
Io Sono Rizoma
Serie: Storie di Porto e Baccalà
- Episodio 1: Io Sono Rizoma
STAGIONE 1
“Io sono Rizoma”.
“Il dodicesimo giorno di quaresima, nell’ ospedale del campo, col mio urlo svegliai la guardia medica”.
“Qualcuno aveva deciso, che sarei stato meglio nelle mani di estranei, che in quelle di mia madre”.
“Poco importava quel giorno, me ne importò nulla nei 20 anni che seguirono”.
“Fin da piccolo mi fu inculcato il valore della vita e di come poterla strappare dalle mani di chi voleva tentare alla mia vita”.
“Nessun rimpianto, nessuna esitazione, la vita è importante e va difesa, questo mi ripeteva fino alla nausea, il sergente istruttore”.
“Il mio fratello, il fucile, ed io eravamo i difensori di una fede, di una patria, e della sua gente”.
Così mi ripeteva Rizoma quando, ci perdevamo nelle storie imbevute di vino e sigarette turche, durante le notti alla Palomita Blanca (il rifugio di senza dio, nel fitto dedalo di edifici che fiancheggiava il Porto di Marsiglia).
Al tramonto era possibile ascoltare i sorci bisticciare per una testa di pesce puzzolente tra i buglioli della mondezza.
Avevo da poco finito una guardia di dodici ore presso un bastimento diretto ad Algeri, quando entrai nel locale.
La nebbia del tabacco era già alta e Miranda aveva iniziato il suo giro tra i tavoli in cerca di qualche amico per la sera. Io mi gettai accanto Rizoma, che in quei giorni lavorava come pulitore su di una vecchia petroliera intenta a prepararsi per il bacino.
Puzzava di petrolio e solvente, sotto le unghie e tra le pieghe del collo portava il segno del suo lavoro.
Poco importava, entrambi eravamo stanchi ed affamati e nulla avrebbe distolto il nostro sguardo dal piatto di Baccalà alla portoghese con fagioli all’olio e quel litro di Bianco di Mentone.
Avevo appena chiuso gli occhi per gustarmi il profumo di quella leccornia, quando sentii delle affusolate dita muoversi nell’ interno coscia. “Caro stasera ti voglio” .
Miranda aveva la sfortunata capacità di rovinare la vita di chi gli stava accanto; mamma eroina aveva risparmiato la sua per troppe volte, una maledizione che lei stava pagando ancora adesso, se fosse stata una buona madre, l’avrebbe tolta dal mondo almeno dieci anni prima quando la ex ballerina di fila faceva saltare i facoltosi signori di Parigi giù dagli scranni.
Passai a miranda un bicchiere di vino, mollata la presa lo bevve tutto di un colpo, nel pulirsi le labbra si porto via meta del rossetto rosso disperazione dalla faccia, a lei poco importava come a quella malaugurata anima adescata, che avrebbe scaricato seme e voglia nella sua gola.
Io mi limitai a ritornare al mio piatto di baccalà, che fame!
“Il mare non mente, ci mostra ogni santo giorno il suo potere, ma noi siamo ciechi, poveri e illusi che non fanno altro che sfidarlo. Poi quando lui si sveglia ecco che gli occhi prima cosi spavaldi affogano nelle lacrime, anche la pelle più scura impallidisce e le gambe prima forti come i pilasti di un ponte, ora tremano e si piegano in preghiera, come quelle vecchie comari al passaggio del corpus domini il quattordici di giugno”, sentenziò Rizoma, svuotando il bicchiere.
Serie: Storie di Porto e Baccalà
- Episodio 1: Io Sono Rizoma
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