Incontri

Serie: L'ultimo volo delle aquile


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: .

L’uomo prese un sorso dal suo drink scrutando da sotto gli occhiali da sole la darsena del porto di Tartus, in Siria. Dal tavolino del bar dove era seduto aveva un’ampia visuale dei moli e delle banchine gremite di militari russi che caricavano su una nave con certa fretta grosse casse. Qualche nuvola bianca oscurava ogni tanto il sole cambiando la tonalità di verde del mare. L’uomo accavallò le gambe strette in pantaloni beige in tinta con la giacca e il cappello. Prese il giornale in lingua russa dal tavolino e lo aprì. Si lisciò i baffi finti e fece finta di leggere l’articolo della cronaca nera di San Pietroburgo mentre continuava ad osservare il porto. Ad un certo punto notò un carico ben diverso dalle casse di legno ordinarie che avevano caricato fino a quel momento. Ingoiò la saliva che gli si era formata dalla sorpresa, ma non si scompose. Aspettò ancora qualche minuto prima di piegare il giornale sul tavolino. Prese un altro sorso dal bicchiere e, sforzandosi di mantenere un tono tranquillo e discreto, si alzò e si incamminò verso la città tenendo il giornale sotto il braccio. Passeggiò lungo la strada principale, trafficata a quell’ora, verso sud, in direzione del museo e del parco Al Basel. Era una giornata particolarmente calda per la stagione invernale, ma l’uomo sudava per altri motivi. Continuava a lisciarsi i baffi finti, preoccupato potessero cadere da un momento all’altro. Arrivò al parco ed entrò seguendo un sentiero fino ad una panchina. Si sedette e aprì nuovamente il giornale. Con fare noncurante, come se stesse appuntando una notizia particolare, cerchiò con una penna rossa delle parole, poi nell’ultima pagina, cerchiò un numero, ventiquattro, e a fianco scrisse “Febbraio” in alfabeto cirillico. Chiuse il giornale e allargò le braccia nello schienale della panchina, come se si stesse godendo il sole. Si guardò attorno. Una donna coperta da un velo tirava un passeggino e rimproverava due bambini che giocavano a rincorrersi mentre uno spazzino raccoglieva i rifiuti finiti nell’erba. L’uomo si alzò e si incamminò verso l’uscita del parco. In un cestino buttò il giornale con fare noncurante e proseguì fino all’uscita, poi si fermò ad allacciarsi la scarpa. Con la coda dell’occhio notò lo spazzino svuotare il cestino fischiettando una canzone. L’uomo si alzò e proseguì per la sua strada, fischiettando lo stesso motivetto.

***

Camille si guardò allo specchio insoddisfatta. Sembrava una scolaretta tutta casa e chiesa. Stivali marroni risalivano le gambe coperte da calze nere, poco sotto il ginocchio una gonna a balze a quadretti dei colori dell’autunno le copriva i fianchi stretti mentre un maglioncino beige era appena incurvato da un seno leggero. Sospirò nervosa prima di uscire dalla sua camera.

«Non dire niente» disse a Monique sdraiata sul divano a guardare la televisione.

L’amica si drizzò e la squadrò.

«Stai bene…» disse con sguardo incerto e cercando le parole adatte.

«Sei molto vintage.»

Camille la fulminò. Non voleva sembrare un soprammobile della nonna, voleva apparire sensuale, ma seria. Adulta, ma non per questo vecchia. Contemporanea, ma non ridicolmente infantile. Intelligente, ma senza apparire saccente. Simpatica, ma non una ragazza facile. Quanto era complicato vestirsi per un appuntamento.

«Dove ti porta Luca?»

«Non lo so ancora» rispose dandosi un’ultima sistemata alla frangetta castana chiara.

Squillò il citofono e Camille si fiondò a rispondere. Era Luca. Si mise il cappotto, un basco rosso in testa e scese.

Ad accoglierla in strada c’era Luca con in mano una rosa rossa. Accettò il fiore con un sorriso e ne annusò il profumo intenso che le fece crescere il desiderio. Esistevano ancora gentiluomini, pensò.

«Dove mi porti?»

Luca si portò la mano dietro la nuca, imbarazzato.

«Senti…devo chiederti un grosso favore» iniziò il giovane un po’ impacciato.

«Dovrei passare in pizzeria a preparare la pasta per domani, doveva farlo mio cugino ma…ovviamente se n’è dimenticato e mi ha chiamato cinque minuti fa, già sul treno per Amsterdam.»

Camille temeva di peggio, alzò le spalle con aria comprensiva.

«Nessun problema.»

I due si avviarono verso il palazzo reale, attraversarono il grande parco di fronte, a quell’ora pieno di bambini che giocavano e di anziane signore che passeggiavano in compagnia, e si infilarono in una stretta via.

«Ci metterò pochissimo, te lo prometto» disse Luca mentre apriva il locale.

Attraversarono la sala decorata con foto e dipinti che ricordavano i paesaggi e i monumenti più famosi dell’Italia. Luca accese le luci della cucina, si lavò le mani e iniziò a preparare l’occorrente.

Mise un panetto di lievito dentro una ciotola con acqua calda poi preparò il sacco con la farina e una bottiglia d’olio extravergine d’oliva.

Camille lo guardava incuriosita.

«Come ti è venuta la passione?» gli chiese.

Luca scrollò le spalle.

«Non so, da sempre» rispose.

«Tutta la mia famiglia fa questo lavoro, ho imparato ad impastare prima ancora che a leggere e scrivere» continuò ridendo.

Camille passeggiò attorno all’isola della cucina e si avvicinò a Luca.

«Come mai allora sei venuto qui?»

Luca si rabbuiò in volto. Prese della farina ed iniziò ad impastare assieme al lievito.

«Gli ultimi due anni non sono stati facili. Per tutti eh! Ma noi siamo stati particolarmente colpiti. Ho raggiunto mio zio qui e vediamo come va.»

Camille si morse il labbro.

«Mi dispiace» disse avvicinandosi.

«E tu?» cambiò argomento Luca. «Come sei finita ad essere una burocrate dell’Unione Europea» la canzonò.

«Non sono una burocrate!» si difese la giovane donna.

«Ho madre francese, padre tedesco e sono cresciuta a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo. L’Unione Europea è sempre stata una realtà per me, un sogno in cui ho sempre creduto» disse con un tono rammaricato.

«Anche ora?» chiese Luca aggiungendo farina all’impasto.

Camille alzò le spalle e si girò appoggiando la schiena all’isola.

«Una volta dentro, quando vedi anche il marcio, è difficile continuare a sognare e a credere agli stessi ideali della gioventù.»

Luca rise.

«È solo continuando a credere in quegli ideali che si leva il marcio.»

Camille sorrise e osservò con più curiosità quel ragazzo particolare.

Luca impastava con grande forza. Aggiungeva acqua e farina finchè dentro la ciotola non si formò un panetto.

«Vuoi provare?» le chiese Luca notando lo sguardo curioso della ragazza.

«Non credo di essere in grado, però sono brava con le uova, se ti interessa» rispose con una risata.

«Ma dai, ti insegno io.»

Luca mise da parte il suo panetto e preparò di nuovo l’occorrente per Camille.

La ragazza infilò la mano in una ciotola con acqua, lievito e farina.

«Ma è appiccicoso!» disse infastidita.

Provò a muovere la mano dentro ma sembrava che l’avesse messa nelle sabbie mobili.

Luca divertito si mise dietro di lei e infilò a sua volta la mano sopra quella di lei, per guidarla.

«Ecco, il movimento corretto è così» le disse all’orecchio.

Camille avvampò. Dal basso ventre le risalì un certo calore. Sentì la presenza forte e abbondante di Luca dietro di lei, il suo profumo deciso e il calore del suo fiato nel collo. L’urgenza del desiderio si fece più pressante e si girò, trovandosi faccia a faccia con Luca. Il ragazzo deglutì, prima di baciarla. Lei rispose con passione, stringendolo a sé. Sentì Luca eccitarsi e questo la accese ancora di più. Si sedette sull’isola, alzando la gonna e avvinghiando tra le sue gambe il suo uomo. Luca la guardò ansimante e poi le diede il piacere che la ragazza bramava da così tanto tempo.

Quando l’impasto lievitò, i due amanti erano ancora stretti in un abbraccio di passione.

Serie: L'ultimo volo delle aquile


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Discussioni

  1. Eh sì, è parecchio difficile vestirsi per un appuntamento ma lo è di più incontrare qualcuno con cui ci si sente bene a “pelle” e hai saputo trasmettere questa sensazione. Mi piace sfogliare le tue istantanee, immaginare quale sia il filo che le lega: fino ad ora, sono in alto mare 😀

  2. Si vola alto come le aquile, con la lettura di questa serie. Passione, amore, guerra, valori… In un panorama internazionale. E complimenti anche per la descrizione della psicologia femminile: “Non voleva sembrare un soprammobile della nonna, voleva apparire sensuale, ma seria.
    Adulta, ma non per questo vecchia. Contemporanea, ma non ridicolmente infantile. Intelligente, ma senza apparire saccente. Simpatica, ma non una ragazza facile. Quanto era complicato vestirsi per un appuntamento.”

    1. Grazie mille! Crescere con due sorelle maggiori ha sviluppato un certo spirito di sopravvivenza 😉