Jungfrau

Serie: A Linz un amore


Amore e sesso in un rapporto strano ed avvolgente. Age gap story.

-Mi chiamo ‘Jungfrau’, piacere.

Cristiano si lasciò accarezzare il capo dalla ragazza.

Ora che gli stava vicina vicina poteva percepire l’afrore dei suoi seni puntuti e sudati.

Di solito odiava quelle situazioni: lui ormai era divenuto un puro sociofobico.

Non sapeva neppure perché fosse entrato in ‘quel’ salone di ‘massaggi’ sulla Blindwiesen Strasse. A Linz.

La ragazza sembrava avere poco più di 19 o al massimo 20 anni.

Brunetta, magra, spigolosa.

Non che fosse bella, ma emanava un qualcosa: come un’aura di tristezza e di mistero.

E non gli piaceva neppure andare per marchette. Aveva finalmente compreso, alla sua veneranda età, che ‘bisognava’ amare per essere amati. Abbandonare l’egoismo infantile, l’apparenza ed anche il buon gusto, forse.

La ragazzetta gli sembrava ‘scafata’ e procace.

-Voglio parlare un po’ con te. E’ lo stesso?

-Sì, basta che mi paghi.

Già, il tempo mercificato di Déleuze e Guattari. Tempo, tempo e lui non sapeva quanto ne avrebbe avuto e soprattutto quanto a lungo.

Ma perché saperlo?

Estrasse due banconote da cento euro e le sventolò per aria.

-Quanto tempo mi dai? Quanto tempo della tua giovane vita?

-Sei strano. Di solito qui le richieste sono ben altre. Davvero non vuoi fare sesso? Non ti piaccio? (E così facendo nella penombra Cristiano vide brillare un poco i denti candidi della ragazza in un abbozzo di sorriso).

Si fece ancora più vicina fino a strusciargli quasi i piccoli seni addosso. Ora ne poteva percepire nettamente i capezzoli puntuti.

-Davvero non ti piaccio?

-Ti do solo un bacio. Lo accetti?

-Con i clienti non si accettano baci. E’ la regola. Lo sai.

-Uno solo?

-Pago, e non posso darti neppure un bacio?

‘Jungfrau’ stette pensierosa a traguardarlo in tralice. Voleva capire il tipo.

Del resto David (il buttafuori) girava spesso per le salette ed un grido avrebbe richiamato l’attenzione di tutti.

Ma la prudenza con certi tipi non era mai troppa.

-Va bene. Ma mi dai trecento, allora!

Cristiano sfilò altri cento dalla tasca interna del portafogli.

-Quanto tempo mi dai,…dopo il bacio?

-La tariffa che hai pagato. Lo sai. Mezz’ora.

-Non posso sapere neppure il nome di colei che bacio?

-No. Io sono ‘Jungfrau’.

-Questo è il mio nome. Oppure ‘Juni’, più breve.

-Va’ bene, Juni!

Il bacio fu leggero, come uno svolazzare di farfalla. Posò le labbra a sfiorarle una guancia: prima la sinistra e poi l’altra.

La ragazzetta rimase interdetta: si aspettava l’empito di un bacio lascivo oppure qualcosa di travolgente che la schiacciasse, la sminuzzasse quasi. Alcuni clienti -lo sapeva- erano fatti così. Ed erano anche pericolosi.

-Dimmi Juni: che sensazioni hai provato?

-Sensazioni? (Rise)

-Sei cinica, ma è solo un’apparenza, secondo me.

-Come ti chiami, signore?

-Cristiano

-Piacere, io sono Juni!

-Oh! Ecco, forse siamo sulla strada giusta…

-Strada giusta? Strada giusta per cosa? (Juni adesso era un po’ preoccupata: non le era mai capitata prima una situazione del genere)

Cristiano si allontanò con dispetto da quella sensazione di innocente fragranza.

Gli ricordava con nostalgia gli anni passati della gioventù, dei primi filarini.

-Tranquilla Juni. Voglio solo parlare- come ti ho detto. Siediti qui, accanto a me, per favore. Ma non stare ancora sulle mie ginocchia. Ti prego.

Juni spense la cicca fra pollice e indice sinistri con le sue unghiette laccate rosso fuoco, per lasciarla poi a fumigare lentamente nel posacenere, e come un’anima in pena erano quelle volute leggere di fumo nella penombra. Chiedevano, ripetevano ossessive: ‘’Perché non mi vuoi? Ora, adesso! Perché non mi vuoi, signore? ‘’

-Di dove sei, Juni?

-Moldava, di Tiràspol

-Da quanto sei qui?

-Qui al ‘servizio’? Un mese. Prima ho fatto la cameriera a Graz ed altri lavoretti

-Lavoretti?

-Ma sì i soliti: baby-sitter, cameriera ai piani in un albergo, operaia al mio paese.

-Hai studiato? Che scuole hai completato?

-La scuola professionale. Nel mio paese dura quattro anni.

-E poi?

-Mio fratello maggiore è un tossico. Mio padre se n’è andato quando io ero appena nata. Mia madre si spacca la schiena in un centro per anziani.

-E lo sa? Che sei qui..?

-No

(Cristiano notò che la ragazza controllava l’orologio. Scocciata, forse.)

-Sei fuggita da tua madre?

(Juni ora pensava di avere di fronte un poliziotto o qualche operatore dei servizi sociali, ma lei era maggiorenne ed i suoi documenti di cittadinanza romena ed europea -acquisita- erano comunque in ordine).

-Ne ho avuti tanti di poliziotti. Sai? Persone ‘strane’ come te che fanno domande e poi vogliono solo ficcare.

-Juni. Stai tranquilla non sono un poliziotto.

-Che fai nella vita? Visto che tu fai domande a me, io le faccio a te. No? Sei sposato, immagino. Hai figli? Tua moglie lo sa?

-Divorziato. Non ho figli. Mia moglie è in Germania, ora.

-Perché sei qui? Voglio dire. Perché proprio me? Ci sono tante ragazze giù nel déhors. Anche più belle di me. Perché mi hai scelto?

-Si viene scelti, Juni. A volte è solo un destino. L’Ananche.

***

Cristiano rimase a parlare ancora con Juni e gli sembrava come di averla sempre conosciuta. In una vita precedente, in un angolo di un cantone, quando lui era un giovane della sua età e andava ancora al liceo.

Dove era Juni allora?

In un angolo della sua mente c’era sempre stata perché non puoi avere amore ed interesse prima, per qualcuno che non senti vicino.

Forse come nella favola di Er siamo tutte anime che trasmigriamo lontano in mondi altri e paralleli.

Cristiano controllò l’orologio, questa volta.

-Verrò a trovarti Juni!

-Quando?

-Presto. Spero.

-E poi?

-E poi faremo l’amore, se lo vorrai. Non solo per i soldi.

-D’accordo

Cristiano socchiuse la porta leggero, dietro di sé.

‘Jungfrau’ -Juni- nella semioscurità del vestibolo- gli sembrava ora più bella.

Soffice, candida, leggera.

Come una falena, all’ombra della luce.

Serie: A Linz un amore


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore, Erotico

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Discussioni

  1. Wunderbar!
    E’ il destino che viene a trovarci, quando meno ce lo aspettiamo.
    Ho trovato questa narrazione efficace per mezzo dei dialoghi, hai rappresentato in un racconto più piani: la vita di una JungFrau, di un ipotetico cliente, di un mondo ai margini, di un insieme di ricordi, di un incontro già stabilito e al quale non si può fuggire. Molto piaciuto.