In una casa di campagna

Serie: In una casa di campagna


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli ospiti vanno in gita

Fu Olivia a vederla. Prese tra le dita un rametto più grande degli altri, e quando si rese conto che si muoveva lanciò un grido terrorizzato. La biscia s’inarcò ai suoi piedi mentre lei, in preda al panico, tentava di calciarla. Il serpente accennò un attacco ma Olivia cadde all’indietro, distanziandosi di un passo e lasciandole libera la via di fuga. Le urla della piccola e il dito teso a indicare il movimento nell’erba, accompagnarono la corsa del rettile in direzione della tovaglia.

Gli altri, intanto, si erano allarmati. La biscia fece in tempo a passare tra le gambe di Longville prima che l’avvocato riuscisse a intendere quello che stava accadendo, poi scivolò sulla tovaglia, al ché anche Lucy si mise a urlare. Martin balzò sopra a piatti e a bicchieri nel tentativo di colpire il serpente con la scarpa, ma fu frenato nell’impeto dal signor Fanti. Il ragazzo riuscì soltanto a sfiorare il rettile, che accelerò ulteriormente la corsa e scomparve ai piedi del muretto di pietra; sbucò poi dall’altra parte e, attraversato il sentiero, si introdusse nell’erba scomparendo alla vista. Quando i Cartbridge tornarono, la compagnia si stava riprendendo dallo spavento. I bambini, soprattutto, suscitavano la preoccupazione dei presenti: Olivia aveva continuato a gridare a lungo prima che le sue urla si trasformassero in pianto, stretta fra le braccia della madre. Albert, di contro, era di colpo ammutolito e ora piangeva anch’egli, il viso nascosto in mezzo alle gambe del signor Fanti.

L’incidente diede il segnale che era giunto il momento di fare ritorno a Parkside; la radura fu sgombrata e i resti del pranzo caricati sul carretto assieme a Olivia. Giunsero a destinazione nel tardo pomeriggio, stanchi ma sereni. Olivia si convinse a scendere dal carretto solo quando le ruote si arrestarono sui ciottoli del cortile. Per tutto il viaggio di ritorno era stata rincuorata, prima dalla madre e poi da Lucy, ma ciò non era bastato a cancellare lo spavento. Fu compito di Albert rimetterla in sesto: appena la sorella mise piede in terra la coinvolse, lui che si era completamente ristabilito, in un gioco che le fece dimenticare presto l’accaduto.

I gitanti si ritirarono e Ding-dong fu preso in consegna da Bayling che lo riportò nella stalla assieme al carretto.

Verso sera, Lucy uscì di casa con l’intenzione di recarsi nel suo giardino segreto. Appena svoltato l’angolo e posati gli occhi sul bosco, tuttavia, fu raggiunta dalla voce di Martin. Guardò in direzione della terrazza; il fidanzato comparve dopo pochi istanti, posò le mani sulla balaustra di pietra e chiese: «Dove stai andando?»

«Da nessuna parte, in particolare,» mentì Lucy. «Volevo fare un giro attorno alla casa.»

Martin affermò che era un’ottima idea. «Ti accompagno,» aggiunse, e scomparve dietro la balaustra per scendere le scale.

Lucy lanciò uno sguardo malinconico agli amici alberi, chiedendosi quando sarebbe potuta tornare a rifugiarsi fra di loro. Si scrollò di testa quei pensieri e compose un sorriso.

Non era irritazione il desiderio che aveva Lucy di scomparire nel bosco, soltanto bisogno d’indipendenza. Lucy rincorreva le sue volontà col pensiero mentre camminava lungo il perimetro di Parkside con Martin. Poche parole stringate le uscirono dalla bocca al principio, quando la delusione dovuta al naufragare dei suoi piani era ancora vivida. «Possibile che lui non senta la necessità di un po’ di solitudine?» pensò. «Siamo stati assieme tutto il pomeriggio!»

Si chiese se ‘vita di coppia’ significasse procedere fianco a fianco, come legati, in ogni momento. L’esempio dei Cartbridge, per quanto aveva potuto vedere finora, sembrava confermare quella supposizione. Sbagliava lei a desiderare una fuga? «I miei genitori sono diversi. Il tempo acuisce l’indipendenza delle persone e aumenta la mole degli impegni; è normale che il loro rapporto non sia più basato sulla prossimità fisica, ma sul rispetto.»

«E’ stata una bella giornata, non credi?» chiese Martin.

«Stupenda!» rispose lei e non riuscì a aggiungere altro.

Si recarono al margine del prato e guardarono l’orizzonte. Lucy ricordò il silenzio pieno d’intesa che vibrava quella mattina fra Lauren ed Ernest Cartbridge. Per un istante s’illuse di poterlo ricreare lì, assieme a Martin, davanti al mare color smeraldo, ma era nervosa. L’affinità, comprese, consisteva nel percepire la presenza dell’altro, non nel subirla. Martin si allontanò dal margine del prato e condusse con sé la ragazza.

«Lui non coglie questa pace,» concluse Lucy. Fu quindi lei a introdurre un argomento, sforzandosi, rassegnata, di ricavare piacere dalla nuova conversazione.

Continua...

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