squillare.

  • Restate a casa quando non avete voglia di seguire il film! – tuonò un ragazzo.
  • Maleducati! – disse un secondo uomo.

Doveva a tutti i costi rispondere. Fece scorrere con l’indice il tasto di risposta sullo schermo – Pronto? – sibilò l’uomo. – Dove sei? Torna a casa che la cena è pronta e si fredda! – urlò una donna dall’altra parte, probabilmente la madre del ragazzo.

  • Non posso parlare.
  • Dove sei! Perché parli così piano? Non capisco nulla.

L’uomo staccò la chiamata.

La sala non era molto grande e nonostante il ladro avesse parlato sottovoce la gente indispettita intonava sonori versi con la bocca intimando il silenzio, non rendendosi comunque conto di creare ancor più rumore.

Il cellulare iniziò a vibrare e squillare nuovamente, l’uomo raccolse le sue cose e si alzò mentre il resto del pubblico iniziò a lanciargli contro popcorn, bottiglie vuote e qualsiasi cosa non servisse più. Il film venne interrotto, si accesero le luci, il ladro portò le mani davanti agli occhi mentre il cellulare suonava ininterrottamente. La gente urlava, l’uomo della sicurezza sostava davanti la porta. Passato l’accecamento momentaneo, il ladro, riaprì gli occhi tenendo il telefono squillante ancora in mano. Un uomo si alzò gridante – E’ il killer! L’ho visto alla TV!

I clienti presi dal panico iniziarono a lasciare i propri posti dirigendosi verso l’uscita, l’uomo della sicurezza fu sballottato via e in pochi minuti la sala si svuotò.

Il ladro in preda al panico lanciò il cellulare contro il pavimento – Mannaggiaagiudatecnologico!

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Discussioni

  1. Bella la trovata per questo lab, mannaggiagiudatecnologico! ? E si, mi piace anche l’idea degli intercalare, che contribuiscono a dare un tono leggero, buffo se così si può dire, ad una vicenda che ha pur sempre per protagonista un serial killer

    1. Ciao Bomber, contento che piacciano anche a te le avventure del povero ladro.
      Mi sa però che è arrivato il momento di fare chiarezza sul poveraccio. Vediamo se riuscirò con questo lab o con il prossimo.
      A presto

  2. Mi piacciono molto i tuoi Lab, legati dalle avventure del solito personaggio. Anche i dialoghi puntati mi hanno incuriosito.
    Il tuo protagonista è perseguitato dalla sfiga, porello, forse dovrebbe lasciare in pace Giuda.
    Lo stile è molto accattivante e la storia ricca di suspance.
    Complimenti

    1. Molto felice che questo personaggio ti abbia appassionato ?
      Non so perché ma con la mia tastiera non riesco a inserire le caporali con il comando apposito, quindi mi sono inventato l’elenco puntato per i dialoghi, ecco spiegato l’arcano ?
      Quando inizierò ad autopubblicarmi spero proprio che continuerai a leggermi
      A presto

  3. Ciao Eliseo, molto carina l’idea della storia per il lab, sono nuova, ma sono andata a sbirciare i vecchi lab :).
    Unico consiglio che vorrei darti è quello di utilizzare meno la ripetizione “Uomo”. Per il resto mi è piaciuta molto 🙂

  4. Ciao Eliseo, bellissima l’idea di utilizzare lo stesso personaggio per due Lab diversi. Anzi, geniale! Storia ben sviluppata e intrecciata. Poi questo personaggio è cosí maldestro e comico che non si può non prenderlo in simpatia. Anch’io ho fatto telefonare alla mamma, giuro non volevo copiare 🙂

    1. Ciao Tiziano 🙂
      In effetti non sapevo se fosse “permesso” o se fosse una buona idea, però appena ho visto il tema del lab mi è venuta subito in mente l’idea e ho deciso di riproporre lo stesso personaggio.
      Per la chiamata invece dovresti ricevere domani una mail dai miei avvocati con una citazione per plagio 😛 ahahahah
      Scherzi a parte potremmo definire la chiamata della mamma nei momenti meno opportuni un clichè 😀

  5. Ciao Eliseo,
    divertente il tuo racconto e anche se ho letto che hai dovuto “combattere” con le virgolette ho visto che hai ovviato in modo originale, complimenti! Le imprecazioni del funny killer mi ricordano molto le imprecazioni di Verdone in “Un sacco bello”: ‘porcaccio giu*a infame giu*a ciabattino!’ ahahah fortissimo 😀 Bravo!

    1. Ciao Isabella!
      Diciamo che l’imprecazione contro giuda è una mia cosa personale, purtroppo lo utilizzo spesso ma non così variopinto, di solito uso 2-3 appellativi, c’ho messo un pò di mio diciamo in questo racconto 🙂
      Contento che il mio ladro ti abbia fatto sorridere 😀

  6. “Mannaggiaagiudatecnologico!”… Ahahahaha, fantastico! 🙂 Il racconto fila liscio che è un piacere, grazie a un bel personaggio… sfigato al punto giusto. Ottimo modo di interpretare il lab! Ho letto in uno dei precedenti commenti che non trovi i codici ASCII per le virgolette: sono “alt 174” per aprire e “alt 175” per chiudere. A rileggerci. 🙂

    1. Ciao Giuseppe!
      Fa sempre piacere ricevere assensi da qualcuno molto più bravo e chissà quante leghe più avanti di me.
      Per i tasti ti ringrazio ma, non so se sia un problema del mio Lenovo o di openoffice, non funzionavano e ho creato una macro, adesso con due tasti mi spuntano in automatico.
      per il rileggerci spero presto, ho un episodio fermo da due mesetti circa, spero di finirlo a breve

  7. Ciao Eliseo, che bello ritrovarti anche qui su Edizioni Open (in un universo parallelo mi faccio chiamare DBones…)
    Che sagoma questo ladro e che sfiga! Questo lab era una vera sfida e tu l’hai superata.

  8. Ciao Eliseo! La tua è stata davvero un’ottima idea! Sfortunatamente non tutti i ladri o serial killer sono così sfigati!!! La cosa più divertente, comunque, sono le sue imprecazioni! Complimenti!

    1. Ciao Cristina, ho seguito il tuo consiglio e l ho riletto un bel po’ di volte prima di postarlo, spero di aver corretto tutti gli errori, adesso devo solo ricordarmi il codice per inserire le virgolette e non usare più quei pallini da elenco puntato per i dialoghi ?

  9. Ciao Eliseo, che bello! Il tuo ladro sfigato mi porta alla mente il caro vecchio Rag. Fantozzi: un mito. Dopo la borsa del lab2 e il cinema del lab4 attendo di leggere altre avventure il mese prossimo. 😉

    1. Ciao cara Micol! Mi fa piacere che questo personaggio ti piaccia, non era mia intenzione ma visto il tema del lab di aprile mi é balenata in testa l’idea e l ho buttata giù. Si diciamo che il pover uomo sta passando una giornata no ?