Inside Mind

Corre l’anno 2010, Mind è un diciottenne pieno di sogni ed obbiettivi nella vita e ciò che desidererebbe di più al mondo è fare l’astronauta. Con impegno e frenesia raggiunge tutto ciò che si prefissa. Non fa nemmeno in tempo ad accorgersi di aver raggiunto un traguardo che già subito sta pensando a come raggiungere il prossimo. Al giorno d’oggi, un individuo del genere verrebbe definito come una persona di successo, che sa prendere di petto la vita: un uomo realizzato…o almeno, che pian piano realizza i suoi sogni portando al coronamento ciò che si propone, sempre, non guardando in faccia a nessuno.

Finalmente, dopo un decennio di studi, prova e supera con il massimo dei voti il concorso per entrare a far parte del team di astronauti della NASA, raggiungendo così lo spazio come ricercatore nella stazione spaziale internazionale (SSI). Tutto questo però a lui non basta, perché vuole ancora di più, lui vuole entrare nella storia, vuole essere il primo uomo a mettere piede su Marte. Infatti, nel 2027 l’azienda Space X inizierà una missione che porterà per la prima volta l’uomo su Marte. Per fortuna, nel 2025, il team di costruzione del razzo che condurrà lui e altri due uomini e tre donne sul pianeta rosso, costruisce un motore contenente una tecnologia avanzatissima, il quale permette di compiere la tratta Terra-Marte nel giro di quattro mesi e mezzo, anziché i sei mesi previsti. Finalmente il viaggio si compie e Mind entra di diritto nella storia dei viaggi spaziali come “primo uomo ad aver messo piede su Marte”, rimanendoci per due settimane assieme ai suoi cinque colleghi. Con l’avanzare degli anni le missioni su Marte inizialmente si riducono, quando specificamente, nel 2036, a fine carriera viene scelto per la sua ultima missione sul quarto pianeta del sistema solare, ma questa volta il tempo di permanenza nel pianeta sarà di un anno, con lo scopo di costruire dei rifugi pressurizzati per garantire la vivibilità dei futuri astronauti e ricercatori che intraprenderanno ulteriori viaggi nel pianeta. La missione è un successone e mentre è sul razzo di ritorno dal suo ultimo viaggio, Mind pensa già a cosa farà dopo la sua carriera d’astronauta: un nuovo obbiettivo.

Concluso il tutto con decine di onorificenze, lavora come insegnate dei corsi NASA per formare nuovi astronauti, che continueranno il lavoro su Marte che lui ha iniziato. Tutto ciò non gli basta, in contemporanea apre anche un’azienda che produce intelligenza artificiale robotica, una sorta di androidi, per aiutare le persone ad essere meno pigre e darsi da fare nella vita, proprio come ha fatto lui fino a quel momento. All’età di 73 anni ha realizzato nella sua vita così tante cose delle quali chiunque potrebbe essere invidioso. Quando cammina tutta la gente lo saluta, è famoso e viene visto dalla maggior parte delle persone come un vero eroe.

Un giorno, dopo essersi fatto lavare i denti dal suo robot personale, si ferma, qualcosa non gli torna. Si rende improvvisamente conto che tutta la sua vita, come un videogame si è mossa in avanti seguendo una sorta di checkpoint. Realizza di essere solo la conseguenza degli obbiettivi che si è prefissato durante tutta la sua vita. Si sente vuoto, ha sì delle belle storie da raccontare e di cui vantarsi, ma nella sua mente, che è stata così veloce nel cercare nuovi traguardi da tagliare, si è accorto che mentre li viveva, la sua mente era altrove, era già proiettata nel futuro in cerca di qualcosa di mitico ed eroico da raggiungere. Purtroppo per un’intera settimana questi pensieri lo tormentavano, sentiva i suoi anni di vita sprecati.

Un giorno di questi, mentre stava seduto su una panchina all’aria aperta, un vent’enne in tenuta da meccanico che gli ricordava lui da giovane gli si siede vicino. Mind, molto sicuro di sé, ma meno del solito per via della scioccante realizzazione, chiede al ragazzo:

«Dimmi giovane, cosa fai nella vita?»

«Riparo robot, vecchio» risponde sorridendo.

«Non so perché te lo sto dicendo, ma dopo 73 anni sono arrivato ad una strana realizzazione. Io sono solo la conseguenza dei miei obbiettivi…».

«E quanto ti resta da vivere?» chiede il ragazzo.

«Credo che arriverò tranquillamente fino ai 90».

«Allora hai altri 17 anni per cambiare, vecchio».

«Ma ho vissuto tutta la mia vita in questo modo, come posso cambiare 73 anni con questi 17?»

«Purtroppo, non si può più tornare indietro. L’unica cosa che ti resta da fare è viverti bene tutto ciò che ti resta.» continua il ragazzo «Sai perché io che riparo robot non ho questo problema?»

«Perché?» risponde Mind.

«Perché mi diverto a ripararli e non penso a cosa farò domani, non mi curo di pormi degli obbiettivi pratici, perché godo quando trovo un robot difficile da riparare, godo quando è facile perché poi ho più tempo libero e godo quando non lavoro così almeno sto un po’ tranquillo».

«Però così non combinerai mai nulla di importante nella vita» sentenzia il vecchio con tono accusatorio.

«Che cos’è veramente importante? L’importanza è una cosa misurabile? Se non lo faccio io, qualcuno dovrà pur riparare i robot che si rompono. Se ti fossi goduto di più lo spazio e Marte come io mi godo le cianfrusaglie che riparo, non avresti buttato 73 anni» concludendo il discorso il ragazzo si alza e se ne va, ritornando al suo lavoro, lasciando Mind stupito sulla panchina a rimuginare su sé stesso.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Il fatto è che spesso ci leggiamo con gli occhi degli altri, perdendo di vista che non siamo la professione che svolgiamo. Siamo abituati a dire “sono un astronauta”, “sono un meccanico”, anziché “faccio l’astronauta”. Questo ci condiziona e ci lega all’ego di crederci indispensabili impedendo di vivere i traguardi raggiunti con pausa e serenità. Un brano che porta con sé un messaggio che a me è piaciuto.

  2. Molto vero, nella vita ci prefiggiamo obiettivi continui dimenticando che gli anni corrono in fretta e alla fine di noi non resta che polvere. Io ho fatto la scelta esattamente contraria, privilegiato la sfera personale alla carriera e posso dire che nemmeno l’altra faccia della medaglia è tutta rose e fiori. Il tuo meccanico ha saputo esprimere eccellentemente la giusta angolazione: ci vuole equilibrio.

    1. Esattamente, è proprio quello che volevo dire. Volevo far notare come sia difficile fare grandi cose, ottenere molti risultati e allo stesso tempo godersele (almeno per me). Inoltre io non mi sento di dire che una delle due vite sia migliore dell’altra, l’ideale sarebbe una combinazione equilibrata come dici te e come la vive il meccanico. Inoltre volevo dare importanza anche al fatto che dei lavori meno rilevanti e di lustro a livello sociale siano comunque importanti in egual modo per la società, se fatti adeguatamente.

  3. “Quando cammina tutta la gente lo saluta, è famoso e viene visto dalla maggior parte delle persone come un vero eroe.”
    Non ho ancora terminato il racconto, fin qui mi ha colmato di una malinconia sottile. Mi chiedo. Mind, morirà stringendo la mano di qualcuno che lo ama come essere umano?

    1. La parte dell’amore anche non scrivendola c’è: è sottintesa una volta che si legge l’ultima parola. Ovviamente lui era così preso dai suoi obbiettivi che aveva occhi solo per quelli, quindi una vita senza amore per una persona (o più non discriminiamo il poliamore hahahaha), ma solo finalizzata al raggiungimento degli obbiettivi. Forse dopo i 73 anni, se il discorso del meccanico ha fatto muovere qualcosa in lui, può trovare l’amore. Tuttavia è molto difficile sradicare un’abitudine di 73 anni, sinceramente non voglio dire o sapere cosa succederà a Mind da lì in poi.