La bacchetta di cristallo

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: In preda all'insonnia, Gustav scorge dalla finestra il cartolaio. Subito lo raggiunge e lo ospita nella sua suite. L'uomo, stravolto, gli racconta che una delle sue bambine è svanita. È stata prelevata dall'albergo e portata via, forse nel bosco, ad assistere alle prove notturne dell'orchestra.

«Mio caro amico,» gli dissi «i problemi e le responsabilità degli ultimi giorni – parlo dei miei problemi e delle mie responsabilità –, stanno aumentando a dismisura, in concomitanza con l’inaugurazione della rivista di poesia ermetica e con il terribile incidente dell’autobus. Le cose a cui dovrò provvedere sono tantissime, diverse l’una dall’altra, pur se legate da una matrice comune, che è a sua volta correlata al mistero drammatico della poesia e della morte improvvisa dei giovani orchestrali, a cui si sono aggiunte situazioni oscure e altrettanto imprevedibili, capisce? Detto questo, ci tengo comunque a precisarle che prenderò a cuore il suo caso. Domattina interesserò direttamente il giudice Max. Cominceremo a preparare un attacco mirato contro l’insegnante dell’Accademia Chopin e del suo allievo per sequestro di persona, maltrattamenti e sottrazione di minore. Dovrà riconoscere che si tratta di un passaggio obbligato, indispensabile, direi.»

Intanto, mentre mi infervoravo nella mia arringa, il cartolaio seduto davanti a me impallidì, come se non credesse alle mie parole e nemmeno riconoscesse come reale la persona che aveva di fronte, fino a quando non esplose.

«Ma che cosa dice, avvocato? Si fermi subito, per carità! Come può pensare che io possa rivalermi sull’insegnante e sul suo allievo, se rappresentano entrambi la nostra unica speranza per l’educazione alla musica, alla civiltà, all’arte, alla bellezza, che la disciplina musicale riesce a infondere in determinate sensibilità, come potrebbe avvenire con entrambe le nostre figlie, proprio grazie al loro interessamento! La supplico, avvocato, di non fare alcun riferimento a un’ipotesi terrificante del genere. Sarebbe distruttiva. Vorrei solo essere rassicurato che la piccola stia bene, nulla di più; per cui non ho intenzione di procedere in alcun modo contro nessuno. Significherebbe annientare ogni più piccola ambizione per il futuro artistico e musicale delle mie bambine. È chiaro il mio pensiero?»

«Ma insomma, signor cartolaio, vuole ritornare in sé? Un insegnante con un suo allievo portano una bambina alla prova, che tra l’altro è già finita da un pezzo, e poi spariscono, insomma, le andrebbe forse di ringraziarli? Non riesco a compenetrarmi nel suo eccessivo servilismo, come se non esistessero altri insegnanti di pianoforte al mondo, poi.»

«Io sono perfettamente in me. Ragionando in tal modo lei non mi agevola, forse non se ne rende conto. Sono arrivato fin qui per ottenere un suo aiuto, per essere rincuorato, ma non per dichiarare guerra all’insegnante e al suo allievo. Se lo avessi voluto avrei potuto denunciare il portiere dell’albergo in divisa, eppure non l’ho fatto, nonostante vi fossero tutti gli estremi per rovinarlo. Per cui… cerchi di comprendere la mia situazione. Dimentichi ciò che sarebbe giusto, da una prospettiva legale e razionale, e cerchi di spostarsi verso un altro livello di realtà. Ci riesce? È tanto difficile, avvocato, mettersi per qualche istante dentro i miei panni di genitore?» mi disse il cartolaio, proprio mentre ebbi un’illuminazione. Lo fermai col gesto di una mano, pregandolo di attendermi qualche minuto e non muoversi da lì. Lui non comprese, ma mi obbedì e non si mosse da dov’era. Scattai dentro la mia camera da letto, dove la cantante dormiva profondamente, non si era spostata di un millimetro dalla sua posizione. Frugai nel cassetto del mio comodino, alla ricerca del numero di telefono del trombonista Alex. Lo trovai subito. Era l’unica possibilità concreta per avere notizie certe sulla figlia svanita del cartolaio, come pensavo ritornando di corsa da lui, che trovai distrutto e addormentato, con il capo chino sul tavolo, accanto al suo bicchiere di brandy semipieno.

Era tardi, chissà se gli orchestrali saranno svegli. E il giudice Max? Avrebbe passato la notte nel luogo pauroso dell’incidente, con tutto l’umido che avvolge i boschi, la nebbia, il sonno tormentoso dei morti, i loro sospiri, ma intanto il segnale telefonico era libero. Il cartolaio si svegliò, osservandomi con lo sguardo sospeso di un bambino che stesse assistendo a un avvenimento indimenticabile, prima che fosse stato ricordato, come tutte le esperienze indimenticabili che lo sono ma non lo diventano, avendo un loro luogo oscuro di elezione o iniziazione, lo stesso che adesso il segnale disturbato del telefono mi concedeva, quando una voce misteriosa mi rispose. Ascoltava il mio respiro, ma non emetteva suono. Gridavo «Pronto, con chi parlo? Per favore, sono l’avvocato Gustav. Urgono alcune informazioni importanti che riguardano un’allieva di pianoforte dell’insegnante dell’Accademia Chopin. Ha sentito le cose che le ho detto? Le saprebbe ripetere, per cortesia?» abbassando la voce e allontanando il ricevitore dalla bocca. Chiesi poi al cartolaio il nome di sua figlia. Lui mi sussurrò «Greta» e alla pronuncia del suo nome esplose un tuono. Subito dopo mi rispose una voce maschile, dicendomi che Greta era insieme a loro, sotto la pioggia, a pochi metri da lì. Stava facendo le giravolte notturne davanti ai morti che applaudivano, mentre l’insegnante dell’accademia batteva il tempo con la sua bacchetta di cristallo.

«Adesso arriva un altro tuono. Ho visto un lampo, mi dica se lo sente» e dopo qualche istante arrivò un tuono più forte del precedente, che ruppe un vetro della finestra, ma da loro, mi diceva la voce, non si era sentito.

«Ho visto il lampo. È scattato in cielo», e dopo poco dal telefono arrivò un gran tuono. «Gli chieda se Greta ha mangiato, per favore» mi faceva il cartolaio, toccandomi di continuo il braccio – quanto era appiccicosa la sua mano. Continuavo a parlare col misterioso interlocutore, chiedendogli di riparare dalla pioggia la piccola Greta. Poteva essere pericoloso intrattenersi a fare giravolte notturne dentro un bosco di morti, con i lampi che sferzano tra gli alberi secolari, così gli raccomandavo, ma lui, lo sconosciuto, mi diceva che fin quando l’insegnante dell’accademia non avrebbe fermato la sua bacchetta di cristallo, Greta non poteva fermarsi, per nessuna ragione al mondo. Una pausa improvvisa avrebbe danneggiato il suo cuore. Adesso Greta doveva imparare l’assimilazione pura del tempo assoluto. Rimaneva l’unica priorità. Non ve ne erano altre, al momento.

Continua...

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