Indagine nel nero dell’anima

«Varsavia, Bucarest e ora Budapest». Soffiò un po’ di fumo. «Presto toccherà a Berlino».

Hardtmuth picchiò un pugno sulla scrivania. «Così non va».

«Lo so benissimo, ma il Terzo Reich è in declino. Bisognava capirlo già nel giugno dell’anno scorso, quando Roma è caduta, c’è stato lo sbarco in Normandia e i sovietici hanno fatto la Bagration».

«Non sono stato costretto ad arruolarmi nello Heer per assistere alla distruzione della Germania».

«Di’ quel che vuoi».

«Caporale, vieni qua» lo chiamò il maggiore.

Hardtmuth obbedì.

Il maggiore lo prese da parte una volta uscito dalla tenda. «Ho letto che prima di essere… costretto ad arruolarti nella fanteria eri un poliziotto».

«Sissignore».

«Lascia stare l’etichetta. È vero?».

«Sì, mio maggiore».

«Vorrei che tu mi faccia un favore. Un mio aiutante da campo è stato ucciso…».

«Dai sovietici?».

«No, da qualcuno qua nel nostro accampamento, da un tedesco».

«Mi spiace, ma non so…».

«Tu eri nella Kripo. Voglio che indaghi». Lo prese per una spalla. «È un ordine».

Non poté che obbedire. «Dov’è il corpo?».

Il corpo era nella tenda lì vicino, chi l’aveva assassinato si era accanito come una belva. «Sembra sia stato ripassato dai cani delle SS» commentò.

«Lascia stare i commenti triti e ritriti, non credo sia il tuo primo cadavere, o sbaglio?». Il maggiore era burbero.

«No, infatti». Hardtmuth controllò tutti i dettagli, finché trovò accanto al cadavere dei granelli di qualcosa che sembrava nicotina. La assaggiò, il sapore era più amaro e penetrante. «È oppio». Si ricordò di averlo già odorato.

«Oppio?» ripeté il maggiore.

«Signor maggiore, ho un sospettato».

Un attimo dopo il commilitone di Hardtmuth era smarrito. «Io? Ma che ho fatto di male…».

«L’hai ucciso tu». Il maggiore era rigido come la canna di un Mauser Kar 98K.

«Cosa? Chi?».

«Il mio aiutante da campo».

«Ho dato una controllata. Tu e lui smerciavate oppio». Hardtmuth agitò una cartella portadocumenti. «E tu cosa stai fumando?».

«Sigarette…».

«No, oppio».

Fece un singhiozzo.

«Confessa!».

«È vero, l’ho ucciso io, mi voleva denunciare così i superiori l’avrebbero trasferito a occidente. Non voleva affrontare i sovietici».

Hardtmuth si fregò le mani. «Molto semplice».

«Hai ragione, Hardtmuth». Il maggiore fece un cenno alle guardie che afferrarono il drogato.

«A volte affronto il nero dell’anima…».

Non concluse che ci fu un’esplosione: i sovietici stavano arrivando.

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