Interno 3. Primo piano.

Serie: Albatross


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Albatross vive isolato sul promontorio, prigioniero dei suoi ricordi. La sua routine viene bruscamente interrotta quando sulla spiaggia che si stende sotto al promontorio compaiono una donna e un uomo misteriosi.

Seduti a terra, esausti per lo sforzo, sembravano due naufraghi attorno a un falò improvvisato. Davanti a loro giaceva il cadavere. Nell’aria umida e appiccicosa della cantina, resa ancor più pesante dai pensieri di entrambi che, come nubi scure, si affollavano sulle loro teste, Anna fu la prima a rompere il silenzio.

«Posso restare?» chiese con un filo di voce.

«Come dice?» Albatross fu risvegliato dalle sue fantasie.

«Potrei restare qui per un po’?» ripeté Anna.

«Qui?»

«Sì. Solo per un poco, davvero. Per pensare.»

«Da cosa sta fuggendo?» Albatross aggrottò la fronte.

«Prima di…» rivolse uno sguardo al corpo abbandonato sul pavimento della cantina. «Prima di tutto questo avrei solo voluto tornare indietro. Ma adesso è tardi, e ho paura.»

Albatross non rispose ma, seguendo la direzione dello sguardo di Anna, ancora posato sul corpo esanime, si avvicinò carponi al cadavere per osservarlo da vicino. La luce fioca dell’unica debole lampadina ricadeva sul corpo illuminando il volto per metà, l’altra metà nascosta dal buio e dai capelli bagnati. Gli occhi di Albatross ne analizzarono i lineamenti spigolosi, la pelle giallastra, i denti da fumatore. Si soffermò poi sulla camicia fiorita, tristemente buffa, impregnata da quelle macchie scure di sangue che sembravano ormai parte del bouquet.

«Conosceva quest’uomo?» chiese Albatross, più un pensiero a voce alta che una domanda diretta ad Anna.

Eppure lei, seminascosta dall’oscurità, sembrò annuire lentamente, forse con riluttanza. O almeno così parve ad Albatross.

***

La donna cominciò a raccontare, il volto debolmente illuminato dalla lampadina sopra di loro.

«Conosco…» si interruppe subito per correggersi. «Conoscevo quest’uomo da diversi anni, era un grande amico di mio marito, prima che il suo avvocato. Ultimamente Ben è stato molto assente, pieno di lavoro fino al collo…»

«Chi è Ben?» domandò Albatross.

«Mio marito. Non che avesse mai messo la famiglia al primo posto, il lavoro è sempre stato il suo chiodo fisso, ma diciamo che qualche anno fa le cose andavano meglio. Poi è cambiato tutto.» si fermò qualche secondo per riprendere fiato.

«La crisi dell’azienda ha coinciso con la crisi del nostro matrimonio. Ben ha iniziato a dedicarsi solo ed esclusivamente al lavoro, a volte la notte non tornava nemmeno a casa.»

«Azienda?» si limitò a dire con tono interrogativo Albatross.

«Ben ha ereditato da suo padre l’impero della Kemeia, la più importante industria di prodotti chimici del paese. Dieci anni fa però hanno cominciato a ricevere parecchie denunce, sembra che gli scarichi idrici della Kemeia avessero provocato avvelenamento da esalazione di certe sostanze. Non conosco i dettagli, perché Ben non parlava mai di lavoro con me, ma so per certo che alcune persone erano morte. Ben aveva la coscienza sporca, sapeva che gli scarichi andavano dritti in mare. Fu sconvolto dalla notizia dei decessi, e da allora iniziò a dedicare tutto il suo tempo alla questione. Le ho già detto che a volte non tornava a casa la sera, restava nel suo ufficio a confabulare con gli avvocati. Tra questi c’era anche lui.» di nuovo fece una pausa.

«È stato allora che l’ho conosciuto meglio, spesso si fermava a cena da noi per parlare con Ben.»

***

Avvelenamento da mercurio. Queste poche parole risuonavano nella testa di Albatross.

«E così, quella donna è sua moglie…?» Mela lo stava fissando con quei suoi acquosi occhi azzurri.

Continua...

Serie: Albatross


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