La Caduta

Serie: Humans

La caduta sembrava interminabile. Mentre cadeva il suo corpo prendeva forma, confinandolo entro i limiti della pelle, legandolo al circolo del sangue, al battito del cuore e alla respirazione. Tutte cose nuove, che già conosceva, ma solo per sentito dire. Le ali iniziarono a perdere le loro piume e lentamente, ad ogni metro le sentiva staccarsi dalla sua schiena. Il dolore era atroce, ma sapeva bene che stava servendo uno scopo più alto. Strinse gli occhi, i suoi nuovi occhi e quando finalmente l’ultimo pezzo di ali si staccò definitivamente dal suo corpo ecco che la caduta terminò.

Cadere da quell’altezza avrebbe significato la morte certa per un corpo umano, ma il suo caso era diverso.

Appena atterrato cominciò a percepire tutti i suoi muscoli e i suoi vasi sanguigni, i polmoni che a stento riuscivano a respirare e il dolore. Soprattutto il dolore era la cosa più strana che gli fosse mai capitata. C’era confusione, dentro ed intorno a lui. Si alzò di scatto da terra e guardò verso l’alto, quel posto che era casa sua ora era invisibile ai suoi nuovi occhi umani. Cadde di nuovo, perché le sue gambe non riuscivano a capire l’equilibrio, e nemmeno lui. Provò di nuovo, e riuscì a reggersi solo appoggiandosi alla parete. Era nudo e scalzo. Ma nel caotico caos che aveva nella testa non c’era posto per quel piccolo dettaglio. Iniziò a camminare continuando a sorreggersi alla parete, era buio, ma non era per niente freddo. La strada in cui si trovava era stretta e puzzava di vomito, tuttavia sembrava esserci un’uscita dritta davanti a lui, un passaggio che dava su una strada più ampia. Appena giunse all’imbocco si guardò intorno. Eccolo, il mondo, per la prima volta con gli occhi di un essere umano. Era totalmente diverso, quasi irriconoscibile. Le luci, le ombre e i rumori del mondo erano adesso sensibilmente accentuati e lui ne fu attratto e spaventato allo stesso tempo e in egual misura. Cercando di concentrarsi e di mantenersi dritto senza cadere abbandonò l’appoggio del muro per provare a muovere i primi passi da solo. E ci riuscì. Barcollante e tremolante ma ci riuscì.

Tutto il suo corpo, il suo nuovo corpo, sembrava cominciare a rispondere alla sua volontà. Camminare non era così difficile, anche se ancora non si sentiva sicuro al cento per cento. Tuttavia riusciva muoversi, la vista era leggermente appannata e sentiva addosso i limiti di un corpo fatto di carne ed ossa. La sensazione era strana, ma si stava velocemente abituando alla sua nuova condizione.

Mentre si muoveva come un ubriaco attratto da qualcosa di indecifrato dall’altro lato della strada andò a sbattere contro qualcuno e finirono entrambi a terra.

<<Hey! Stai attento!>> disse una voce. Lui alzò la testa e si trovò di fronte due occhi color nocciola. Erano molto belli ma sembravano decisamente contrariati in quel momento. Avrebbe voluto chiedere scusa, ma dalla sua bocca non uscì altro che un fonema inconsulto.

<<Ma tu sei tutto nudo!>> commentò la donna alzandosi e allontanandosi da lui il più velocemente possibile. Si alzò da terra con la convinzione di andarsene da lì, ma dopo pochi passi si voltò come presa da una sensazione di disagio. Lo vide a terra, sembrava un cucciolo appena nato che non sa ancora camminare, cercava di alzarsi in piedi, ma non ci riusciva. La donna alzò gli occhi al cielo pensando che probabilmente si sarebbe pentita di quello che stava per fare. Tornò sui suoi passi e aiutò lo sconosciuto nudista ad alzarsi in piedi.

<<Su! In piedi! Che ti prende? Non hai mai camminato prima d’ora?>>

L’uomo che aveva di fronte aveva uno sguardo smarrito, come se non avesse idea di chi fosse e di che cosa stesse succedendo, uno sguardo che lei conosceva benissimo, forse era per quello stesso sguardo che aveva sentito l’irrefrenabile voglia di tornare indietro.

<<Io mi chiamo Claire, tu come ti chiami?>> ma l’uomo non rispose, o meglio provò a rispondere ma dalla sua bocca uscirono solo suoni incomprensibili.

<<Oh cielo…>> esclamò Claire <<Stai messo proprio male!>>

Ancora quello sguardo smarrito <<Andiamo…>> aggiunse la donna <<Vediamo di darti una sistemata!>>

In condizioni normali Claire non avrebbe mai dato tanta confidenza ad uno sconosciuto nudo. Ma aveva imparato, a sue spese, che nella vita di tutti, prima o poi arriva un momento in cui si ha bisogno di aiuto, e se non trovi nessuno a tenderti la mano, le cose possono finire in modo decisamente orrendo. Forse era per questo che aveva deciso di aiutare quell’uomo, era chiaro che si trovava in una situazione di difficoltà, e oltre a questo, ciò che aveva giocato un ruolo sicuramente fondamentale era stato lo sguardo impresso negli occhi di quell’uomo, lo stesso che aveva il suo Michael.

Aiutando lo sconosciuto a rimettersi in piedi e a camminare come si deve lo accompagnò fino alla piccola chiesa che stava a due passi da lì. Bussò più volte alla porta laterale, quella di servizio. Pochi istanti dopo Don Raffaele l’aprì e sgranò gli occhi.

<<Buon Dio, che cosa è successo Claire?>> chiese sconcertato.

<<Padre, dobbiamo aiutare quest’uomo, cominciando con il vestirlo!>>

<<Ma certo, certo!>> disse il sacerdote facendoli entrare. Appena varcata la soglia la donna si preoccupò di far sedere l’uomo che aveva accompagnato lì.

Claire si muoveva all’interno della stanza con disinvoltura, sapeva esattamente dove stavano i vestiti donati dai fedeli per i meno fortunati. Era brava ad indovinare le taglie ed in men che non si dica aveva trovato gli abiti adatti per il suo nuovo e strano amico. Glieli pose ma lui continuava a guardarla con quell’aria persa e dispiaciuta.

<<Cosa c’è?>> gli chiese <<Non hai mai visto dei vestiti?>>

<<Ma che cosa è successo a questo pover’uomo?>> chiese il prete visibilmente preoccupato.

<<Non lo so, mi è caduto addosso e sembra non essere in grado di fare le cose più elementari!>>

<<Claire…>> disse il prete indicando la manica della sua maglia <<Che cosa hai fatto?>>

La donna guardò il punto indicatole dal sacerdote e vide che la sua maglia era macchiata di sangue

<<Non lo so… non è mio, non mi sono ferita nella caduta, ne sono sicura!>>

Alzò allora lo sguardo verso lo strano uomo seduto e cominciò ad avvicinarsi a lui poi si allargò girandogli intorno e allora le vide. Due enormi ferite sulla schiena che colavano sangue.

<<Oh mio Dio!>> esclamò Claire.

<<Che succede?>> chiese il sacerdote.

<<Dobbiamo portarlo in ospedale!>> disse Claire <<Immediatamente!>>

Intanto l’uomo incapace ancora di parlare cercava di capire che cosa stesse succedendo, tuttavia si sentiva sempre più debole e cominciava ad avvertire dolori in tutto il corpo. Sensazione decisamente nuova per lui. Tutto cominciava ad essere ancora più confuso di prima e la sua vista si faceva sempre più appannata. Si sentiva venir meno ed ebbe paura. Certo, lui non sapeva cosa fosse realmente la paura ma era esattamente quello che stava provando. Fino a che non sentì una mano calda sul suo braccio, quella di Claire che adesso aveva uno sguardo totalmente diverso, lui ebbe l’impulso di toccare quella mano e lo fece. Era la prima volta che toccava realmente qualcuno, la sensazione che ne ebbe in cambio fu meravigliosa, anche se contornata dai dolori lancinanti che sentiva sempre più forti. Ebbe all’improvviso una nuova paura, quella di non riuscire a portare avanti il compito che si era prefissato decidendo di abbandonare il posto nel cielo per cadere sulla terra. Ma tutti i suoi pensieri e le sue paure furono azzerate quando all’improvviso il buio avvolse tutto…

Serie: Humans
  • Episodio 1: La Caduta
  • Episodio 2: Il Nome Delle Cose
  • Episodio 3: Il Senso Del Viaggio
  • Episodio 4: “Tutto qui?”
  • Episodio 5: Niente più di Questo
  • Episodio 6: Arrivo
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Responses

    1. Ciao Massimiliano. Mi piace il concetto di rinascita che emerge sia nella parte iniziale che nel corso dell’episodio: “Strinse gli occhi, i suoi nuovi occhi…” e ancora, “Tutto il suo corpo, il suo nuovo corpo…”.
      Ma non è solo l’incipit a essere interessante; anche il finale gioca un bel ruolo nell’economia della storia, aprendo al lettore tanti interrogativi. Complimenti! 🙂

      1. Ciao Giuseppe… Grazie mille per i complimenti, spero che andando avanti troverai gli altri episodi all’altezza del primo! A breve ricomincerò a pubblicare i nuovi episodi, sono stato un po’fermo per cause di forza maggiore… Buona lettura e grazie ancora!

    2. Ciao! Ho letto ora il primo episodio e devo dire che mi hai messo il pallino della curiosità e non è cosa da poco negli ultimi tempi. La scrittura è scorrevole, poche imprecisioni e i dialoghi sono fortunatamente resi in modo naturale e adatti al contesto. Hai uno stile evocativo ed empatico. A tal proposito confermo ciò che ha detto Daniela, l’inizio ha rievocato nella mente la città degli Angeli. Bravo!

    3. La prima cosa che ho pensato leggendo il tuo racconto, oltre che mi piaceva tantissimo, è alla nascita. Credo che un neonato provi sensazioni simili nel venire al mondo. In effetti, l’associazione calza. Vado a leggerti nel secondo episodio, nonostante la mia sindrome d’abbandono “che diamine è successo”: non riesco a leggere le serie se non una volta completate. Mi sto curando, ma non è facile.

      1. Ti ringrazio del commento positivo e dello sforzo fatto per leggere una serie incompleta. Ti capisco, anche a me piace leggere le cose che iniziano e finiscono… L’ansia di dover aspettare per sapere che cosa succede è snervante.
        Grazie mille comunque dell’apprezzamento!

    4. La prosa fluida e il mistero alla base di questa storia catturano subito l’attenzione. Sono diversi gli interrogativi che si fanno strada nel lettore, anche se da una primo impatto già si intuisce una probabile storia d’amore tra l’angelo e Claire. Sarà interessante vedere se e come si svilupperà. Complimenti Massimiliano, come esordio su Edizini Open non è niente male.

    5. Leggendo questo racconto ho subito pensato al film LA CITTÀ DEGLI ANGELI, con Nicholas Cage. La lettura scorre veloce e il racconto è ben esposto. Ora non ci resta che capire come seguiterà. Perché questo Angelo è arrivato sulla terra?