
La Bambina Invisibile
Da piccola, quando ero ancora visibile, los tontos mi piacevano; a volte mi regalavano una monetina. Sono strani, mangiano e ridono sempre. Ricordo che desideravo scambiare i miei occhi con i loro; se li fissavo con intensità vi vedevo riflessi i colori della mia città: i vicoli stretti in cui si affacciano le case dalle tinte accese, i balconi e i telai di legno, i fiori. E il mare… Quel mare che ho sempre visto da lontano, addossata alla muraglia che cinge la Città Vecchia. Chissà perché i turisti vedono arcobaleni dove non c’è che polvere.
Noi siamo diversi, siamo gatti randagi senza casa né sorrisi. La vita è dura, ma non ci sono padroni a comandare tenendo fra le mani la cinghia dei calzoni. Chissà se anche fra quegli americanos, quando non sono in vacanza, c’è qualcuno che batte i propri figli. Per la strada si impara a badare a se stessi e a non aver bisogno di nessuno. All’inizio Manuel mi ha insegnato come sopravvivere: chi evitare, dove dormire, come spendere bene l’elemosina o quanto ricavato da piccoli furti. Sono diventata brava, ho imparato che non serve mangiare per riempire lo stomaco. Pochi centavos o un servicio a un viejo cabrón e compro vernice. L’elemosina è difficile da fare, los policías non vogliono che i randagi si aggirino per il centro storico: siamo brutti, roviniamo il paesaggio. Coño la gente in vacanza non vuole vedere mendicanti, soprattutto bambini: fa sentire male, in colpa, rovina la festa. Non bisogna infastidirli troppo, altrimenti chiamano i bobos : quelli che ti vogliono salvare. Trasformare in bravi bambini, vestiti, educati, che dicono sempre gracias. Gracias, No! Basta cinghie, basta catene, basta cagare e pisciare a comando, no vestiti che ti stringono il collo e non ti fanno respirare, no regole e regole e regole, no falsi sorrisi, no pietà, no falso amore che fa bene solo a loro. Il tuo panino non mi serve, mangiatelo tu!
La gente che muove il culo e lavora è diversa; per loro siamo invisibili. Non hanno tempo per caricarsi le spalle di altri drammi, ascoltare le nostre voci o prendere atto della nostra presenza. Non siamo che bestioline acquattate negli angoli, fino a quando non diamo fastidio finendo loro fra i piedi possiamo esistere. Sole o pioggia non ha importanza, siamo simili a un’erbaccia che non hanno voglia nè tempo di sradicare: un’erbaccia destinata a scolorire. Diventiamo grigi al punto da non venire più notati nemmeno dai tontos, dai bobos e dalla policía. Una specie di superpotere.
Questa notte c’è festa all’aperto in Plaza Bolivar, la musica è alta e assordante. Miro los tontos , ma questi sono diversi dai padri: pelle nuda, alcohol, coca. I vecchietti sono a letto, quelli che si mescolano al ritmo sincopato sono corpi giovani. Gli “americanini” si credono lupi fra i lupi, non sanno quanto sbagliano. Perché un lupo nasce lupo e un agnello non lo può diventare nemmeno sparandosi nel naso la roba. Roba cattiva. Ne ho visti tanti così, cojones . Qui non si gioca. Qui sono prede. I randagi non hanno paura dei lupi perché sono invisibili, ma i corpi degli agnelli, chiari, bagnati dal sudore e dalla voglia, splendono accecanti.
Preferisco ritirarmi in un vicolo, cercare un angolino dove sedere e poggiare la testa sulle ginocchia e lasciare che la vita e la morte giochino a carte. Ma non c’è pace e lo so. Il buio presto si anima di risa ubriache, ansimanti e gutturali. Dal mio angolo vedo passare un paio di lupi che si portano appresso un’“americanina” dallo sguardo perso. Noto solo i suoi capelli ricci, gialli, e la catenina che porta al collo: un piccolo crocefisso. Reina , questa sera il tuo Dio ti ha voltato le spalle. È questione di poco.
«Callate, puta.»
Ecco, appunto. Inutile piangere, frignare, cercare di tirare giù la gonna di quello straccetto verde che ti sei messa per sembrare grande. Volevi divertirti, eccoti servita. Non è la prima volta, non sarà l’ultima che un agnello viene sbranato dal branco. Conta fino a venti, Reina, non peggiorare le cose e prega perché facciano subito. La coca è una puta madre , a molti non lo fa rizzare ed è lì che arrivano i guai. Conta, Reina, conta.
Venti, diciannove, diciotto, diciassette… non urlare. Non urlare, coño!
Sedici, quindici, quattordici… tredici, dodici, undici… dieci, nove…
Silenzio rotto da ansiti.
Non voglio, ma i miei occhi cercano quelli dell’”americanina” e quando li incontrano vedono due biglie di vetro spalancate. C’è sangue ad un lato della testa, capelli, ossa e materia viscida colano sulla sua guancia.
«Niña…»
Mi alzo, spaventata, cercando di dare un senso a quello che sta accadendo. Il mio superpotere è scomparso.
L’”americanina” bionda mi guarda. Mi Vede ed è questo che mi spinge a correre verso la piazza e ad urlare a gran voce.
«Ayuda!»
Ma per gli altri continuo ad essere una bambina invisibile. I policías mi ignorano, mi superano senza dedicarmi uno sguardo. Urlo, mentre i passanti continuano a ridere, abbracciarsi, ballare, tirare coca e bere alcohol direttamente dalla bottiglia. La musica è alta, la mia voce non può nulla.
«Bambina! … Niña!»
Riconosco la voce. Sollevo lo sguardo sulla ragazza che mi guarda, ferma a pochi passi da me. È bonita : ha gli occhi azzurri, limpidi, ed un viso simpatico spruzzato da lentiggini coronato da folti ricci biondi. Indossa un paio di short di tela vaquera e una maglietta corta bianca. Ha un bel sorriso, struccata l’”americanina” sembra una bambina.
Non capisco. I miei occhi corrono al vicolo, da dove vedo uscire i lupi in tutta fretta: il tempo di chiudere la patta e si sono mischiati nuovamente nella folla. Lei inclina il capo, seguendo il mio sguardo. Il dolore le accende per un momento il viso, poi torna su di me.
«Ho provato.» Sento il bisogno di giustificarmi. «A chiamare aiuto…»
Non c’è accusa nella sua espressione, solo tristezza. «Niña… nessuno ti può sentire. Sei morta, come me.»
Morta?
Le sue labbra si piegano in un sorriso malinconico, nei suoi occhi mi sembra di scorgere un paio di lacrime. «Nessuno te lo ha mai detto?»
No. Nessuno me lo ha mai detto, come potevo saperlo da sola? Eppure, le mie ginocchia si piegano e il mio stomaco si chiude in una morsa. Avevo dimenticato di avere uno stomaco, da quando sono diventata invisibile ha smesso di servirmi. Come posso avere un corpo, se sono morta?
L’”americanina” si inginocchia e mi stringe in un abbraccio: lo sento, non posso essere morta!
Eppure… forse… ha ragione lei.
«Niña, dobbiamo partire questo non è più il nostro posto.»
Partire? Per dove? Mi scuoto, liberandomi da lei: non posso andarmene, non prima…
Forse gli angeli sanno leggere la mente, perché l’“americanina” comprende la mia angoscia. «Cosa ti turba?»
«Devo… dirlo a Manuel. E a Juan, e ad Angel…» sono pochi i randagi di cui conosco il nome. «Devo dire loro che sono morta.» Un dubbio mi assale. Alzo gli occhi, spalancandoli. «E se…» Oramai le mie poche certezze si sono fatte cenere. «E se anche loro fossero morti e nessuno glielo avesse detto?» Mi sento soffocare al solo pensiero.
Lei sorride. Si alza e mi tende la mano aspettando che gliela stringa. «Allora andremo a dirglielo noi.»
***
Traduzione dei termini che possono essere fraintesi (alcuni neanche tanto… :D) in italiano
Los tontos: tonti
Servicio a un viejo cabrón: servizio a un vecchio caprone – sesso orale
Coño: cazzo
Bobos: cretini
Miro los tontos: guardo i tonti
Cojones: coglioni
Reina: Regina. A volte si usa per apostrofare in modo affettuoso una ragazza o una bambina.
Callate, puta: sta zitta, puttana
Puta madre: puttana madre
Bonita: carina, graziosa.
tela vaquera: jeans
Avete messo Mi Piace10 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
La morte in vita è un classico. Qui è una morte sociale, uno sparire sotto il peso dell’oppressione.
Anche il finale lo ribadisce, sebbene in modo metaforico: avvertire gli altri che la bambina è morta è un tentativo di metterli in guardia dalla morte che attende anche loro.
Naturalmente, sono leggibili anche altri significati. È un racconto ricco e scritto davvero bene, con evidente passione.
“Chissà perché i turisti vedono arcobaleni dove non c’è che polvere”
dice molto questa frase, dice quasi tutto quello che è presente nel tuo racconto.
Una capacità descrittiva che colpisce moltissimo. Davvero brava. Il racconto ti prende subito, ti trascina con sé e non ti lascia mai fino alla fine.
Buongiorno Mattia, grazie infinite per aver voluto condividere con me le tue sensazioni. Ti chiedo perdono per il ritardo con cui rispondo, ma sappi che sono davvero contenta di essere riuscita a “trascinarti” nel mio mondo.
dici che è uno dei tuoi racconti migliori e non stento a crederlo, benché sia il primo che leggo.
Il flusso narrativo non si interrompe mai, nemmeno nelle parti che precedono l’evento vero e proprio che porta a conclusione il racconto. Non è mai una descrizione fine a se stessa, c’è talmente tanta vita, e rabbia da esserne trascinati. E su tutto un tocco di realismo magico, se posso dire così. che fa assumere ai termini “invisibile” e “morti” un senso molto più realistico di qualsiasi realismo naturalista.
Ciao Francesca, piacere di fare la tua conoscenza. Già, le ciambelle non riescono sempre con il buco ma devo dire che ho amato come si è presentata al mondo questa. Forse perché c’è tanto di me, delle sensazioni che ho provato mentre osservavo i bambini di strada quando vivevo proprio lì, a Cartagena de Indias. Ti ringrazio per il grande complimento, quello di aver riportato alla tua mente il realismo magico dei grandi autori di quei luoghi.
Di quando in quando leggo i racconti che il sito ci consiglia. Hai ragione Micol, questo racconto è uno dei migliori che mi sia capitato di leggere. Mi ha colpito la descrizione dei luoghi e delle persone, mi ha colpito il “mood”, ma soprattutto l’invisibilità della ragazzina. Sono stato a San Cristobal in Messico, ho incontrato bambini che chiedevano l’elemosina ai tontos come me. Bambini che non avevano una casa, che si arrangiavano come potevano mentre i tontos si divertivano.
Niente, volevo dirtelo. Questo racconto è bellissimo.
Ciao Giancarlo, sono felice che tu abbia incontrato le emozioni che hai vissuto in prima persona. Il Sud America è stupendo, ma esistono realtà non troppo sotterranee in grado di strappare il cuore. Il peggio è che non sembra esistere soluzione e questi bambini continueranno a vagare per le strade fino a quando diventeranno invisibili.
Ho sentito la versione audio di questo racconto. Bello veramente. Complimenti. Ti leggerò con attenzione.
Ti ringrazio infinitamente, Michele. Considero questo uno dei miei racconti migliori: si sa, le ciambelle non riescono tutte con il buco. Spero di non deludere le tue aspettative
Straordinario. Non solo la descrizione nuda e cruda, la pericolosità e l’ipocrisia della società, ma sono state proprio le emozioni trasmesse. Il finale mi ha ricordato “The Others” o “Il sesto senso” ma qui mi è piaciuto di più, la bambina (ma potremmo anche metterci le donne vittime di stupro) sono invisibili agli occhi della società sia vive che morte. Bellissimo questo racconto.
Ho scritto questa storia, dopo aver raccontato a mia figlia della Colombia. Cartagena de Indias era piena di questi bambini invisibili, creature che camminavano fra i vivi senza esserlo davvero. Ricordo che all’inizio non davo loro elemosina, pagavo un panino che trovavo puntualmente buttati in un angolo. Si può regredire allo stato di bestia? É un concetto sul quale, a volte, mi capita di meditare.
Domanda più che legittima che mi pongo spesso anche io, basta guardare anche la cronaca nostrana senza scomodarci ad andare in Ucraina o altri luoghi del pianeta o altre epoche storiche. Non so dare una risposta se non che sotto strati di cultura ed educazione, spinti al limite (diverso per ognuno di noi) alla fine si cela sempre l’animale che è in noi.
Sorprendente, ottima prova per questo scritto davvero originale e appassionante. Menzione di merito per il realismo accentuato dalle parole in lingua originale, espediente riuscitissimo, e la crudezza addolcita da momenti di inaspettata dolcezza e serenità.
Secondo, ma non ultimo, chapeau per la bravura con cui ci hai condotto alla rivelazione finale. Ecco, vorrei prendere spunto da questa tua apprezzata esecuzione per ribadire che, narrativamente parlando, la “sorpresa” finale ci può dare una scossa, ma la “rivelazione” resta in circolo per lungo tempo e provoca reazioni a catena. Ti lascio immaginare quale sola delle due abbia un senso per me.
Bravissima, per il mio modesto parere.
Ciao Roberto, ti confesso che sono davvero felice che i miei racconti arrivino in questo modo. Questa era una storia che tenevo dentro, volevo dare voce ad una tristezza infinita e alla mia inadeguatezza nei confronti di una situazione cui non è possibile porre rimedio. Un po’ come è accaduto per “Crocefissa”, scrivere è il mio modo di fare giustizia almeno dentro di me. Penso alcuni di questi bambini possano ancora essere salvati, ma molti sono giunti al punto di non ritorno. Come ha detto Bettina (@bassotti) forse solo la morte può riportare le cose a posto: liberare dalle catene, in attesa di una nuova rinascita
Ciao Micol, il finale “fantasma” mi ha spiazzata e forse mi ha permesso di riprendere fiato, visto che ha reso la situazione meno crudele di quanto lo fosse già. Bello, diretto, un pugno nello stomaco; c’è bisogno di parlare di questi temi, specie da chi ha vissuto in quei luoghi e può dare una più vivida testimonianza.
Ciao Maria Anna, scusa se rispondo solo ora ma mi ero persa il tuo commento nella marea di notifiche che ho in sospeso: per fortuna sono ritornata al racconto grazie ad una più recente lettura. Non avevo visto la storia da questo punto di vista, ovvero che la morte in un certo senso addolcisse la realtà: penso che tu abbia ragione. Anche tu hai esperienza del Sud America, sai quanto può essere splendido e tremendo allo stesso tempo: una volta che ci hai vissuto non riesci più a togliertela dal sangue. Nel bene e nel male
Ciao Micol, grazie per questo racconto. Hai affrontato un tema terribile, il Silenzio dell’Agnello. Non trovo altre parole per descrivere le mie emozioni, posso solo scriverti con un nodo alla gola che non mi fa dire altro.
Ciao Alessandra, scusa se rispondo solo ora. Ho vissuto a Cartagena de Indias e mi sono sempre chiesta se fosse davvero possibile salvare questi bimbi invisibili: non sono mai riuscita a darmi una risposta. Quello che credo è che questa vita sia un passaggio verso altre e l’unica cosa che riesco ad augurarmi e che in quella successiva vengano accolti con un abbraccio
Ciao Micol, anche stavolta non deludi. Il racconto è struggente. La seconda parte della storia, soprattutto, è davvero scorrevole e scritta bene!
Ciao Dario, questa volta ho attinto alla mia memoria romanzando un po’. Anch’io sono contenta di questa storia, sono felice che ti sia piaciuta 😀
Micol, che dire, riemergendo da questa storia ho provato un brivido. È davvero bella e struggente, mi è piaciuta dall’inizio alla fine. E poi ti sei presa gioco di me, lettore credulone che non aveva capito, che non poteva immaginare… Questi narratori inaffidabili, però, dovremmo tenerceli stretti, sanno sorprenderci.
Ciao Tiziano, ci tenevo a scrivere un racconto che avesse per protagonista un “narratore inaffidabile” (cavolo, dopo aver scritto l’articolo era il minimo :D). Come ho già detto, questa storia ha bussato alla mia mente dopo aver ricordato gli anni in cui ho vissuto in Sud America (complice Bettina). Sono contenta che non si sia capito, fino alla fine, che la protagonista era un fantasma
“La musica è alta, la mia voce non può nulla.”
Questo passaggio mi è piaciuto
La musica è davvero assordante, reggaeton a tutte le ore…
“siamo simili a un’erbaccia che non hanno voglia nè tempo di sradicare: un’erbaccia destinata a scolorire”
Questo passaggio mi è piaciuto 👏
Grazie 😀
Ciao Mica
Il commento al tuo racconto l’ho inserito nell’episodio del mio diario.
https://edizioniopen.it/pagina-di-diario-giovedi-trenta-settembre-2021-la-bimba-invisibile-commento/
Comunque sei sempre geniale. Complimenti.
Tvb. Ho letto il racconto, con calma ti rispondo per bene e recupero tutto. Un bacione
Intenso e bellissimo. Non c’è molto da aggiungere.
Grazie Martina. Come spesso accade, questo racconto è uscito dalle memorie di un tempo. Ho vissuto a Cartagena de Indias, Colombia, e quando incontravo questi bambini sentivo sempre un peso al cuore; non vogliono essere salvati, hanno superato una linea invisibile (è brutto dirlo) e si sono allontanati da tutto ciò che è umano.
Ciao Micol, davvero bello questo racconto. Ci si concentra così tanto sulla durezza della situazione, sull’immaginarsi i luoghi (molto ben descritti) che quando arriva il cliffhanger è un pugno in faccia! Direi che è riuscito alla grande e in qualche modo, lo sveli fin dall’inizio al lettore, chiamandola la bambina invisibile… tu invece sei abile a far vedere quello che ti interessa😉👏
Ciao Virginia 😀 Sì, il gioco nel titolo era voluto. Sono contenta che non si sia capito subito che la protagonista fosse un fantasma, ho cercato di far pesare la realtà (purtroppo esistente) di questi bambini che pur vivi sono davvero invisibili 🙁
“Ha un bel sorriso, struccata l’”americanina” sembra una bambina.”
Mi ha fatto pensare che in certi casi estremi soltanto la dipartita restituisca la giusta sembianza e infine la liberazione. Dovremmo tornare tutti agli albori, volenterosi di non lasciare nessuno indietro e attivare la rinuncia a sistemi indegni e indecorosi economici e politici. Questi bambini, uomini e donne invisibili nonostante ce ne dimentichiamo, ci appartengono. Di nuovo, grazie e bravissima per ciò che hai narrato e per come lo hai fatto.
Ho sempre creduto che corpo e anima abbiano un aspetto diverso, a volte siamo imprigionati in una carne che ci pone delle limitazioni ma per fortuna è solo un passaggio
“Diventiamo grigi al punto da non venire più notati nemmeno dai tontos, dai bobos e dalla policía. Una specie di superpotere.”
Assomiglia alla materia che si sgretola in un logorio costante, fino a perdere la sua forma. È un passaggio che consegna tutta la desolazione.
Vero. La cosa più triste, secondo me, è che sono “invisibili” in vita
Ho letto. E’ un racconto bellissimo, ho fatto fatica a leggerlo per la sua intensa durezza, ma quando i racconti arrivano a toccare corde profonde vuol dire non solo che sono ben riusciti, ma che hanno un loro scopo, è un racconto che “necessita” per scuotere, rappresentare in maniera così dettagliata un esercito di bambini invisibili di cui non importa niente a nessuno. Difficile salvarli, anche solo aiutarli. Forse appartengono agli angeli e basta. Grazie per averlo scritto. Complimenti sinceri. Lo rileggerò, ti assicuro.
Sì, è davvero difficile risolvere questa situazione. Credo sia importante dare testimonianza delle realtà invisibili. A volte ci sentiamo “sfortunati”, è giusto ricordare che il solo fatto di nascere da una parte del mondo piuttosto che in un’altra spesso è un vantaggio.
Molto bello questo brano, con un finale inaspettato, bellissime El descrizioni e l’ambientazione. brava Micol
Ciao Ale, volevo mettermi alla prova con un narratore inattendibile e ho voluto lasciare la parola ad un fantasma. In più, in questo ultimo periodo mi sono tornati alla mente molti ricordi di Cartagena de Indias, bella e terribile come solo certe realtà possono essere
“Da piccola, quando ero ancora visibile”
Grande incipit👏 👏
Grazie 😀
Grazie Micol! Una bella lettura
Grazie Kenji, sono contenta che il racconto ti sia piaciuto. Non è il mio genere, ma di tanto in tanto nella mia testa si “affaccia” qualcosa di diverso 😀
Triste e bellissimo! Brava, Micol 👏
Tremendamente vera, purtroppo… Di tanto in tanto esco dal mio mondo fatato 😀
Cavolo, Micol. Abituato ai tuoi racconti fantasy o distopici, stavolta mi hai preso in contropiede.
Il racconto è scritto benissimo, con una crudezza che è il linguaggio più appropriato per la vicenda. Fa male arrivare in fondo, ed è giusto che sia così.
Ciao Sergio. Una delle ultime serie di Bettina @bassotti ha fatto riaffiorare in me dei ricordi del periodo che ho trascorso a Cartagena de Indias. I bambini di strada sono una realtà tremenda, tanto più perché sono arrivati ad un punto tale da non volere essere “salvati”. E’ amaro, crudo, e sinceramente una situazione che non si può risolvere facilmente se non capovolgendo un intero sistema basato su un ecosistema che a noi sembra frutto di uno dei peggiori mondi distopici possibili
“la gente in vacanza non vuole vedere mendicanti, soprattutto bambini: fa sentire male, in colpa, rovina la festa.”
Terribilmente azzeccata
purtroppo è così, è un sentimento deplorevole ma del tutto umano