Io, Venezia e le rose – (secondo tempo)

Serie: Storie da primo e secondo tempo


Tutte le volte trovando quella rosa e quel biglietto, sognavo ad occhi aperti. Era così bello pensare che anche quando tu eri al lavoro, io ero nei tuoi pensieri. Ma oggi … guardai quella rosa sulla sedia vuota accanto alla mia. E quel biglietto sospetto. Lo presi e lo rimisi dov’era. Non era possibile, era firmato “Anonimo Veneziano”! Ma io non ti avevo avvertito, non potevi sapere che fossi qui a Venezia! Mi avevi forse vista per caso? Ma no a quest’ora eri a lavoro. Inspirai profondamente. Mi voltai piano dando le spalle al bancone del bar. Il mio cuore accelerò i battiti, mentre scrutavo la hall dell’albergo, il ristorante. Sei qui? I miei occhi trovarono solo un tavolo interessante. Una ragazza bionda e …no, non eri tu quello al suo fianco in giacca e cravatta. 

Salii in camera entrai in bagno e riempii la vasca. Lanciai la playlist e annegai i pensieri tra le bolle del bagnoschiuma. Forse ti aveva avvertito l’albergo? Magari avevi lasciato istruzioni. E il biglietto? Era la tua calligrafia! Magari avevi chiamato un fattorino…ma si, la paranoia che ci fosse un’altra mi stava già passando. 

Mi rivestii cercando di autoconvincermi, sbuffai. Decisi di prendere la reflex con me per pensare ad altro lungo il tragitto verso il tuo ufficio. Funzionò. L’attimo dopo mi ero già distratta, l’occhio era già nel mirino pronto a fotografare da uno dei tanti ponti di Venezia. Anche se adesso avrei voluto essere su quello di Rialto per buttarmici giù! 

Ti ho visto. Vi ho visti. Arrivare su quella gondola. Passavate proprio sotto di me. Ho scattato. Il secondo dopo ero in lacrime mentre fissavo l’anteprima di quella foto. Speravo fosse una tua amica, anche se teneva in mano la rosa e la tua mano nell’altra. Speravo fosse tua sorella, anche se non ne avevi. Speravo. Ma quella turista era lo specchio della me di due anni fa…Rodolfo Valentino, ecco come ti dovevi firmare!

Ho fatto dietrofront e mi sono diretta verso l’albergo, decisa a fare subito le valige. Poi mi sono bloccata di colpo. Sono tornata sui miei passi e ho camminato sul lungomare aspettando che la mia mente rielaborasse l’accaduto. Facendo un bel respiro, cercando di non tremare con la voce ti ho chiamato al cellulare senza dirti niente. Che bella sorpresa eh? – riattaccai. Rimasi seduta al tavolino del Caffè Florian, cercando un conforto, cercando di sostituire quel terribile fotogramma con il primo ricordo che avevo di noi.

Conversando quella stessa sera nel nostro albergo a cena, mi sembravi felicemente sorpreso come in effetti dovevi essere della mia presenza. Non mi andava di fare conversazione, così ti ho chiesto subito come era andata in ufficio. E senza rispetto hai iniziato a raccontarmi di un meeting molto importante che ti aveva impegnato tutta la giornata. Si, certo. Di quanto avresti voluto essere con me in giro per Venezia! Certo si! Di quanto ti fossi mancata. Certo! Di quanto io fossi bella. Si certo! 

E lei? Della turista biondissima e bellissima, ovviamente neanche un accenno! Certo! 

Certo! Certo! Non riuscivo più a seguire il discorso!!! I “certo” si erano moltiplicati talmente tanto ad un certo punto da invadermi la testa! Alla fine non ce l’ho fatta più a trattenermi e ti ho raccontato tutto! E i miei certo hanno trovato finalmente sfogo. Certo! Avevo frainteso! Certo, avevo visto male! Non eri tu quello accanto alla ragazza con la rosa in gondola. Certo! E le rose non le hai mai regalate a nessun’altra! Non avevi nessun’altra! Si, certo!!! 

Ti ho guardato negli occhi, eri davvero convinto di quello che dicevi, ma come era possibile? Così le mie mani tremanti hanno raggiunto la borsa ed estratto la reflex. Un solo proiettile, un solo scatto. Dritto al cuore. Il mio, in mille pezzi. Diventasti biancastro e l’incredulità ti rese muto per qualche minuto. Già, la foto parlava da sola!

Poi arrivò la classica frase di risposta. Lei non è niente per te? Certo! E vuoi che io ti perdoni? Certo! In due anni chissà a quante hai fatto questo scherzetto! No non ti perdono! Portare quella ragazza negli stessi posti che abbiamo frequentato è stato davvero un colpo basso! E davvero un terribile sbaglio! Corteggiarla perfino con lo stesso metodo! Hai continuato a dirmi che lei non era niente per te. Sei arrivato perfino a giurare che i biglietti firmati “Anonimo Veneziano” non fossero i tuoi, certo! Non lo erano mai stati! Ma che tristezza! Davvero come pensi io possa crederti? Di “Anonimo Veneziano” li avevi sicuro in tasca come i biglietti da visita! 

E poi era a lavoro eh? Certo! Ero ancora rossa in viso, ma la mia rabbia stava scemando al vederti andar via. Ero impazzita? No, davvero! Anche se il cameriere deve averlo pensato, mentre mi aveva visto riversare tutto il contenuto, fortuna per te modesto, del bicchiere di amaro che ti aveva appena portato. 

– Ed è inutile che cerchi di pulire quella tua camicia immacolata! Sporca rimarrà! Non c’è più niente da fare! – ti urlai dietro. 

– Codardo! Ha negato fino a che non ha visto la foto! – dissi al malcapitato di turno. Anzi doppio codardo! Ha finito le giustificazioni ed è scappato…scappare così, sono forse pericolosa io? – dissi rivolgendomi ancora al cameriere guardandolo forse per la prima volta. Cavoli, mi sembrava di averlo visto! Forse a pranzo al Caffè Florian? Se si, penserà che io sono la pazza e lui la vittima! Ma no, era una donna, alla quale avevo dato la mancia a fine monologo poche ore fa …però quel viso così gentile, aveva una faccia conosciuta… E io avevo perso il conto del mio sfogo mattiniero. Anche i piccioni in piazza sparlavano di me ormai. 

Chiesi scusa al cameriere per l’accaduto. E per aver disturbato la sala. E per averlo eventualmente ammorbato in precedenza con la mia storia di cuore infranto… E… lei lavora sempre qui in albergo vero? Mattina e sera? Perché mi domandavo, avevo un dubbio se l’avessi già vista. Scusi per la domanda era solo…non ci sto provando eh? –Ma perché sono così cretina? pensai. 

Il cameriere mi sorrise e divertito si presentò. Si chiamava Alessio Sartori, o semplicemente Ale. E faceva il turnista in questo albergo. E si probabilmente ci eravamo già incrociati al Caffè Florian. Ma assicurava che la storia di cuore infranto non gliel’avevo mai raccontata! 

Ecco. Ma che figura! pensai. Adesso avrei voluto io, darmela a gambe levate! Sprofondare sotto terra, anzi sott’acqua visto che siamo a Venezia. Invece immobile sono rimasta ancorata alla sedia, non sapendo che fare di me. Misera me. Continuai a vagare con lo sguardo, vedendo svuotarsi la sala come la più misera, donna, quella sfortunata in amore e perfino al gioco. Finché non vidi quel cameriere così gentile, finire di pulire l’ultimo tavolo, scostare la tua sedia e sedersi, chiedendomi di raccontargliela con calma, la mia storia. 

Avrei dovuto farmi dei problemi, ma misera me, accettai. Gli raccontai la mia storia, anche se ero troppo agitata per farlo con calma. Anche se la calma, quel viso me la aveva ispirata dal primo minuto. Così ad un certo punto decisi che quella persona meritava di sentire altro. Gli sorrisi e imbarazzata dissi che avevo finito di lamentarmi. – La storia tanto lo sai come è finita. A quelle parole, dette ad alta voce, mi sono ammutolita realizzando che fosse davvero così. Finita, tra me e te. Ormai il mio ex. 

Presi a rovistare nella borsa per cercare di nascondere il turbamento che quella frase aveva scaturito. Nel mentre pregai quello sconosciuto di parlarmi di se o di qualsiasi cosa. Ma non lo fece, e forse è stato meglio così. Ci siamo fissati per due interi minuti senza dire niente. Ma era un silenzio dolce, come una coperta che piano avvolge la notte. 

Era questa la sensazione che provava anche lui? Chi sei? Perché ti interessi a me? O forse avevo esagerato come sempre? Stavo per chiedergli scusa per l’ennesima volta. Poi è stato un attimo. Mi ha preso la mano e mi chiesto di uscire a fare due passi. Ho accettato, il suo sguardo sembrava dolce e sincero. E poi non mi andava di salire in camera a pensarti!

Abbiamo passeggiato in silenzio sul lungomare, non so per quanto tempo. Poi ho tolto i tacchi e mi sono seduta sulla vicina panchina del molo di Piazza San Marco. Era così piccola e stretta, che in due quasi non ci si stava. Poi Alessio ha preso coraggio e ha iniziato a parlare di se, ma soprattutto…di me. Del suo amore per me. Ha iniziato a raccontare la sua storia dall’inizio, e incredula l’ho vista finire per intrecciarsi con la mia, ritrovandomi a ripercorre i giorni, e i passi, che a ritroso cancellavano i tuoi.

Quando la sua voce si è arrestata, ho distolto lo sguardo dai suoi occhi pericolosamente vicini. E per un lungo attimo mi sono ritrovata a guardare il mare agitare le gondole come barchette di carta pesta. 

Il mio cuore batteva forte mentre mi stringeva a se. Mentre mi porgeva una rosa accompagnata da un biglietto firmato “Anonimo veneziano”. 

Beh, almeno una singola di verità l’avevi detta. Per fortuna.

Serie: Storie da primo e secondo tempo


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore

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Discussioni

  1. Una delle cose che mi piacciono dei tuoi racconti, M. Anna, e´ la tua capacita´ di alternare, in modo armonioso, situazioni e riflessioni controstanti. Quelle di una dura
    realta´ con altre che, invece, fanno sognare.

    1. Ciao M. Luisa grazie per aver letto anche questo racconto e per queste tue parole così importanti. Spero di non deluderti in futuro. Grazie mille

  2. Wow, Maria Anna. Sei riuscita a farmi innamorare! Pensavo di aver soffocato il romanticismo sotto una colata di cemento, ma a quanto pare si sta sgretolando. Che dire, il finale mi è piaciuto tantissimo: belle che le rose non abbiano tradito la protagonista neppure per un attimo

    1. belle che le rose non abbiano tradito la protagonista neppure per un attimo”… grazie grazie grazie, si colto nel segno! 🙂 e per l’… “innamorare”…che dire, detto da Micol la darklady poi :)))! Felice ti sia piaciuta 🙂

    1. è che proprio non riesco a stare nel romance fino alla fine, non sapevo se toglierla…grazie per la risata 😀

  3. “La storia tanto lo sai come è finita. A quelle parole, dette ad alta voce, mi sono ammutolita realizzando che fosse davvero così. Finita, tra me e te. Ormai il mio ex. “
    Applauso

  4. Eh Maria Anna, stori dolcissima, mi è piaciuta davvero. Oh io non lo so perché ma mi piacciono sempre di più letture di questo tipo, in cui l’autore esplora il campo dei sentimenti. Ci sei riuscita bene, complimenti.

    1. Grazie Tiziano, per questo commento e per quelli lungo la lettura, per “l’ empatia” provata per la protagonista. Son contenta ti sia piaciuta la storia :))))), la volevo dolce ma non mielosa, forse ci sono riuscita 🙂

  5. “Corteggiarla perfino con lo stesso metodo!”
    Ora, lungi da me difendere Rodolfo Valentino, ma c’era da aspettarselo: i seduttori seriali agiscono metodicamente, in base ad un registro ben collaudato che ripetono sistematicamente. Lo fanno per rispettare un nobile principio di economia.

  6. Caro Alessandro grazie, e ricorda, il cameriere c’entra sempre…o era il maggiordomo quello? Vabbè so dettagli, grazie a EO per averla ispirata, un pò in ritardo con il lab ma meglio tardi che mai. Felice ti sia piaciuta 🙂

    1. Caro Alessandro grazie, e ricorda, il cameriere c’entra sempre…o era il maggiordomo quello? Vabbè so dettagli, grazie per averla ispirata, un pò in ritardo con il lab ma meglio tardi che mai. Felice ti sia piaciuta 🙂