Jenni

Serie: L'incubo


Akseli aveva ottenuto tre giorni liberi dal lavoro per poter organizzare ogni cosa; decise quindi di invitare Jenni a prendere quel caffè da lui, così da non lasciare Aila sola in casa. L’idea era quella di assumere qualcuno che si occupasse della madre durante la sua assenza e, nonostante fossero passati anni dall’ultima volta che l’aveva vista, si fidava di Jenni come di una vera sorella.

Il loro primo incontro avvenne nell’estate del 2016.

Tre anni prima, aveva sposato Saara, un’affascinante autista di autobus che aveva conosciuto in modo bizzarro: il loro primo incontro divenne in seguito l’aneddoto preferito durante le cene con gli amici.

«Se quel giorno non fossi salito sull’autobus» diceva lui.

E lei continuava: «E pensare che stavo sostituendo un collega. Proprio a me doveva capitare quella tempesta di neve e poi l’incidente?»

«Però, alla fine, hai comunque guadagnato un marito.»

«Eh capirai che guadagno!»

E a quel punto ridevano tutti.

Il 10 novembre 2014 nacque Onni, il figlio che avevano tanto desiderato. I medici avevano già previsto, durante la gravidanza, che il bambino avrebbe avuto seri problemi di salute, ma Saara credeva fermamente che tutto sarebbe andato per il meglio.

«Io sono la madre, certe cose le percepisco», diceva.

Appena nato, lo strinse tra le braccia, convinta di aver avuto ragione, nonostante le previsioni terrificanti dei medici. Dopo appena due settimane, però, cominciarono a manifestarsi i primi maledetti sintomi della malattia genetica: scarsa forza muscolare, pianto debole, difficoltà a deglutire.

Iniziarono le frequenti visite mediche, le terapie, le notti insonni, la paura costante.

Ma ogni tentativo si rivelò inutile: pochi mesi prima di compiere due anni, Onni morì.

Il dolore per quella perdita fece precipitare Saara in uno stato depressivo: si rifiutò persino di partecipare al funerale del figlio e rimase chiusa in camera per giorni. Anche nei mesi successivi, quando tornò al lavoro, continuò a vivere come per inerzia.

Un giorno, però, accadde qualcosa: il suo sguardo improvvisamente si illuminò mentre guardava la televisione, seduta sul divano accanto al marito. I pensieri di Akseli erano altrove in quel momento, ma quando si voltò e vide quello sguardo pieno di speranza, si incuriosì e prestò attenzione al programma.

Stavano intervistando un medium.

Akseli tentò di dissuaderla, ma lei non voleva sentire ragioni: avere un contatto con Onni era l’unica cosa che le avrebbe dato la forza per continuare a vivere.

«Sono ciarlatani, ti diranno solo ciò che vuoi sentirti dire.»

«Non sei costretto a venire, posso andarci da sola.»

«Non se ne parla. Saresti una preda facile, nelle tue condizioni. Ti faresti spillare un sacco di soldi.»

Lei gli gettò addosso uno sguardo pieno di rancore.

«I soldi, ecco la tua unica preoccupazione»

«Pensi questo? Solo perché mi rifiuto di regalarli a dei truffatori?»

«Calmati e non alzare la voce con me. Che ne sai tu? E se invece fosse tutto vero? Se potessimo comunicare con nostro figlio?» disse, tra le lacrime.

Akseli sospirò, sconfitto.

Si abbracciarono e per quella sera non affrontarono più l’argomento.

Giorni dopo, lei gli comunicò di aver trovato una medium che viveva nelle vicinanze; aveva il suo numero di telefono e avrebbe preso un appuntamento per la settimana successiva. Il suo nome era Jenni Virtanen.

Quando si presentarono alla sua porta, si trovarono davanti una donna dall’età indefinita, di bell’aspetto: capelli biondi, sulle spalle; un accenno di occhiaie e rughe d’espressione intorno ai grandi occhi azzurri, che le conferivano un certo fascino.

«Prego, entrate.»

Fece loro strada verso il soggiorno. Akseli si aspettava di partecipare a una sorta di seduta spiritica, con candele, sfere di cristallo e atmosfere spettrali, invece tutto appariva estremamente normale. Forse era proprio quella normalità a metterlo più a disagio.

«Accomodatevi», disse Jenni indicando le sedie intorno al grande tavolo che si trovava al centro della stanza.

Prima di sedersi, Akseli notò alcuni oggetti sparpagliati sulla tovaglia di lino bianco: una candela spenta, un blocco da disegno, una matita e dei pennarelli colorati.

«Allora, siete qui per comunicare con vostro figlio Onni, è corretto?»

Saara annuì, trattenendo le lacrime.

«Bene. Vi chiedo di rilassarvi, chiudere gli occhi e concentrarvi su di lui.»

Lo fecero.

D’un tratto Akseli avvertì dei movimenti alle sue spalle e aprì gli occhi. Poi sentì una voce: «Papà.»

Il suono di quella voce, che riconobbe all’istante, gli fece gelare il sangue. Si voltò lentamente e vide Onni, in piedi dietro di lui, con indosso il suo pigiama preferito. Non mostrava i segni della malattia, sembrava guarito; era diverso ma, senza alcun dubbio, era lui.

Jenni capì al volo ciò che stava accadendo, quindi porse ad Akseli il blocco da disegno e la matita.

«Cosa devo fare con questi?»

«Devi disegnarlo, coraggio.»

«Ma io non sono capace.»

«Fallo e basta, fidati di me.»

Anche Saara, a quel punto, aprì gli occhi.

Akseli si voltò di nuovo e vide che il bambino era ancora lì, in piedi a fissarlo. Iniziò a tracciare dei segni sulla carta; all’inizio gli tremava la mano, ma andando avanti si accorse che quel gesto diventava sempre più naturale. Non aveva mai realizzato un ritratto in vita sua, eppure quel disegno stava prendendo forma, come se fosse la matita a guidare la sua mano e non il contrario.

Quando Saara riconobbe Onni nel disegno del marito, iniziò a piangere.

«Tu puoi vederlo?»

«Sì, è dietro di noi.»

Jenni osservò la scena compiaciuta, con la tipica espressione di un maestro che ha appena scoperto un nuovo talento.

Continua...

Serie: L'incubo


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Arianna, Tiziana mi ha preceduto, anch’ io ho sentito un leggero brivido. Credo succeda spesso, dopo aver perso qualcuno che amavamo, desiderare di poterlo rivedere o di poter incontrare qualcuno che possa metterci in contatto. Sono curiosa di conoscere il resto della storia e sono cerra che sarà coinvolgente.

  2. Questo episodio è da brividi. Interessante che il primo a “vedere” è stato proprio il più scettico. Comunque, posso capire la decisione di affidarsi a una medium, il dolore di una donna che perde un figlio è devastante. Brava Arianna.

  3. Originale il fatto che a vedere il figlio sia proprio l’incredulo padre. Quasi come se qualcosa volesse convertirlo, o forse è semplicemente Akseli che non sapeva di essere un sensitivo. Un episodio molto bello. Bravissima, Arianna!❤️👏👏

  4. Questo episodio é stato per me, un viaggio emotivo nella vita di questa coppia e la figura della medium è misteriosa quanto affascinante.
    Brava Arianna, se ci fossero le stelline sarebbero cinque.
    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

  5. Ciao Arianna, molto emozionante questo episodio che esplora il passato di Akseli. Ora sono ancora più curiosa di conoscere Jenni e anche di scoprire se lui abbia qualche dono.
    È sempre più intrigante questa storia, bravissima!

  6. La rappresentazione della medium come sobria professionista in luogo di una folkloristica e grottesca ciarlatana in appesantito stile gitano conduce in un cubiculo, sospeso tra reale e trascendentale, dove tutto appare possibile