IV. – La Nave

Serie: Il Nodo Perfetto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’Ammiraglio è stato ammazzato.

La notizia aveva fatto il giro dell’isola. In un quarto d’ora, la cosa era rimbalzata tra cani e porci, sfigurata nei dettagli al capriccio delle fantasie paesane.

Il corpo era stato portato via ed interrato al cimitero, senza alcun rito ufficiale, se non il saluto pirata: lui era tra i pochissimi Ammiragli in tutta Carìlia. 

Primo Feudo ne sarebbe rimasta orfana per sempre.

Subito partirono le indagini delle autorità locali, investigatori e occhi lunghi, che Thomas e la cricca sua seguivano in parallelo a caccia di indizi sufficientemente eloquenti per decifrarne il mistero.

Fra i ragionamenti per negativo, le teorie folli e i dettagli più insignificanti, conchiusero -a notte fonda- che l’assassino aveva certo interesse nell’acquisizione del libro scomparso; e poiché l’Ammiraglio era pirata vero e di armi consacrate da lunghissima data, s’era senza dubbio opposto alla richiesta, pagando con la vita la difesa dei santi misteri.

Le cose che non tornavano, di quella notte, erano tante: stranieri giù al pub nella penombra ad origliare, voci di un andirivieni quotidiano dell’Ammiraglio tra la Rada Santa e Castel Vegliardo; e poi perché proprio quel libro: chi poteva volerlo a tal punto d’accoppare un Ammiraglio?

<<Quello era l’ultimo esemplare del Codex. Tutte le altre copie sono state sequestrate e messe all’indice dalla Magistratura. Distrutte per sempre o custodite sottochiave in località segrete. Quindi…>>

il papà di Thomas, di notevole panza e carattere, li aveva incontrati di ritorno dal turno di guardia sul Muro Lungo. Li aveva ascoltati con garbo e attenzione, per stringere poi il cappio su moventi e colpevoli collegando i fatti.

Si diede congedo da loro poco prima della salita per casa, lasciando intendere che la Rada Santa è piena di indizi <<…per chi sa guardare pure con la benda sull’occhio…>>.

*

La scia di sangue brillava sul Castello di Poppa, da dove l’Ammiraglio all’alba officiava i Sacri Misteri e istruiva i pirati nelle cose del mare.

E tante volte Thomas lo aveva ascoltato, affascinato dalla scolastica che aveva il suo eloquio nell’incentivare i cuori all’azione, al coraggio di una coerenza verace tra il sentire e fare.

La porpora del suo sangue sopra il legno consacrato della Rada Santa puntava al Forziere -dentro il quale erano chiusi a chiave il Pane e il Libro- profanato e derubato, dai rilievi d’oro di una mappa, una moneta e una nave.

<<Ecco cosa mancava. La nave!>>

Sussurrando la scoperta, Runo si tirò dietro i compari fino a a Castel Vegliardo; oltre l’arco d’ingresso sfigurato, indagarono le vecchie pietre dei palazzi, decorati di targhe, mostri, teschi di bandiere nere e vari motivi nautici che per analogia fonetica suonavano come parole simili ma più eloquenti. Lo stesso stile delle pergamene pirata, che per quel motivo lo chiamavano Lingua delle Onde o il linguaggio dei pesci.

L’ultima casa in cima alla collina, la più piccola e umile di fianco alla villa del Barone, teneva sull’architrave il simbolo della nave veleggiante.

La porta era stata forzata e s’apriva sulle rovine di dentro raccolte nel buio.

Un fruscio acuto si mescolava al canto degli insetti, sospetto dell’odore inconfondibile di polvere nera.

Una nave er’appena salpata da un attracco nascosto a sudovest: Polvere l’aveva vista, e nel far notizia urlando, gli occhi suoi si dipinsero dello scarlatto dell’esplosione, che saltava in aria la casa e tutto quel che c’era attorno.

Continua...

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