LA CAGNA

Serie: BLOODPLAY


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: C'è una ragazza lontana da casa. Ci sono le sue lettere. C'è un uomo con lei, in questo momento... e un karma silente, che lavora. Racconto in 5 episodi NON ADATTO A LETTORI SENSIBILI.

Milwaukee, 7 marzo 1980

Caro Sam

potrebbe essere una cosa normale.

In fondo Cora non è più giovane, e un po’ di demenza canina non sarebbe poi tanto strana.

Anche gli umani, da vecchi, tendono a sbavare e a perdere l’equilibrio.

E poi lo sai: la nostra famiglia è parecchio sfortunata in quanto a salute.

A proposito! Questo mese potrò mandarvi solo qualche dollaro, non molti, dato che non sono stata bene.

Ancora uno di quei dannati malesseri. Uffa!

Spero di riuscire a venirvi a trovare entro fine estate: sento forte la nostalgia dei pomeriggi sul Tug Fork.

Io, te, Cora, papà… e il silenzio dei pesci.

Chissà se c’è ancora la nostra casa sull’albero.

Confido nella bella stagione affinché la nonna si riprenda da questo maledetto disturbo che non sembra darle tregua.

Un abbraccio

Arly

S’immaginò un campo di battaglia, un carnaio di tante sé franate a terra, distese in una landa di vomito e di urina.

Il Reverendo sfregò il pollice contro la punta delle dita: il sangue tra le pieghe, la viscosità della violenza sedimentata.

Forse aveva esagerato.

Una scarica gli attraversò il sesso: un taglio profondo correva lungo il solco coronale.

La cagna doveva averlo morso o graffiato con quei suoi artigli fluorescenti.

Poco male: anche lei portava impressa nella carne l’orma del suo passaggio, ora più simile a uno squarcio d’arma da fuoco, colma com’era di sangue e liquidi fetidi.

L’aveva strapazzata così tanto da farle spruzzare fuori ogni genere di porcheria.

Si rivestì in fretta, senza lavarsi.

Il corpo ancora pulsante di piacere.

Sulla schiena di Arlène posò un foglio, un biglietto per il socio: il numero di un chirurgo di fiducia, uno che la rattoppasse alla bell’e meglio e che gliela rispedisse al più presto, come nuova.

«Ora datti una ripulita: fra poco Lorrain sarà qui… ed è impaziente di rivederti».

Aveva promesso di darle una lezione esemplare, tanto per far capire alle “altre” che con lui non si scherzava. 

Chissà, magari stavolta le avrebbe tagliato braccia e gambe.

Non sei affatto male come suppellettile pensò, figurandosi una statua dadaista.

Avevano parecchi clienti con quel genere di gusti.

Prima, però, Lorrain l’avrebbe fatta sanguinare: adorava giocare con il sangue.

La serratura schioccò tre volte, poi un alito gelido le entrò nelle ossa.

L’uomo si fermò sulla soglia, come se avesse dimenticato qualcosa.

«Ti sei mai chiesta perché proprio a te?»

La donna non reagì.

«Sarebbe potuto accadere a chiunque: il mondo è zeppo di commesse scorbutiche, di ragazzine viziose scappate di casa… e invece è capitato a una come te, tanto leale e solerte…» il Reverendo s’interruppe, pensoso, poco prima di uscire e chiudersi la porta alle spalle.

Stavolta i tre schiocchi sferragliarono come urla.

Arlène era finalmente sola.

Sola nella sua snervante prigione, in quella spoglia gabbia di mattoni ricavata dall’attico di un vecchio deposito illegale, arredata con implacabile precisione, così da non lasciar spazio a nulla che potesse darle la benché minima opportunità di scampo.

Nemmeno dall’esistenza.

Niente lenzuola, tende, o asciugamani con cui soffocarsi; nessuna lama, vetro, o rasoio con cui svenarsi; finestre murate, zero baratri in cui gettarsi. Niente veleni con cui intossicarsi.

Solo il suo corpo perennemente nudo – come quello delle bestie – un materasso, un radiatore, una latrina, una bacinella, due ciotole di plastica morbida colme di avanzi di cibo che qualcuno le cambiava due volte a settimana.

Era sicura che dovesse esserci anche un ascensore, là fuori, uno di quelli antichi, con le pareti a doghe, simile ai vecchi montacarichi che i contrabbandieri usavano per stoccare l’alcool durante gli anni del Proibizionismo.

Ne sentiva spesso il gemito metallico, poco dopo che i visitatori lasciavano la stanza, o poco prima, come il funesto presagio di un arrivo indesiderato.

Immobile, nel ronzio terrificante del neon esausto, Arlène ripensò alla sera del mese addietro.

La notte del suo rapimento.

Dio, quanto era stata sciocca a fidarsi del prete!

Una lacrima rigò la maschera, graffiando di un nero lucido la buccia opaca che così grossolanamente imitava le ruvidità del cuoio.

Com’era stato possibile tutto ciò?

Quale scellerata legge cosmica aveva fatto sì che il suo destino incrociasse quello di Lorrain?

Quale mostruoso disegno celeste lo aveva spinto a varcare l’ingresso dell’emporio di Chapman?

Tra centinaia di negozi in cui sarebbe potuto entrare quel giorno, tra le migliaia di ragazze con cui avrebbe potuto parlare, perché l’Universo aveva scelto d’immolare lei?

Quelle domande infransero gli argini della commozione.

Pianse, Arlène, al ricordo dell’ultima lettera spedita, in un grigio mattino di marzo; pianse all’idea che non avrebbe più saputo nulla dei suoi cari: della malattia di nonna e di quella dell’anziana cagnetta.

Pianse per la sua sorte di ventenne rapita e deturpata, prigioniera di quattro mura nel cuore di Milwaukee – se mai quella fosse ancora Milwaukee – e dell’inferno che le avrebbero riservato.

Soprattutto pianse di rabbia per la giustizia negata, per non poter mandare al Creatore tutti quei bastardi.

Ma quale giustizia, poi? Quale Creatore?

In fondo, non s’era mai sbagliata: Dio era solo una menzogna.

Serie: BLOODPLAY


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Discussioni

  1. Per un attimo mi è preso un colpo avendo perso il conto degli episodi: temevo che fossi già arrivata al quinto senza che Arly avesse ottenuto giustizia (per quanto possa ottenere giustizia).
    Onestamente, avrei faticato ad accettarlo.

    1. Se tutto va bene dovrei pubblicare il finale questa sera🤗 Spero che non sia deludente! Nel frattempo ti ringrazio ancora, Mary, per questa full immersion in uno dei miei racconti più neri🙏🏻

  2. In effetti, è vero: la domanda del prete ha proprio l’immagine di una retorica. Perché proprio a lei? La realtà è che non esiste un perché, solo una sfortunata combinazione di eventi. Dio è solo una menzogna: la riflessione finale di Arly è una frustata in pieno volto. Forse, la verità suprema,
    Ci sono tutti i presupposti per un finale assolutamente esplosivo.

  3. “Non sei affatto male come suppellettile pensò, figurandosi una statua dadaista”
    Ho subito pensato a Boxing Helena, così grottesco, altrettanto drammatico e fortemente simbolico, esattamente come questo tuo racconto che oltrepassa il limite di ciò che un lettore ‘comune’ può sopportare. E, infatti, non bisogna mai essere o comportarsi da lettori ‘comuni’ quanto piuttosto assaggiare tutto e riuscire a vedere la bellezza stilistica oltre il narrato. E tu hai questa capacità di raccontarci aberrazioni con la bellezza di un linguaggio che maneggi egregiamente e di una trama assolutamente originale e ben condotta.

    1. Grazie mille, Cristiana!🙏🏻 Le tue parole sono un grande incoraggiamento! Soprattutto perché questa piccola serie, nata per essere letta tutta d’un fiato, mi ha messo parecchio in crisi😆 Lo spezzettamento non le ha certo giovato, proprio perché si è dovuti passare attraverso a capitoli che, se isolati, potrebbero fare pensare a una violenza gratuita o alla mancanza di una finalità – un po’ come spezzettare una barzelletta in cinque episodi lungo un mese😅. Quindi ancor più ringrazio te e tutti quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qua. Col prossimo episodio si tireranno le fila della storia🤗

  4. Ciao Giancarlo! Grazie mille per la lettura e per il bellissimo commento!🙏🏻 Io tendo a non ascoltare nulla quando scrivo, però una buona colonna sonora, durante la lettura, è il massimo del piacere😊

  5. Il tuo approccio al weird è uno di quelli che più mi impressionano e mi influenzano. Sto leggendo ogni puntata senza fretta, quando escono attendo apposta il momento giusto per leggerle, quando non ho un’altra cosa cui pensare. Sto davvero attendendo con interesse la svolta.
    Apprezzo molto anche le scelte musicali. Spesso ascolto musica “d’atmosfera” mentre scrivo o mentre lavoro e ho aggiunto questo brano alla mia lista.

  6. La cosa che veramente lascia di stucco è la scelta della musica. Mettere in play ed iniziare la lettura aggiunge un significato molto più vasto e completo, e devo dire che con questa serie ci stai andando giù pesante. Molto profonda! E ne sono dunque assai incuriosito

  7. Io continuo a sperare che Arlene possa tornare a casa e che possa avere giustizia (o vendetta). Ho trovato più semplice da leggere questo episodio, forse perché hai dato più spazio a lei e ai suoi pensieri. Sono davvero curiosa di leggere il prossimo episodio.

    1. Ciao Melania! Grazie mille per la lettura! 🙏🏻 Sì, ormai il difficile è passato. Una parte (piccola) delle tue speranze sarà esaudita, ma ti garantisco che l’episodio finale strapperà addirittura una risata, anche se amarissima😊

  8. In questo episodio apri agli interrogativi. La violenza termina per lasciare spazio alle sue conseguenze sulla povera ragazza, sia fisiche che mentali. La domanda è chiara: perché a lei? Glielo dice il reverendo e se lo chiede anche Arléne. Sicuramente ci sarà un motivo che salterà fuori nel prossimo episodio. Rileggendo gli altri episodi ho notato che il reverendo sa che Arléne è lontana da casa. E’ solo una coincidenza?

    1. Ciao Francesco! Grazie mille per la lettura🙏🏻 Il prossimo episodio dovrebbe essere il cosiddetto plot twist della vicenda. Sì andrà completamente in altro genere (sai che amo il weird) 😆 La domanda sul “perché a lei” vuole essere retorica, una domanda comune quando la violenza sconsiderata entra nelle vite delle persone. Il Reverendo era diventato suo amico prima di rapirla, e quindi ho dato per scontato che fosse a conoscenza della condizione di Arléne, dato che aveva conquistato la sua fiducia. Spero di non deluderti con il capitolo finale🤗