Intrappolati

Serie: Dopo la Catastrofe


Il fumo denso rendeva difficile vedere bene nonostante si trovassero in una stanza non troppo grande. Terry andava avanti e indietro con la sigaretta in bocca e guardava a turno ogni suo compagno di disavventura.
“Non potresti spegnerla quella? Vorrei evitare di morire affumicato come un salmone” disse Alberto stizzito.
“Non la spengo, mi aiuta a pensare e ne abbiamo bisogno se vogliamo uscire da questo dannatissimo casino.”
“Ho un’idea!” esclamò Paul alzandosi dalla cassa sulla quale era seduto, si avvicinò al suo collega di reparto e gli strappò dalle mani il cilindro di carta bianca. 
“Che cazzo?” lo guardò con aria interrogativa l’altro americano in attesa di capire le intenzioni.
“Guarda dove va il fumo, deve esserci un condotto d’areazione per il ricircolo dell’aria.”
“Geniale.”

L’ingresso era crollato poco dopo il loro arrivo nel quartier generale americano abbandonato, difficile dire se si fosse trattato di un evento casuale o meno ma voleva dire soltanto una cosa: sarebbero morti lì se non avessero trovato un’alternativa degna di questo nome. Qualcuno aveva proposto di far saltare la porta con tutte le granate che avevano sperando che i detriti fossero sbalzati via ma l’avevano scartata perché poteva causare ulteriori problemi ad una struttura non in buon salute. Poi avevano pensato di tagliare il soffitto sperando di riuscire a passare al pavimento del piano terra ma anche quella era un’idea di difficile applicazione perché non avevano gli attrezzi adeguati e così l’avevano scartata.

“Va verso quegli scaffali a muro” indicò Alberto degli scaffali in metallo che ospitavano diversi raccoglitori di documenti, aperti e svuotati, come se gli americani fossero stati costretti ad andare via in fretta e furia senza lasciare indietro troppe tracce.
“Okay, Alberto, tu mi aiuterai a spostare tutto e vediamo come uscire da qui, una volta aperto lo spazio necessario” disse Terry con gli occhi colmi di speranza..
Era più pesante di quello che potesse apparire ma riuscirono a spostarla senza troppa difficoltà anche se per un momento sembrò sul punto di cadergli addosso. L’americano prese una sedia dall’aspetto più solido delle altre e salì senza troppi complimenti per controllare la grata rettangolare. La misurò con i palmi delle mani e giunse alla conclusione che non era abbastanza grande per permettere a qualcuno di strisciarvi all’interno e uscire.
“Merda.”
“Cosa?” domandò il prete con apprensione, stava sudando copiosamente da quando erano rinchiusi lì dentro ed era il più ansioso di andarsene. 
“Sei palmi, non credo proprio che qualcuno potrebbe entrare qui, forse un bambino ma non un uomo di media statura e peso, rimarremmo incastrati, ammesso che riuscissimo a fare un metro all’interno.”
“Merda santissima, mi stai dicendo che siamo condannati a stare qui dentro?”
“State calmi” interruppe tutti il tedesco, che non era più stato legato dopo aver utilizzato il proprio fucile.
“Che diavolo vuoi?” 
“Facciamo saltare quella dannatissima porta e andiamocene, credo sia l’unica alternativa plausibile. Pensateci: come riusciremmo a scappare se non possiamo utilizzare nessuna delle alternative che avete proposto ora? L’unica è tentare la porta dalla quale abbiamo fatto il nostro ingresso.”
“Vuoi farci ammazzare per caso?” urlò Paul.
“No, se questo comprendesse la mia morte.”
“Non lo faremo.”

Passarono due giorni durante i quali la convivenza si faceva sempre più difficile per via dello spazio comune che doveva essere forzatamente condiviso senza nessuna possibilità alternativa e questo metteva a serio rischio la tenacia di ognuno di loro, già provata dalla situazione. Per un paio di volte Terry aveva temuto il peggio e, anche lui, iniziava a sentirsi più incline allo scontro, questo non era un buon segno. La sua mente aveva macinato dati per tutto quel tempo ma la consapevolezza che tentare di far saltare la porta fosse l’unica via aumentava di istante in istante lasciando un senso di inquietudine in lui. Avrebbe voluto evitare in ogni modo.
“Facciamolo” disse improvvisamente, rompendo il silenzio mentre gli altri erano intenti a far niente, come al solito.
“Ti sei deciso, alla fine” disse il tedesco con un sorriso.

Non ci volle più di un’ora per preparare tutto quello che era necessario per il loro scopo. L’unica cosa rimasta in gran quantità in quella topaia era l’esplosivo in forma di granate e non solo, avrebbe fatto un bel botto, non c’era dubbio. Avevano deciso di creare un “muro” di fortuna tra loro e l’esplosione in modo da minimizzare i rischi. Una montagna di casse era stata posizionata nel punto più lontano dall’ingresso e sarebbe bastata per detriti leggeri: in caso di pezzi di soffitto o muro niente avrebbe potuto salvarli.
“Per me è una follia” disse Paul che si era seduto lì dietro e attendeva gli altri. 
“Vedrai che non lo sarà” rispose Terry che non ne era affatto sicuro. 
“Che Dio ci aiuti” sussurrò Alberto che aveva deciso di far compagnia all’americano ferito mentre gli altri due preparavano “l’innesco”, costituito da una granata tirata nel mucchio.
“Lo spero pro…” un boato riempì l’aria della stanza e per poco non spaccò i loro timpani. Qualcosa era andato storto. I due si alzarono di scatto ed uscirono mentre la struttura tremava leggermente facendo cadere polvere dal soffitto.
“Cazzo” esclamò Paul alla vista della tremenda scena di fronte a loro.

Serie: Dopo la Catastrofe


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

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Discussioni

    1. di questa serie no, però non è detto che questi protagonisti non tornino! Per un po’ non pubblicherò niente ma è una delle ipotesi che sto valutando!