Oscurità

Serie: La Camera Magica


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: E' finalmente arrivato il gran giorno per la piccola Ale. Raggiunta casa dei suoi nonni con sua madre inizia ad esplorare il laboratorio di suo nonno, ma qualcosa sta per accadere, a causa di un evento all'apparenza banale...

“Allora Ale, che ne pensi?”

“E’…E’…” la bambina non aveva parole, mentre lentamente raggiungeva il centro dello stanzone. Vide una statua alta poco piu’ di lei, dalla pelle verdastra e marrone, con due grandi occhi e un sorriso plastico. Aveva la mano destra sollevata e il dito indice sembrava indicare lei. Passò oltre e ne vide un’altra, enorme e nera. Una specie di alieno spaventoso dalla testa allungata e i denti sporgenti in un sorriso diabolico. Era certa di averne visto uno identico in un film di qualche anno prima. Scorreva gli occhi tra quelle creazioni, immaginando suo nonno all’opera su ognuno di essi. C’erano licantropi, vampiri, maschere di cera e di silicone, denti e occhi sparsi qui e là, ma anche arredamenti medievali e fantascientifici, navicelle spaziali in miniatura, mappe e disegni, forzieri e modellini di velieri e poi ancora aerei e dischi volanti, miniature di uomini-pesce e armature, con spade e scudi. Mentre ruotava lo sguardo affascinata, notò uno strano oggetto lucente che sporgeva da un cumulo di manichini ammassati alla rinfusa in un angolo. Somigliava a qualcosa di appuntito e opaco ma con una miriade di venature biancastre su una superficie violacea.

“Nonno…” disse voltandosi verso l’uomo fermo sull’uscio: “Questo…Cosa c’è in mezzo a quegli uomini di plastica?”

Non appena terminò la domanda, la luce si spense di colpo con un rumore secco che alla bambina parve un boato.

La bambina rimase immobile con la figura di suo nonno delineata davanti l’ingresso della stanza, da cui vedeva la luce esterna.

“Porca miseria…E’ saltata di nuovo la corrente.” disse l’uomo mentre si voltava: “Piccola aspettami qui, il nonno va a riaccendere la luce. Torno subito.”

“N-nonno, non…” la bambina smise di parlare quando vide le gambe di suo nonno sparire per le scale.

“Torno subito!” Le urlò dall’alto.

Il respiro della bambina si fece agitato. L’eco dei passi di suo nonno sparì e un grande silenzio calò attorno a lei.

Devo raggiungere la porta, pensò immediatamente.

E così fece, ma dopo due passi, vide la porta muoversi lentamente, come smossa da una forza invisibile e beffarda, che aveva decisamente voglia di farle un brutto scherzo. Lei si affrettò ma la porta sembrò muoversi ancora piu’ velocemente, come se volesse battere per rapidità i piccoli passi della bambina. Piu’ correva e piu’ la porta accelerava.

Un lampo di disperazione l’attraversò quando vide l’ultimo spiraglio di luce, svanire davanti a lei.

“Nonno!” esclamò in preda al panico, mentre si gettava in avanti urtando contro la fredda superficie metallica.

Battè la faccia con forza ma non vi badò e con le manine che le tremavano per la rinnovata paura, tastò la superficie rugosa, cercando la maniglia. La porta le sembrava enorme, il sudore le imperlò la fronte per lo sforzo e lo spavento e dopo qualche tentativo, dovette fermarsi a riprendere fiato.

In quel momento udì un flebile rumore alle sue spalle.

Si voltò di scatto, senza poter scorgere nulla in quell’oscurità.

Ma era certa di aver sentito qualcosa.

Poggiò di nuovo una mano sulla porta, pronta a ricominciare la ricerca della maniglia, ma il rumore si ripetè.

Questa volta rimase paralizzata.

In ascolto.

Ci fu come un debole movimento ma stavolta, venne seguito da un forte rumore, di mille oggetti che cadevano sul pavimento.

La piccola lanciò un grido così acuto da sembrare un sibilo.

Gli uomini di plastica…

Ripensò alla strana cosa appuntita in mezzo ai manichini che aveva intravisto un istante prima che la luce andasse via.

“Chi…Chi è?” domandò verso il buio.

Avvertì uno spostamento da qualche parte davanti a lei.

Una specie di ticchettio. Solo che non era quello che avevano gli orologi, pensò, era piu’…Pesante. Si accorse subito dopo, che il ticchettio si alternava con un altro rumore, lieve e ovattato, ma allo stesso tempo stridulo, come se qualcosa di appiccicoso stesse strisciando sul pavimento.

La bambina iniziò a piangere e singhiozzare in preda all’isteria, riusciva solo a sussurrare un’unica cosa:

“Nonno…Dove sei…”

Avvertì nuovamente quei movimenti sgraziati.

Qualsiasi cosa fosse, avanzava nel buio e si stava avvicinando.

Iniziò ad urlare: “Nonno! Nonno!”

Si voltò e chiuse gli occhi e iniziò a battere i pugni sulla porta e a dare calci tanto forti da farle male.

I movimenti erano sempre piu’ vicini.

Lei urlava a squarciagola, con una voce che non sembrava neanche la sua.

Quella presenza era ora così vicina che la bambina poteva avvertirne il calore, segno inconfondibile di una creatura vivente, senza alcun dubbio.

Ormai era certa che l’avrebbe afferrata.

Avrebbe agguantato la sua caviglia o tutto il suo corpo con arti mostruosi e l’avrebbe trascinata nella sua tana, buia e profonda.

La bambina prese a graffiare la porta, sognando solamente la luce delle scale verso il primo piano. Non desiderava altro.

Udì un sibilo liquido e immaginò grandi fauci colme di file infinite di denti che l’avrebbero squarciata in mille pezzi.

“Nonnooooo!”

La porta si aprì di colpo.

La bambina stava per battere l’ennesimo pugno ma colpì il vuoto e precipitò in avanti sul pavimento.

“Ale! Ma che cosa è successo?”

La bambina sollevò lo sguardo e vide suo nonno che si inginocchiava accanto a lei e l’aiutava a rialzarsi: “Piccola…” disse ancora l’uomo asciugandole le lacrime che le rigavano il viso e le arrossavano gli occhi, colmi di esausta disperazione. Lei gli cinse il collo e lo strinse: “Nonno…Ma dov’eri? C’è…C’è…Un m-mostro!”

“Un mostro? Ma cosa stai dicendo?” Il nonno le sollevò le manine, osservando le dita arrossate: “Ma cosa hai fatto alle mani?”

“Voleva prendermi…Voleva Prendermi! Lo sentivo muoversi, è uscito dai…Dagli…Uomini di plastica…”

“I manichini?”

La bambina annuì: “Si avvicinava…Voleva…Mangiarmi.”

Il nonno rise: “Ma no tesoro mio cosa dici! Quelli lì sono oggetti senza vita, li ho creati io e non potrei mai creare qualcosa che ti faccia del male.” Disse indicando verso l’oscurità dentro lo stanzone: “D’accordo torniamo di sopra, purtroppo ho dovuto chiamare l’elettricista. Sembra sia un problema a tutto l’impianto.” Disse suo nonno richiudendo la porta.

Suo nonno richiuse la porta, prese la bambina in braccio e risalirono le scale insieme.

Passarono il fine settimana in allegria e serenità e, sebbene la bambina provava una profonda agitazione prima di dormire, ripensando al mostro nascosto di sotto nella camera magica, fece sonni senza incubi.

Una sera della settimana successiva, sua madre tornò dal lavoro e propose alla figlia una serata-cinema: “Stasera ho una sorpresa per te Ale!” Disse trionfante, entrando in casa, tenendo una videocassetta nella mano: “Un film speciale con la magia del nonno!”

“Che bello!” Esclamò la bambina, quasi non accorgendosi della familiare sensazione dietro la schiena, che saliva nuovamente a solleticarle il collo.

Dopo cena, sua madre inserì la videocassetta nel registratore e andò a sdraiarsi sul divano accanto a lei. Premette il tasto ‘Play’ sul telecomando e il film iniziò.

Le scene erano avvincenti e piene di effetti speciali di suo nonno. La bambina si godeva la scena in cui il protagonista combatteva contro un mostro dalle zampe enormi e pelose.

La musica cessò e l’unico suono nella scena era una specie di pesante ticchettio, seguito da un altro rumore di un qualcosa di appiccicoso che strisciava. Era quello il rumore del mostro che si avvicinava minaccioso verso il protagonista, per lo scontro finale. Mille denti si affacciarono dalle sue grandi fauci lasciando fuoriuscire un sibilo familiare alla bambina, che ricordò la camera magica e il terrore la invase quando notò le zampe del mostro, le quali graffiavano il pavimento per via di grandi aculei appuntiti,

con una miriade di venature biancastre su una superficie violacea.

Serie: La Camera Magica


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. L’immaginazione riesce a partorire mostri terribili soprattutto se alimentata dalla fantasia che solo i bimbi possono vantare. Bel racconto, dove la paura la fa da padrona. Ho molto gradito l’omaggio al maestro Rambaldi

  2. “Scorreva gli occhi tra quelle creazioni, immaginando suo nonno all’opera su ognuno di essi.”
    In questo momento invidio tantissimo Ale e comprendo il suo entusiasmo

    1. Grazie mille Tiziano! Questo racconto l’ho scritto per una mia carissima amica che è qui con me negli States ed è inoltre la nipote del maestro Carlo Rambaldi. Mi ha fatto onore dei suoi ricordi di infanzia nel laboratorio del nonno, dove creava secondo un mio onesto parere, la storia del cinema fantastico e fantascientifico. Ovviamente non ho potuto resistere e ho aggiunto un tocco horror come sempre!

  3. “Piccola aspettami qui, il nonno va a riaccendere la luce. Torno subito.”“N-nonno, non…” la bambina smise di parlare quando vide le gambe di suo nonno sparire per le scale”
    Ahia! Questa non ci voleva 😱