La Biblioteca 

Serie: Il Branco Terza Stagione

Il Tempio protetto dal Topino non nascondeva un tesoro, bensì un universo. Non appena entrò, Nephel avvertì una sensazione a lui sconosciuta: al cospetto della conoscenza raccolta nella biblioteca si sentì minuscolo. Aveva trascorso gli anni con Padma assorbendo ogni informazione contenuta nel database centrale, pensava di aver appreso molto, ma quel luogo denso di odori e consistenze gli fece comprendere la limitatezza della sua visione.

Chiese ad Alone di insegnargli a leggere e la parola scritta aprì mondi a lui sconosciuti. Assorbì con avidità ogni insegnamento e raggiuse il suo obiettivo in poco tempo. Trascorse i mesi che seguirono immerso nella lettura cercando le chiavi per decifrare passato, presente e futuro. Senza badare a forme e contenuto, immettendo nozioni nella mente alla pari dell’elaboratore che aveva messo nello zaino quando aveva abbandonato la villa: si era scaricato dopo un paio di settimane e lo aveva abbandonato senza rimpianto. Non aveva altro da insegnargli.

Si affezionò al bibliotecario, tanto da provare per lui un sentimento simile alla “pietas”; concetto che aveva appreso in uno dei libri raccolti in quel luogo.

L’Elfide era affascinato dalla sua personalità. Da sottomessa, al momento di aprire uno di quei mondi di carta si trasformava completamente. Gli occhi di Alone brillavano, il volto si distendeva e la voce si faceva stentorea. Perfino il pallore sembrava attenuarsi e le sue guance si coloravano di entusiasmo; era un uomo totalmente diverso da quello che tremava ad ogni sussurro. Per il bibliotecario i libri erano molto più di un tesoro, erano la sua identità: grazie a loro prendeva consistenza.

Le parole scritte avevano un grande potere, un potere che l’Elfide desiderava.

Alone non sarebbe sopravvissuto un solo giorno all’Inferno e Nephel si fece carico della sua vita con naturalezza; non gli dispiaceva la compagnia dell’umano e non nutriva né la pretesa né il desiderio di cambiarlo. Prima di uscire in esplorazione, alla ricerca di cibo, si accertava che fosse al sicuro.

Cercò un contatto con i gruppi pacifici pur sapendo di non avere molte speranze: ne individuò un paio e riuscì ad avvicinare una famiglia di cinesi asserragliata in un edificio semi diroccato. Strinse con loro un rapporto di collaborazione, barattando carne fresca con alimenti conservati.

Gli animali di grossa taglia erano troppo forti per lui; dopo i primi, goffi, tentativi riuscì a comprendere come catturare delle prede alla sua portata. Seminava trappole nei quartieri completamente distrutti dagli incendi, attendendo con pazienza che qualche animale domestico vi si impigliasse. Pur provando tristezza, non esitava al momento di togliere loro la vita. Spegnere quella dei cannibali che lo attaccavano non gli causava maggior patimento.

Si tenne alla larga dai gruppi ostili, ma ne studiò le abitudini. Uno fra tutti destò la sua preoccupazione; oltre ad essere numeroso, era ben strutturato. La leader guidava i compagni con piglio deciso assicurando loro stabilità e sicurezza; in quel mondo disperato l’intelligenza era ben più pericolosa della furia. Avvicinavano gli sprovveduti che attraversavano il loro territorio con fare amichevole, invitandoli ad unirsi alla comunità senza far trapelare il loro scopo. Fare provvista di carne fresca.

Quando i Daemon svuotarono la città per far ritorno ai Presidi, l’Elfide comprese che era giunto il tempo di cercare degli alleati. Fino ad allora lui ed Alone avevano goduto di una relativa calma; convivevano pacificamente con il branco che si era insediato nel quartiere.

Nephel non era solito raccontare ad Alone dell’Inferno: Daemon, Lillip e cannibali, erano una realtà che l’Efide lasciava fuori dalla porta. Quando i suoi passi lo conducevano lontano, chiedeva al bibliotecario di attenderlo nel seminterrato, chiuso in un locale dotato di un portone blindato: avevano trasferito lì le scorte di cibo ed acqua nell’eventualità si fosse rivelato necessario soggiornarvi per lungo tempo.

I gruppi non ostili rifiutarono il suo invito, temendo che le sue intenzioni fossero simili a quelle di Mary. I cannibali avevano preso contatto con loro più volte, promettendo l’impossibile nella speranza di stanarli.

Nephel si spinse lontano, incrociando parecchi disperati che scelse di non avvicinare. Uomini e donne che si aggiravano solitari come cani rabbiosi, profittando di ogni occasione per rubare quanto era di altri e uccidere. Se un tempo erano esseri umani l’Inferno li aveva trasformati in sciacalli.

La sua attenzione fu attratta da un gruppo di Daemon che si era attardato in città: una cinquantina di individui, capeggiati da un esemplare imponente. Non un maschio Alpha, le sue corna erano di dimensioni modeste e non si curvavano verso l’alto. Il loro comportamento gli parve ambiguo, ma fu vinto dalla curiosità di conoscere il motivo per cui non avevano raggiunto i compagni.

Li seguì fino a un edificio dalla struttura elegante che si affacciava alla baia. Vide il leader discutere con due Daemon estranei al gruppo, entrambi Alpha, che gli parvero difendere l’ingresso dell’hotel. Comprese che il loro branco si era rifugiato all’interno e che i dominanti erano disposti a morire per difenderlo.

Riconobbe “Anubis”, il Dio dei Morti, e le sue labbra si piegarono in un sorriso. Non aveva dimenticato il Daemon solitario con cui aveva trascorso una notte all’addiaccio. Lo sguardo dell’altro Alpha, più anziano, trasmise a Nephel forza e determinazione.

Attese l’evolversi del conflitto con estremo interesse: quando i due decisero di rientrare nell’hotel si propose di tenere la situazione sotto controllo. Trascorse i giorni seguenti andando e venendo dalla biblioteca, per assicurare ad Alone quanto serviva.

L’assedio si concluse d’improvviso. Un ragazzo uscì dall’entrata principale e sollevò il cappuccio dal volto, scoprendone i tratti. Per i canoni umani era poco più di un adolescente, “bello”. Mentre gli assediatori si davano alla fuga, ingoiò una compressa e le sue sclere si oscurarono per completo. Il suo corpo mutò consistenza, forma, assumendo quella di un poderoso Daemon dalla pelle d’alabastro. Il viso si allungò in un muso, la bocca simile a una ferita si aprì lasciando emergere zanne affilate quanto coltelli. Il Devil si gettò all’inseguimento, ignorandolo.

Nephel non assistette al massacro, ma le urla dei Daemon gli giunsero chiare a miglia di distanza. Impossibile che “27” non avesse colto la sua presenza, aveva deciso in piena consapevolezza di non attaccarlo. L’Elfide riportò alla memoria le informazioni su Faccia D’Angelo, comprendo il motivo per cui nei mesi precedenti alla rivolta non era mai stato individuato. Il ragazzo possedeva una sua coscienza, discerneva il bene dal male; era molto più di un mostro sanguinario e, per questo, ancora più pericoloso.

Tornata la calma, scoprì con sorpresa che il branco era composto da individui di razze diverse: Daemon, Elfidi, umani e non per ultimo il Devil. Nephel studiò il loro comportamento, intuendo che i legami che li univano erano simili a quelli di una famiglia. Era al Daemon più anziano che tutti guardavano con fiducia; il Capobranco si era assunto il ruolo del padre e non quello del dittatore. Non gli era stato difficile decidere.

Osservando il tragitto che il Devil e l’umano dotato di impianti cibernetici percorrevano per pattugliare la zona, decise che la stazione ferroviaria era il luogo ideale per creare un’occasione di contatto. I due erano stati rapidi ad intendere ed avevano coinvolto il branco per venire a capo del codice. Ogni componente del gruppo aveva messo a disposizione energie e competenze, fino a decriptare gli indizi che aveva seminato nei graffiti.

Una volta fatto ritorno stabile in biblioteca, Nephel si augurò di cuore che raccogliessero il suo invito; quando il Capobranco si profilò all’orizzonte sentì di aver agito per il meglio.

Aveva pregato Alone, all’oscuro di tutto, di rimanere in biblioteca e gli si era fatto incontro impugnando l’arco. Una precauzione che sapeva inutile, con quel gesto voleva comunicare all’Alpha di essergli pari. Notò lo sguardo del Daemon posarsi sulla biblioteca, intuendo che aveva avvertito l’odore di Alone.

Nephel invitò a gran voce il compagno a raggiungerlo e, seppur tremante, il bibliotecario uscì dal suo rifugio.

«Nephel.»

«Kato.»

Si fissarono per un tempo che parve interminabile; non fu necessario altro, per riconoscersi spiriti affini.

«Abbiamo trovato il tuo messaggio alla stazione, non è stato facile individuarlo fra le scritte dei murales. È un posto sicuro?»

«Può essere difeso con facilità.» Nephel indicò la terrazza che sovrastava l’edificio, il più alto del quartiere. «Visibilità a trecentosessanta gradi per almeno un miglio. Quanti siete?»

«Dodici.»

Fine? Inizio?

Questa serie è un prequel della vicenda narrata nel “Dio Solo”, ora pubblicato su Amazon con il titolo “Il Diario di Alone”. Il Branco è giunto in un luogo che i nostri eroi chiameranno Casa per molti anni: la biblioteca.

Curiosi? Se vi fa piacere, inviatemi un messaggio nella chat della piattaforma e vi svelerò cosa accade “Dopo” (invierò volentieri l’ePub, gratuitamente, a chi desidera leggerlo). Spero di avervi fatto sognare e a coloro che mi hanno seguita fino a qui non posso dire che Grazie. 

Serie: Il Branco Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Topino
  • Episodio 2: L’Elfide
  • Episodio 3: ToyTown
  • Episodio 4: La Colonia
  • Episodio 5: Senz’anima
  • Episodio 6: La Promessa
  • Episodio 7: Metallo
  • Episodio 8: Sotto assedio
  • Episodio 9: Casa
  • Episodio 10: La Biblioteca 
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    Discussioni

      1. Cosa dirti? Innanzitutto grazie per aver percorso questo cammino assieme al Branco. In questa serie non ho dato molto spazio ad Alone perché nel Diario è il protagonista assoluto, in virtù e difetti. E’ un uomo molto chiuso in sé stesso, tanto da non dare importanza all’osservazione di chi lo circonda se non in minima parte. La socializzazione non è uno dei suoi pregi: una volta unito al Branco ha una minima curiosità su di loro, tanto che non ritiene utile dare loro un aspetto fisico ben delineato: sono uomini, donne e individui. Solo questo. Il suo è un rapporto esclusivo con Nephel.

    1. “Per il bibliotecario i libri erano molto più di un tesoro, erano la sua identità: grazie a loro prendeva consistenza.Le parole scritte avevano un grande potere”
      ❤️ Questo passaggio mi è piaciuto

      1. Leggendo il Diario, Alone rivelerà tutto il suo amore per la lettura

    2. “Spero di avervi fatto sognare e a coloro che mi hanno seguita fino a qui non posso dire che Grazie. “
      Questo passaggio mi è piaciuto
      Anch’io ci tengo a dire grazie per l’impegno profuso nel narrare una storia avvincente che ho apprezzato parecchio.

      1. Ciao Raffaele, grazie infinite a te per aver percorso il cammino con il branco 😀

    3. Ciao Micol, eccoci giunti alla fine, che poi sarebbe un nuovo inizio, perché il viaggio, e ci scommetto, non finisce assolutamente con quanto letto finora. Mi mancherà questo gruppo e le tue ambientazioni distopiche, e spero presto di rivedere in azione Joy, Kato, Nephel e gli altri! Grazie a te per questa splendida, oscura, appassionante storia! A presto😊

      1. Ciao Tonino,
        non so ancora se i personaggi del branco torneranno a bussare alla mia porta; mai dire mai. Grazie a voi per avermi seguito nel mio folle mondo 😀

    4. Come sempre quando si giunge alla fine di una storia che abbiamo amti ci si sente un po’ orfani, ma anche arricchiti.
      Hai creato un mondo unico, in cui si muovono personaggi affascinanti e veri di cui vorrei conoscere ogni accadimento.
      Spero di rincotrare qualcuno di loro

      1. Ciao Alessandro, ti ringrazio per essere rimasto con il Branco fino alla fine. Sì, un addio è sempre difficile. Come ho detto di recente anch’io faccio fatica a distaccarmi, anche perché penso di non aver dedicato a questa storia lo giusto spazio: riprenderò tutto in mano, senza limiti di caratteri. Non credo riproporrò più una serie così lunga, alla fine il lettore si perde nei meandri delle situazioni lasciate in sospeso, sbalzi temporali e focus su alcuni personaggi. Vedremo cosa ci riserva il futuro 😉

    5. “Per il bibliotecario i libri erano molto più di un tesoro, erano la sua identità: grazie a loro prendeva consistenza”
      Questo passaggio mi è piaciuto