Killer in bianco

Scese dall’automobile e indossò i guanti. Aveva le scarpe bianche, i pantaloni bianchi, la giacca bianca e anche il cappello bianco. Pure i guanti erano bianchi. Era perfetto ed era pronto all’azione.

Il volto percorso da una cicatrice sorrise. Di lì a poco avrebbe fatto tutto, poi sarebbe andato a bere un drink. Se lo meritava. Dopo ogni lavoro desiderava annegare in un mare di alcol e dimenticare ogni cosa. Gli pareva, se ricordava bene, di avere l’anima spezzata, ma cercava di ignorare quel fatto perché secondo lui non c’era nulla di peggio dei rimorsi.

Entrò nel palazzo, salì le scale. Avrebbe potuto prendere l’ascensore, ma per tre piani ce l’avrebbe fatta e avrebbe pure fatto un po’ di sano esercizio.

Arrivò nella stanza. Era chiusa. Bussò alla porta.

«È aperto…». Quella voce era annoiata.

Aprì la porta e ci fu uno scricchiolio. Il medico era assorto nella lettura di alcuni referti.

«Si accomodi, prego».

Si sedette, allora. Osservò il medico, il quale indossava un camice bianco ma era tutto sporcato, intorno, da vestiti di altri colori. Non era perfetto, non era pulito.

La cicatrice si increspò. Sorrise e prese la rivoltella dalla tasca. Gliela puntò addosso.

Allora il medico, all’accorgersene, rimase basito, ma solo per un attimo, perché ridacchiò.

Rimase spiazzato. Era stata una risatina arrogante, sicura di sé. «Stai per morire, non se te ne sei accorto?».

«Ne sei così certo? Non credo proprio». Prima che la rivoltella si svuotasse, il medico mise mano a un pennino e glielo puntò addosso.

Ci fu un lampo di luce e sentì sciogliersi il sorriso – alla lettera – mentre tutto bruciava. «Ma… cosa…?».

«Non si fregano così facilmente i medici, credimi. Secondo me sono stato io a fregarti, non tu a me, grazie al mio pennino lanciafiamme».

Si mise a bruciare e andò via urlando, ma cadde sul pavimento. Adesso la morte era bianca e lui era andato in bianco.

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Discussioni

    1. Ciao Micol! E dire che questo racconto non mi convinceva del tutto… Grazie per essere passata.

  1. “Gli pareva, se ricordava bene, di avere l’anima spezzata, ma cercava di ignorare quel fatto perché secondo lui non c’era nulla di peggio dei rimorsi.”
    Questo passaggio mi è piaciuto