In una casa di campagna

Serie: In una casa di campagna


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Escursione a cavallo

«La macchina di Walter è stata spostata dal cortile,» notò Martin. «Chissà cosa pensa delle prime ore trascorse a Parkside.» A giudicare da quello che aveva visto durante la cavalcata del pomeriggio, l’accoglienza dei membri della famiglia era stata ottima. Vagò con lo sguardo muovendo le pupille all’interno del paesaggio incorniciato dalla sagoma della finestra quasi alla ricerca di un particolare che gli sfuggiva e tuttavia sapeva essere presente. Con il capo assecondava le rivoluzioni delle orbite, ma in realtà non cercava nulla: era solo infastidito da un pensiero che lottava per sopprimere, perché non voleva averci a che fare. Un presentimento, soltanto un’ombra notata con la coda dell’occhio e che, se non si fosse voltato a osservare, sarebbe rimasta tale, evitando di trasformarsi in pericolo. Tuttavia, ora che non aveva nulla con cui occupare il tempo, ora che, stanco ma ristorato da un buon bagno, poteva concedersi una riflessione sugli accadimenti del giorno, non poteva fare a meno di dedicargli attenzione, dato che, più di tutti gli altri, si era fissato nella sua testa.

Ciò che a Martin non andava giù era il comportamento che Elisabeth Fanti aveva riservato a Walter quel pomeriggio.

Era stato sconveniente, pensava, l’avevano notato tutti.

Martin abbrancò lo stipite inferiore della finestra con entrambe le mani: ora che l’aveva tirato fuori, quel pensiero, ne subiva in pieno gli effetti. «Walter,» si disse, «con le donne si comporta come un ragazzino.»

Era così fin dai tempi del college e a Martin quel modo di fare non era mai piaciuto. Walter era un damerino, un uomo di mondo che non si lasciava sfuggire l’occasione di un divertimento, si trattasse di tifare alle corse all’ippodromo o di partecipare a un party della buona società.

«D’altronde, per procurarsi il denaro doveva semplicemente andare dalla madre e prodigarsi in sorrisi.» Vestiva i panni del dandy e si dedicava a occupazioni che duravano l’arco di una giornata senza darsi troppa noia per il futuro, e rimaneva affascinato da qualsiasi presenza femminile: l’atteggiamento condiscendente da parte di un qualsiasi esemplare dell’altro sesso lo mandava in fibrillazione.

Martin, così ligio al principio dell’onorabilità, tormentato dal senso del dovere, non poteva condividere quel tratto del carattere di Walter; più volte ne avevano discusso.

Si rendeva conto che parte di quell’insofferenza era dovuta all’invidia per i successi dell’amico in amore, ma sapeva anche che il suo giudizio non poteva fermarsi lì, soprattutto ora che aveva trovato Lucy. Tanta era la venerazione di Walter per le donne, quanto impossibile, per lui, riservare loro un atteggiamento rispettoso, mantenendo un rapporto duraturo.

Walter, pensava Martin, sembrava collezionare conquiste con la foga con cui un commerciante stipula contratti, e questo indicava un atteggiamento malato, una deviazione sul sentiero di quel comportamento corretto, rispettabile, che invece lui metteva in cima alle priorità della vita. Il fatto che Elisabeth apprezzasse quel modo di fare lo mandava su tutte le furie.

Fece un ampio respiro e tentò di calmarsi. «Forza,» si disse. «Non è accaduto nulla.»

Elisabeth Fanti non l’aveva mai capito. «Però ci devo convivere,» concluse come aveva già fatto più volte. «Non posso fare altrimenti.»

Di per sé, Martin non aveva nulla da ridire sulla madre di Lucy; anzi, prima di conoscerla era stato, come tutti, occasionalmente invaghito di lei quando l’aveva vista ai ricevimenti e agli avvenimenti mondani.

Elisabeth Fanti era una persona che si faceva notare e lui l’aveva notata. Era stato felice di poter entrare a far parte della sua famiglia, interessato a scoprire in tal modo qualcosa in più su di lei. Tuttavia, ben presto si era scontrato con un muro di fredda indifferenza e aveva capito che i suoi propositi non sarebbero stati condivisi.

Mai Elisabeth aveva riso con lui nel modo in cui aveva riso quel pomeriggio con Walter; mai aveva mostrato interesse per la sua persona. Eppure Martin considerava di averle elargito attenzioni ben superiori a quelle che normalmente dispensava a chi gli stava intorno: aveva tentato di ingraziarsela con le parole, di convincerla modificando i comportamenti, stando attento a non oltrepassare il limite imposto dal suo ruolo, ma mostrandosi disponibile, gentile, affabile. Le aveva dimostrato rispetto anche dopo essere stato cortesemente respinto. Aveva continuato a perseverare nel tentativo di costruire un rapporto anche quando aveva ormai capito che in premio avrebbe ricevuto soltanto ipocrite apparenze, e si era prodigato in consigli, adulazioni e complimenti ben sapendo che nulla sarebbe cambiato. Perché l’aveva fatto? Perché continuava a sprecare energie per un risultato che non avrebbe mai ottenuto?

«Per opportunismo,» si disse. Sì, ora era solo quella la molla che continuava a spingerlo. «Sto per sposarmi con sua figlia e l’apparenza di un rapporto onesto mi è necessaria.» Tuttavia, quanto amaro in bocca lasciava l’idea di non poter entrare nelle grazie di Elisabeth, quale sconfitta era quella per il suo ego, denigrato.

C’erano stati momenti in cui l’aveva odiata e in quei giorni a Parkside il suo risentimento aveva trovato una valvola di sfogo nell’atteggiamento che Elisabeth si ostinava a proporre ai suoi ospiti. Qual era il senso di un’esistenza trascorsa a lavorare a maglia a bocca chiusa, si chiedeva Martin, quando tutti sapevano che lei era un’altra, che era diversa, sotto ogni aspetto?

Nell’arco dell’ultima settimana, Martin aveva cercato di convincersi che fosse instupidita: era la sua piccola, personale rivincita. Sapeva benissimo, tuttavia, che le cose non stavano in quei termini, perché bastava una visita di Elisabeth a quella realtà da cui così spesso si estraniava per testimoniare quanto fosse sagace, gentile, leggiadra. Decise che durante la vacanza avrebbe mantenuto le distanze. L’importante, concluse, era che la madre di Lucy non si opponesse ai suoi progetti per il domani. Tuttavia, con un occhio al passato, ancora riviveva le resistenze di lei e ciò gli suscitava vergogna.

Continua...

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