Iris

Serie: Lo spettro della foresta di Khoun


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il conte di San’Aten si imbatte in una creatura misteriosa che vive nella foresta di Khuon. Rimane ferito e, mentre è incosciente, ha una visione: una donna imprigionata in un feretro di ghiaccio, gli sussurra tra le lacrime di abbandonarla al suo destino se vuole salva la vita.

Il conte si risvegliò in un luogo sconosciuto, con la mente annebbiata e il corpo pesante. Per un lungo istante non riuscì a fare altro che osservare l’ambiente circostante. La stanza era avvolta da un tepore rassicurante, illuminata solo dal bagliore tremolante di un camino. Di fronte ad esso era seduta una donna che cuciva con movimenti fluidi, quasi come se il suo gesto fosse in armonia con il ritmo calmo della stanza. I lunghi capelli corvini, raccolti in una morbida treccia, scendevano lungo una spalla, mentre alcune ciocche ribelli incorniciavano il viso ovale e delicato. La pelle diafana sembrava catturare la luce del fuoco, donandole un’aura quasi luminescente.

Quando il conte si mosse, lei sollevò lo sguardo e gli rivolse un sorriso lieve ma caloroso.

«Non dovreste alzarvi. Siete troppo debole» sussurrò con voce morbida.

Lui provò a rispondere, ma le parole gli morirono in gola.

«Riposate» suggerì subito dopo la donna.

Il conte deglutì con fatica, poi trovò la forza di parlare. «Cosa è successo? Perché sono qui?»

La donna abbassò le palpebre, come se stesse soppesando la risposta. «Il vostro cavallo vi ha condotto fino a me la notte scorsa. Vi trovate al margine ovest della foresta di Khoun, nei pressi del villaggio di Glanghery.» Dopo un istante di esitazione, aggiunse: «Il mio nome è Iris. Siete al sicuro, non avete nulla da temere.»

Passarono i giorni, e il conte tardava a riprendersi. L’inverno sembrava non voler concedere una tregua, e la pioggia batteva incessante sul tetto della capanna. Si sentiva prigioniero di quel luogo, ma, al tempo stesso, non gli dispiaceva la compagnia di Iris. Lei si prendeva cura di lui con una gentilezza discreta. A poco a poco, tra loro si instaurò una complicità silenziosa, fatta di piccoli gesti e di conversazioni sussurrate davanti al fuoco.

«Non ne posso più di tutto questo oziare» borbottò San’Aten mentre osservava il lago con uno sguardo torvo. La pioggia sembrava non voler cessare, mentre la sua impazienza cresceva.

Iris alzò lo sguardo dal suo cucito prima di rispondere. «La pioggia vi rende malinconico. Non ascoltate il suo canto ipnotico.»

«Vorrei ricambiare la vostra gentilezza prima di andare via, ma non posso fare nulla di utile se non smette di piovere.»

«Vi siete appena ripreso, non angustiatevi. Non capita spesso di godere della compagnia di un nobile signore. Non chiedo di più.»

Il conte la osservava con trasporto mentre riprendeva il suo lavoro di cucito. «Mi avete mostrato una gentilezza che di rado ho conosciuto» disse infine, con un tono più rilassato. «Non ci dovrebbero essere tante formalità tra di noi. Chiamami Owen, come si conviene tra amici.»

Iris abbassò lo sguardo per l’imbarazzo. «Non mi sembra opportuno. Siete un conte, e io…»

«Non ci sono titoli che contano in questa foresta. Solo due persone che si aiutano a vicenda. Chiamami Owen» ribadì ancora con più convinzione.

Da quel momento, la conversazione divenne più leggera, più intima. San’Aten si sentiva libero di essere sé stesso, e Iris, dopo un attimo di esitazione, cominciò a chiamarlo per nome con naturalezza.

«Perché vivi sola in questa foresta?»

«Il villaggio è colmo di ricordi dolorosi» sussurrò Iris con voce sommessa. Posò con delicatezza il lavoro di cucito sulle ginocchia mentre le dita affondavano nel tessuto. Un velo di lacrime rendeva i suoi occhi ancora più luminosi, mentre lottava per dissimulare il suo dolore. «Mia madre è morta durante il parto, e mio padre si è trasformato nel mio unico punto di riferimento. Un giorno siamo venuti in questa foresta, dove si diceva non mancasse il lavoro per un uomo di buona volontà come lui. Ci siamo persi di vista per un attimo, ma non mi sono preoccupata. Ho pensato che ci saremmo ritrovati qui, ma quella sera, il cavallo rientrò senza di lui.» Sollevò lo sguardo verso la finestra. «Questa foresta è maledetta» mormorò con voce tremante. «Ci avevano avvisato, ma non abbiamo dato credito agli avvertimenti della gente del villaggio.»

«Devi andare via, non sei al sicuro qui» precisò il conte con trasporto.

Si era chinato di fronte a lei e poggiava le mani sulle sue. Iris le ritrasse, riprendendo il lavoro che aveva interrotto.

«Rimango nella speranza che mio padre ritorni. Mi ha promesso che non mi avrebbe lasciato sola, e non è sua abitudine mancare a un impegno preso.»

«Non hai paura?»

«Ho imparato a convivere con la foresta. Mi offre tutto ciò di cui ho bisogno.»

San’Aten non riusciva a distogliere lo sguardo da quello di Iris.

Un lungo silenzio si interpose tra loro, interrotto solo dal crepitio delle fiamme nel camino. Il conte la osservava, perso nei suoi pensieri. C’era qualcosa di inspiegabile in lei che lo attirava, una forza invisibile che andava oltre la semplice gratitudine.

«Non sei sola, puoi contare su di me» precisò con fermezza.

Iris arrossì, sorpresa da quel fervore. «Grazie, Owen. Sapere di avere un amico su cui contare è di conforto.»

«Ora seguirò il tuo consiglio e riposerò un po’.»

«Bene. Devi recuperare le forze, se vuoi riprendere il tuo viaggio.»

«Avevo quasi dimenticato che ho una missione da portare a termine» pensò prima di cedere a un sonno profondo e poco ristoratore.

…Vagava senza meta nella foresta, e il calore rassicurante della capanna aveva lasciato il posto a un pungente gelo che sembrava attraversare ogni fibra del suo corpo. Il pianto di una donna lo guidò ancora verso il suo feretro. Era pervaso da una crescente angoscia, che soffocava ogni barlume di speranza.

Non voleva abbandonarla, doveva liberarla, ma ogni sforzo era vano. Ogni colpo risuonava vuoto, e le mani, ormai sanguinanti, scivolavano sul ghiaccio. Alla fine, la voce della donna ribadì ancora la sua sentenza: «Non puoi infrangere la mia prigione. Non puoi liberarmi dal gelo che attanaglia il mio cuore. Abbandona la tua impresa e fa’ ritorno a casa. In questa terra troverai solo morte e disperazione».

Lo sconforto cresceva con ogni sussurro, mentre la consapevolezza della sua impotenza lo consumava come un fuoco lento. Le forze lo abbandonavano, le tenebre lo avvolgevano, soffocandolo. La visione della donna intrappolata nel ghiaccio persisteva nella sua mente, simbolo ineluttabile della sua sconfitta.

Serie: Lo spettro della foresta di Khoun


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