Jean

Serie: Le rose e le rouge


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Valentina e Rosa lavorano insieme in un chiosco di fiori vicino all'ingresso del cimitero. Una è allergica ai pollini, mentre l'altra appare estasiata contemplando lo spettacolo degli alberi in fiore.

Valentina si sentiva iellata, perseguitata da una sorte avversa, come se l’universo intero, con tutti gli influssi astrali, cospirasse contro di lei. Solo qualche volta, ragionando a mente fredda, arrivava alla conclusione che tutto ha un senso, niente viene inflitto da un destino cinico e baro. Le cose accadono perché sono state scelte liberamente, volute coscientemente; oppure attratte, inconsapevolmente, anche da chi le teme o, nel bene e nel male, crede di meritarle.

Anche l’incontro con Jean, la loro storia, la partenza, il distacco, non erano accaduti per merito o per colpa delle stelle. Lei lo aveva voluto quell’uomo, lo aveva sedotto con perseveranza, usando lo sguardo, i gesti, il tono delle parole e i versi della poetessa Asiul Airam, scritti sui post it che spargeva nel suo appartamento, durante i loro primi, fugaci e ruvidi incontri. Certe volte si portava appresso anche il mangiadischi rosso, portatile, con i quarantacinque giri che aveva ereditato dalla nonna. Soprattutto i dischi di Georges Brassens e di Charles Aznavour. Sperava che le loro voci, nella lingua madre di Jean, creassero la giusta atmosfera per un po’ di romanticismo in più. L’impresa sembrava ardua. Musica e versi di un’altra epoca non sortivano l’ effetto desiderato. I loro approcci si erano addolciti un sabato sera, con i profitteroles ripieni di crema chantilly. Jean li aveva graditi e lentamente si era sciolto come panna smontata. Ne divorava anche quattro o cinque di seguito. A lei bastava il retrogusto dolce della sua bocca.

Quell’uomo le piaceva come nessun altro: il fisico asciutto, la tonicità dei muscoli, l’altezza giusta per non sentirsi a disagio accanto a lui. Respirare l’odore buono e semplice del sapone di Marsiglia della sua pelle.

Jean detestava i profumi. Valentina, in pochi anni, gli aveva fatto tanti regali. Mai un’acqua di colonia e neanche un dopobarba. Solo una volta aveva avuto la tentazione di comprargli Eros pour Homme, un’essenza speziata molto costosa di Maison Paris. Un piccolo capitale sprecato. Lui avrebbe lasciato la boccetta nell’armadietto del bagno, a invecchiare per anni – se fosse rimasto – senza aprirla neppure una volta per annusarla.

Quando pranzavano fuori casa lo guardava sbalordita, mentre mangiava. Consumava in pochi minuti tutto il pane che lei, per paura di ingrassare, evitava persino di assaggiare; poi chiedeva l’antipasto di formaggi misti, incluso il brie o il camembert, o la crème de chèvre, per ingannare l’attesa. Una porzione di pasta, il secondo e il contorno, senza rinunciare al dessert. Irrorava il pasto con una bottiglia da tre quarti di vino rosso, possibilmente un Pinot nero di Borgogna, che svuotava fino all’ultima goccia, quasi da solo.

E alle otto in punto, ogni sera, la cena. Il suo peso non oscillava neppure nel periodo delle feste natalizie. E la sua pancia restava piatta come la membrana di un tamburo, anche dopo un pasto abbondante. Tante volte Valentina si fermava ad osservarlo sotto la doccia, con uno sguardo di meraviglia, misto a un pizzico di invidia. Le uniche attività fisiche che praticava ogni giorno, mattina e sera, erano le scale dei quattro piani per salire e scendere dal suo appartamento senza ascensore e le lunghe camminate a passo svelto, ovunque andasse, nel piccolo paese dove abitavano e si incontravano senza convivere. Jean in centro, Valentina in periferia. Qualche volta lei si tratteneva. Lui no: quella casa non  gli piaceva. “Il y a odeur de moisi” diceva, oppure “Il y a trop chaud”.

Quando usciva per andare in città, al corso d’inglese, scherzava “Je vais prend l’escargot”. E quando tornava faceva le solite battute, paragonando la velocità di Trenitalia al TGV francese. Era evidente quanto gli mancasse tutto della sua terra, dal vino ai formaggi, fino al treno.

A tavola di solito non parlava: apriva bocca solo per ingerire le pietanze; mentre lei aveva sempre voglia di raccontare, di condividere e di sapere. Appariva più attento al suo palato, mentre assaporava lentamente il cibo, che alle labbra di lei, nel tentativo di comunicare. Preferiva stare in silenzio anche quando guardava la tv, soprattutto durante le partite di calcio. Se giocava la Francia, per le coppe importanti o le partite amichevoli, era meglio che Valentina restasse immobile, senza frusciare, al pari dei cuscini sul divano, per non disturbarlo.

I primi tempi mischiava le poche parole in italiano con il francese e l’inglese. In poco tempo gli aveva insegnato a parlare e a scrivere in modo decente. E quando Jean aveva iniziato il suo rapporto di collaborazione con il quotidiano locale, gli correggeva le bozze, prima dell’ invio alla redazione.

In Francia aveva frequentato un corso di laurea e un master per giornalista. Prima del suo viaggio in Italia aveva già collaborato, saltuariamente, con un periodico di attualità e cultura francese. Conosceva le tecniche di scrittura per la stesura degli articoli di cronaca, ma le sue carenze iniziali nella sintassi della lingua italiana erano tali da metterlo in crisi. Valentina l’aveva incoraggiato e istruito, incapace di restare a lungo lontana da lui.

Nel giro di un anno Jean era entrato nello staff aziendale del quotidiano D × D. Lei, invece, in quel periodo, aveva continuato a scrivere per il solito periodico locale, in cambio di pochi euro guadagnati dagli sponsor. Per mangiare e pagare le bollette doveva tenersi stretto il lavoro di commessa al chiosco dei fiori. E la catapecchia ereditata da sua nonna, col tetto malandato, dove filtrava l’acqua ogni volta che la preghiera dei parrocchiani, per far cessare la siccità, veniva esaudita.

Aveva chiesto a Piergiorgio, il guardiano del cimitero, se conoscesse qualcuno per la riparazione del tetto. Lui le aveva mandato Carletto, il cugino, che faceva il manovale in una ditta di costruzioni edili. Aveva portato il cemento e terminato il lavoro in meno di un’ora, gratis. In cambio, ogni volta che si incontravano, le ricordava la promessa che era riuscito a strapparle. Era rimasto folgorato da Rosa, l’unica volta che l’aveva vista da vicino, sbucando dal vicolo dietro la chiesa e andandogli addosso, sbadatamente, con tutto il peso del suo seno caldo, morbido e prorompente, che profumava di vaniglia.

Serie: Le rose e le rouge


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Molto bello come hai delineato e caratterizzato i personaggi: ognuno di loro ha un’anima e un suo modo di essere.
    Anche le immagini, nitide e dettagliate, immergono completamente nella lettura.

    1. Non so se sia vero, pare che Einstein avesse detto “se non riesci a spiegarlo a un bambino di sei anni vuol dire che non lo hai capito neppure tu”. Naturalmente questo potrebbe valere per un genere di narrativa semplice, ma non per tutto. E quando scrivo cerco di tenere a mente questa frase, sperando di riuscire a rendere chiaro ciò che vorrei esprimere nel testo. Il problema é che talvolta, in principio, i pensieri sono ingarbugliati e anche quando prendono forma con le parole, potrebbe restare qualche piccolo nodo da sciogliere di cui non mi rendo conto.
      Se fin qui ti é sembrato tutto (dei primi due episodi), abbastanza chiaro, mi dai una gradita conferma. Grazie. 🙏

  2. Non posso fare a meno di porre un punto interrogativo sulla testa di Jean: non mi sembra una cattiva persona, eppure lo percepisco come freddo, apatico; quasi come se, soprattutto all’inizio, la presenza di Valentina lo infastidisse. è il tipico uomo per cui prenderei da parte la mia amica e le chiederei “cosa ci trovi in lui?”. E c’è un’altra cosa che proprio non mi va giù di lui… mangia senza ingrassare! 🙀 Ma questa, lo ammetto, è tutta invidia!
    Poi c’è Carletto che mi ha strappato un sorriso genuino, di quelli spontanei e sentiti.

    1. Ciao Mary, la tua impressione su Jean potrebbe essere esatta. Forse non é una cattiva persona e di sicuro non ha dimostrato una grande passione per Valentina. Forse ha ceduto per sfinimento o per qualche bicchiere di troppo, per accompagnare i profitteroles. Quali siano stati i motivi del suo atteggiamento freddo (dici bene), ancora non si sa.
      Carletto invece: colpo di fulmine o furbetto, chissà?
      Grazie Mary per essere passata di qua.

  3. Che tipo, questo Jean. Il suo modo di fare mi ricorda un poco le muffe dei formaggi che ama tanto. Così, per scherzare, senza offesa, eh, però… 🙂
    Mentre Valentina fa di tutto per sedurre e sciogliere il cuore di questo sedicente, inarrivabile, eterno insoddisfatto francese, spunta Carletto. Efficiente, innamorato, piedi per terra, va dritto al punto e chiede di Rosa. Astenersi escargot e perditempo. Li ho visti uno all’opposto dell’altro, questi ometti. Nell’episodio precedente ci hai presentato due donne, due amiche, due mondi. E adesso questi uomini che sono toccati loro in sorte, oppure che si sono scelte?
    Chissà come andrà a finire. Bravissima come sempre, Luisa. La tua scrittura è un luogo che fa bene.

    1. Lunga é la strada, stretta é la via. Il progetto che ho in mente, ancora molto caotico, sarebbe di raccontare una storia con tanti altri personaggi che si incontrano, si perdono; qualcuno scompare… Una lunga storia con tante stagioni come consente il nuovo regolamento di Edizioni Open.
      Riusciró nell’ impresa? Boh! Con tanti preziosi commenti come i tuoi, che mi danno la carica, spero di riuscire – bene o male – a portare a termine il progetto.
      Grazie Dea.

  4. “Le cose accadono perché sono state scelte liberamente, volute coscientemente; oppure attratte, inconsapevolmente, anche da chi le teme o, nel bene e nel male, crede di meritarle.”
    mi hai ricordato Jung: “rendi conscio l’inconscio, o guiderà la tua vita, ma tu lo chiamerai destino”

    1. Grazie Dea, la tua citazione é come un segno. Credo che Jung fosse un visionario. Devo trovare il tempo di approfondire i suoi studi. Ci penso spesso. Sono certa che possa essere utile per avere una maggiore consapevolezza, quella che ci puó aiutare a capire meglio certi misteri della nostra vita.
      Un abbraccio.😘

  5. Ciao Luisa, quello he scrivi mi piace sempre e leggo sempre con dedizione. Anche questo episodio è bello tuttavia, Jean non mi piace😂, non mi risulta nemmeno affascinante, anzi lo trovo irritante. So che ovviamente si tratta di un racconto ma, sono tutti elementi che lo rendono realistico e potenzialmente antipatico. E per il resto come va?

    1. Ciao Giuseppe, grazie di aver letto anche questo episodio. Siamo quasi tutti d’ accordo, credo, che questo Jean, che piaceva tanto a Valentina, appaia, finora, soprattutto molto antipatico.

  6. Invidio questo Jean che si ingozza senza ingrassare, avevo un amico così. Io se mangio un cioccolatino prendo due chili 🤣
    Forza Carletto!

    1. Ciao Francesco, speravo e temevo – confesso – il tuo commento. Ero anche tentata di inviarti un messaggio per richiedere la tua supervisione come consulente di lingua francese. La frase che non mi convinceva del tutto, poi l’ ho tolta, anche perché stavo sforando sul numero di millle parole.
      Grazie, a presto.

      1. In effetti una precisazione te la faccio, a livello di curiosità: la parola “moisi” è un’abbreviazione di moisissure. I francesi hanno la brutta abitudine di abbreviare diverse parole del loro vocabolario, al punto che le trovi come se fossero parole esse stesse invece che abbreviazioni.

        1. Grazie Francesco per la precisazione. Terró a mente questa informazione. Il testo di questo episodio, se il termine moisi non é un errore, potrei lasciarlo così, come espressione verbale di un linguaggio orale comune.

        2. Non è un errore, tranquilla. Parlano cosi’. Come se noi dicessimo “ricré” al posto di ricreazione o “pub” al posto di pubblicità. Che poi in parte lo facciamo, tipo “moto” invece di motocicletta, ma in Francia è molto più esteso.

  7. Il tuo racconto è delizioso e il fatto che tu abbia citato la grandissima poetessa Asiul Airam mi ha entusiasmato! 😜. Un po’ spocchioso il francesino, mi sembra anche più maschilista della già alta media dei maschi italiani, spero abbia modo di smentirmi. Bello Maria Luisa, attendo seguito!🌹🌹🌹🌹

    1. Ciao Giuseppe, hai ragione: questo Jean sarà forse bello, peró simpatico non direi. Valentina sembra essersi innamorata, ma mi sorge il dubbio che, invece di stare appresso a lui, sarebbe stato meglio imitare Rosa, la sua collega, che ogni tanto, quando si sentiva un po’ giú, andava ad abbracciare il pino, o qualche altro grosso fusto, lungo il viale del cimitero.😂
      Grazie Giuseppe, un abbraccio.

  8. A parte ogni scherzo, queste tue donne sono davvero belle perché sono vive, femminili e soprattutto profumate. Come si fa a non amarle? E si sente forte l’amore dell’autrice, nella tua scelta accurata degli aggettivi e per i colori che dono loro. Una storia davvero iniziata nel modo migliore.

    1. Il mio amore per la Francia e per i francesi credo abbia un’origine karmica. Il mio cognome é di origine spagnola però ho come la sensazione che nel mio sangue o nel mio DNA ci siano anche le tracce di quella provenienza. Forse, inconsciamente, sto ridando vita a una lontanissimo storia d’ amore travagliato di qualche secolo fa.
      Grazie Cristiana per le tue parole, che fanno sempre un gran bene, alla mente e al cuore.

  9. Parto esprimendo al meglio la mia femminilità e spendendomi in una ‘olà’ per questo amante francese che non poteva altro che chiamarsi ‘Jean’. Ok, capisco che qualcosa non funzionerà, però, per come lo descrivi tu, la ‘ola’ ci sta tutta 🙂

  10. È tanto bello il modo in cui descrivi persone e luoghi, che rapisce. Hai davvero un dono. Parole semplici, tono leggero anche quando racconti storie terribili (non questa, almeno fino a ora). Grazie per quello che condividi.

    1. La mia semplicità come persona si riflette anche nelle piccole storie che racconto; anche se… Noi donne, anche le protagoniste di questa serie, come canta Fiorella Mannoia, siamo pur sempre complicate. A volte dolcemente, come dice lei, a volte no.

  11. Mi sono affezionata a Jean, forse perché anch’io, come lui, vivo all’estero e capisco la difficoltà di esprimersi in una lingua diversa dalla propria. Mi è piaciuto molto anche questo secondo episodio ❤️

    1. Grazia Arianna, felice di ritrovarti. Ho sempre sentito un forte richiamo verso tutto ció che é francese. Prima o poi doveva emergere. Spero di non deludere chi, meglio di me, avrebbe la conoscenza per parlarne con maggiore profondità. Jean é uno fra i tanti nomi maschili che mi sono rimasti impressi, dopo aver letto l’ ultimo libro della scrittrice francese che adoro: Valerie Perrin. Il personaggio omonimo del suo romanzo, peró, é totalmente diverso.

  12. “A tavola di solito non parlava: apriva bocca solo per ingerire le pietanze; mentre lei aveva sempre voglia di raccontare, di condividere e di sapere.”
    Ho trovato questo racconto davvero intenso. Adoro il modo in cui descrivi la natura, ciò che circonda la storia, ma mi ha colpito molto il modo di contrapporre i due personaggi. La tua scrittura è così leggera che quando leggo qualcosa che hai scritto mi trovo sempre a fantasticare con la mente, immaginando di essere lì

    1. Grazia Tatiana, le tue parole mi danno un gran conforto. La leggerezza é uno degli aspetti a cui tengo di piú. Non so se riesco sempre nell’ intento, ma é questo il tono che cerco di usare, di solito, in tutto ció che scrivo. Un altro fine che provo a raggiungere é quello di rappresentare situazioni di vita quotidiana in cui posso identificarmi, per dare piú credibilità e, spero, almeno per qualche istante, o particolare della storia, rendere coinvolgente la lettura del testo.

  13. Una descrizione del personaggio (Jean) dettagliata al punto che adesso mi sembra di conoscerlo. E in poche frasi viene fuori anche la personalità di Valentina, forse ancora di più

    1. Grazie Antonio. Sono i primi tratti di due personaggi che sto cercando di definire in modo da renderli concreti, per quanto mi sarà possibile. Uno dei due sarà sicuramente piú inafferrabile e meno presente.