
LA CASA DEI GIAGUARI In cui i giaguari devono mangiare le persone
Serie: XIBALBA' OMBRE TRA LE ROVINE
- Episodio 1: LA CASA CALDA Brulicante di fuoco e lava
- Episodio 2: LA CASA BUIA In cui per fare luce si devono usare delle torce da non consumare; in questa sfida fallirono gli dei Hun Hunahpú e Uucub Hunahpú.
- Episodio 3: LA CASA DEI GIAGUARI In cui i giaguari devono mangiare le persone
- Episodio 4: LA CASA FREDDA In cui ci sono tempeste troppo fredde per sopravvivere
STAGIONE 1
Cordero ci spiegò che la capanna di Ixcotel si trovava in un luogo isolato rispetto al villaggio, immerso nella foresta che sembrava stringersi attorno a noi e osservarci in silenzio, come un’antica entità viva. Il sentiero che stavamo percorrendo si faceva sempre più stretto e tortuoso. Ogni nostro passo affondava nel terreno morbido e l’odore di umidità e terra bagnata si mescolava a quello denso delle foglie marce.
Gli alberi erano così fitti che la luce della luna filtrava solo a tratti, creando ombre inquietanti che danzavano tra i rami e le foglie.
«Siamo vicini.» Mormorò il professor Cordero, avanzando dietro il capo villaggio con una sicurezza che non gli riconoscevo. Il suo sguardo era fermo e vigile, mentre noi lo seguivamo con un misto di apprensione.
Nicola ruppe il silenzio nel quale eravamo immersi. «Non capisco come lei possa credere a queste storie, professore.» Disse con impazienza. «Tutte queste leggende… Xibalbà… Il Regno dei morti… Sembra tutto così arcaico e ridicolo.»
Cordero non rispose e allora decisi di farlo io, stanca del nervosismo del mio collaboratore.
«Le leggende sono importanti, Nicola. Per questi popoli non sono solo storie, ma la rappresentazione del loro legame con il mondo, con ciò che non possono vedere ma sentire. Se questo ti è di difficile comprensione, credo che non sia la tua strada.»
Nicola sbuffò, ma rimase in silenzio. La tensione nel gruppo era palpabile, come se qualcosa di invisibile ci osservasse da ogni angolo della foresta.
Finalmente, dopo un cammino che sembrò interminabile la capanna di Ixcotel apparve davanti a noi. Si trattava di una struttura rudimentale, costruita con rami intrecciati e fango essiccato, quasi fosse parte integrante della foresta o come se fosse nata da essa. Alle pareti esterne pendevano ossa di animali e amuleti fatti di piume e pelli, come guardiani silenziosi. Una strana energia e un potere antico sembravano emanare da quel luogo.
La porta della capanna era socchiusa, lasciando intravedere una flebile luce proveniente da un fuoco interno. L’odore acre di resina bruciata ci colpì e il fumo saliva verso l’alto e fuggiva da una piccola apertura del tetto.
Il capo villaggio ci fece segno di fermarci, mentre lui spinse piano la porta e sparì all’interno della capanna.
Il solo pensiero di incontrare Ixcotel mi riempiva di una sorta di rispetto reverenziale. Le storie che Cordero mi aveva raccontato la descrivevano come una custode delle antiche tradizioni, una donna il cui sguardo poteva penetrare nel profondo dell’anima.
Quando anche noi varcammo la soglia, l’interno della capanna ci avvolse con una penombra soffocante. Sulle pareti si notavano segni e incisioni graffiati nel legno e nella terra, simboli antichi e figure spaventose, evocazioni di divinità mai dimenticate. Mi sentivo come se il tempo si fosse fermato.
Ixcotel, l’anziana custode della saggezza del villaggio, sedeva immobile davanti al fuoco su un tappeto di pelle di animale, dandoci le spalle. Mormorava una cantilena sottovoce mentre agitava nell’aria alcune foglie aromatiche che riempivano la stanza di un profumo pungente e gradevole.
I suoi capelli, grigi e spettinati, cadevano lunghi fino a terra. Mi parve piccola ed eccessivamente magra e la sua la schiena nuda mostrava la curvatura delle ossa.
Il capo villaggio fece cenno a Cordero di avanzare e noi li seguimmo.
Quando la donna sollevò lo sguardo, vidi finalmente i suoi occhi, bui come la notte ma brillanti di una luce profonda e intensa. Parevano contenere tutta la conoscenza e i segreti del mondo antico. La pelle del viso era scura e risultava tesa sugli zigomi alti. La bocca sembrava una linea serrata. Il suo corpo era avvolto da tessuti di cotone grezzo, decorato con simboli antichi ricamati a mano. Ne rimasi completamente affascinata.
Lei mi osservò, come se fra tutti mi riconoscesse e potesse vedere dentro di me, leggere i miei pensieri più nascosti.
Aspettai che il professor Cordero si sedesse e poi presi posto accanto a lui, di fronte a Ixcotel.
Lory e Hanna apparivano nervose e si sedettero proprio alle mie spalle mentre Nicola decise di rimanere in piedi accanto al capo villaggio.
Quando Ixcotel si rivolse a noi in uno spagnolo incerto ma comprensibile, la sua voce, lenta e profonda, sembrò provenire non solo da lei, ma dall’anima stessa della foresta.
«Le leggende sono il cuore del mio popolo.» Iniziò. «Sono ciò che ci tiene legati ai nostri antenati, ciò che ci protegge dal dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Senza di esse, saremmo perduti nel tempo, dimenticati anche dagli dei.»
Il fuoco crepitava leggermente e ogni sua parola sembrava pesare più della stessa aria. «Voi venite da lontano con occhi nuovi e cuori inquieti. Cercate la conoscenza, ma credete che il mondo sia fatto solo di ciò che potete vedere. Qui, nel cuore della terra dei nostri avi, esistono cose che non possiamo comprendere, cose che sono reali quanto il sole e la luna.»
Mi feci più vicina, colpita dalle sue parole. Lory e Hanna, alle mie spalle, trattenevano il respiro. Il professor Cordero fissava il pavimento e disegnava piccoli cerchi con un bastoncino di legno.
«Qui, il mondo dei vivi e quello dei morti non sono separati come voi pensate.»
A quelle parole mi sentii gelare. C’era qualcosa nel tono di Ixcotel che sembrava infrangere il confine tra razionalità e mito, rendendo innegabile seppur sfuggente ciò che diceva.
Nicola, spazientito e forse spaventato, non riuscì più a trattenersi e decise di sfidare Ixcotel.
«Con tutto il rispetto.» Disse interrompendo il monologo dell’anziana. «Non pensate tutti che queste storie siano solo superstizioni? Un modo per mantenere il controllo sulle persone, spaventandole?» Ixcotel ascoltava, ma non si girò. «Voglio dire… Xibalbà…Il Regno dei morti…Non sembrano anche a voi un mucchio di sciocchezze?»
L’anziana rispose con una calma inquietante. «Xibalbà non è solo una storia. E’ il regno oscuro, dove la sofferenza è eterna. Xibalbà è reale, e ogni volta che il sacro viene violato, le anime dei corrotti vi vengono condotte.»
Io guardai Nicola con disappunto invitandolo a tacere, ma lui non colse l’avvertimento. «Quindi il turista francese è finito nel regno dei morti, secondo lei?»
Gli occhi di Ixcotel si posarono su di lui e, come spinto da una forza sconosciuta, Nicola si mosse e andò a sedersi accanto alla donna. L’anziana gli afferrò il polso con le sue mani nodose rivelando sul dorso un tatuaggio a forma di testa di giaguaro di un colore giallo intenso.
«C’è un tempo giusto in cui le porte di Xibalbà si aprono per chi non rispetta la sacralità degli antenati.» Continuò con la sua voce che sembrava provenire da altri luoghi. «Il regno reclama anime e chi vi entra non torna più indietro.»
Le fiamme sembravano crepitare più forte, illuminando i simboli graffiati sulle pareti. In quel momento ebbi paura. Osservai la mano di Nicola, inerme fra quelle di Xibalbà diventare rossa per la stretta che ne bloccava il fluire del sangue. Mi soffermai sulla forma di giaguaro e sui suoi occhi neri.
La tensione nella stanza divenne palpabile.
«Adesso basta. Lascialo.» Cordero che fino a quel momento era rimasto immobile, ruppe il silenzio.
Nicola si riscosse come se si fosse svegliato da un sonno profondo e si guardò attorno stranito. Hanna gli si avvicinò per aiutarlo ad alzarsi.
Il vento fuori aumentò di intensità facendo scricchiolare la capanna. Quando Ixcotel fece un cenno, il capo villaggio ci invitò a uscire. Prima di andarmene volli anche io toccare quelle mani e mi inginocchiai davanti a lei. Ci guardammo per brevi istanti e compresi che i suoi occhi erano la chiave.
Quando lasciammo la capanna, l’oscurità ci avvolse. Il sentiero era appena visibile e l’aria sembrava improvvisamente più fredda. Nessuno di noi parlò per tutto il tratto e Nicola, davanti a me, si stropicciava il polso ancora segnato. Le parole di Ixcotel mi risuonavano nella testa come un’eco lontana.
Tornati alla capanna, ci sdraiammo sui nostri giacigli, ma nessuno di noi riusciva a prender sonno. Il rumore della foresta era un costante sottofondo. Mi girai e rigirai, incapace di trovare pace. Sentivo i pensieri agitarsi nella mia mente e l’immagine di Xibalbà era così reale che riuscivo ancora a sentirne la presenza. Poi, finalmente, mi addormentai.
Serie: XIBALBA' OMBRE TRA LE ROVINE
- Episodio 1: LA CASA CALDA Brulicante di fuoco e lava
- Episodio 2: LA CASA BUIA In cui per fare luce si devono usare delle torce da non consumare; in questa sfida fallirono gli dei Hun Hunahpú e Uucub Hunahpú.
- Episodio 3: LA CASA DEI GIAGUARI In cui i giaguari devono mangiare le persone
- Episodio 4: LA CASA FREDDA In cui ci sono tempeste troppo fredde per sopravvivere
A prendere sottogamba il surreale ci si fa sempre male, realmente! Povero Nicola🤣 Bellissimo… attenderò con tanta curiosità il continuo di questa storia
Vedo adesso che c’è un’incongruenza nell’ordine degli episodi. L’ultimo è quello dal titolo La Casa Fredda. Cercherò di sistemare…
Sai che credo che invece quest’ordine nonostante non sia in una linea cronologica continua, sia perfetto? A volte andare un pò più avanti e poi inserire un flashback a me piace, aiuta la curiosità del lettore e crea una bella atmosfera
Adesso provo a leggere anche io in questo ordine che mi hai incuriosita…
Concordo con @biro , Nicola grandissimo abbelinato ,😂. L’episodio invece mi invita a proseguire. Grazie Cristiana per questa storia
Cosa? Cosa? ‘abbelinato’? Spiegare, please! 🙂 🙂 🙂
Abbelinato. Luscu, scemmu, tarlan, tarluccu, tognu, ase. Abbelinato insomma.
Ho dimenticato tanardo
😅😅😅 Solo?
Certo che Nicola è un gran maleducato! 🙂 la cultura di ogni popolo è fatta anche di tradizioni antiche e di leggende. È strano: la cultura altrui ci affascina da lontano e ci fa paura quando entra a casa nostra. Abbiamo anche noi paura di sparire senza le nostre tradizioni, come la vecchia del villaggio.
Diciamo che Nicola è l’elemento di disturbo, una sorta di anti-eroe. Altrimenti filerebbe tutto troppo liscio. A un certo punto, la protagonista sente che lui ha paura. Probabilmente, come dici tu, semplicemente perchè non vuole conoscere. Grazie Francesco
Partiamo dal fatto che Nicola, come minimo, sarebbe da abbandonare in mezzo alla giungla senza viveri.
Per tutto l’episodio ho trattenuto il respiro; dinnanzi a Ixcotel sono rimasta incuriosita, affascinata e anche spaventata, ho provato un grande rispetto per la sua figura. Quando la protagonista le si è avvicinata mi è salito il cuore in gola, nonostante sapessi che Ixcotel non le avrebbe fatto del male.
Tutti i personaggi hanno una loro personalità e atteggiamenti ben distinguibili proprio come sarebbe nella realtà.
L’ultimo episodio lo tengo per domani sera, perchè questa serie merita di essere letta nel giusto climax. ✒️
A quest’ora, credo che avrai già letto l’ultimo episodio (al buio, naturalmente) e già saprai che il nostro Nicola ha ‘imparato’ moltissimo da quella esperienza, diciamo ‘sulla sua pelle’. Grazie per quello che dici a riguardo dei personaggi. Era per me importante riuscire a definirli soprattutto attraverso i dialoghi. Non sono bravissima nei dialoghi, spesso li sacrifico alla narrazione. Qui ho voluto provare. Grazie Mary.
“Per questi popoli non sono solo storie, ma la rappresentazione del loro legame con il mondo, con ciò che non possono vedere ma sentire”
Trovo che questa affermazione sia molto importante, in quanto incita alla comprensione di una cultura (come di qualsiasi altra) molto diversa dalla nostra, smorzando i pregiudizi. Poche parole, ma molto incisive!
È vero Mary, ogni cultura va rispettata. Sia quelle nuove, emergenti, sia quelle che affondano le loro radici in secoli di storia. Possibile che sia un concetto ancora così difficile da comprendere?
Spero che il povero Nicola non vada incontro a una brutta fine (non che mi stia troppo simpatico, però provo sempre empatia per quelli con un nome simile al mio 🙂 ). Ma davvero manca solo un episodio alla conclusione???
Ciao Nicholas, arrivo tardissimo nelle risposte e oramai saprai già tutto del tuo omonimo. Il nome mi è arrivato così, perché è un bel nome 🙂
Se ne faremo un film, vista la tua super passione, ti faccio chiamare a interpretarne la parte 🙂
“l’immagine di Xibalbà era così reale che riuscivo ancora a sentirne la presenza.”
Anche per me, leggendo il racconto. Ci hai messo l’anima, oltre la testa e il cuore. Un altro episodio ben riuscito che conferma la validità di questa storia e la tua.
Grazie Maria Luisa che hai sempre parole molto belle per me. Diciamo che questo ‘pezzo di storia’ lo sento molto, da sempre. Riuscire a scriverne è per me una soddisfazione grande.
Buongiorno Cristiana.. ma come manca solo un episodio..!?!?! Qui c’è ‘materiale’ per un romanzo intero.. credo sia uno scherzo..😉
Ciao Furio. Si, c’è davvero materiale per un lavoro molto più amplio e tenendo conto della mia lunghezza di lingua o di penna potrei arrivare a scrivere più della stessa fonte cui mi sono ispirata! Meglio di no 🙂
Mi sono riletta i tre episodi di seguito, per avere una visione più chiara, e devo dirti che si, questa mini serie funziona. I personaggi stanno emergendo e prendendo i loro ruoli: la professora entra nel villaggio in punta di piedi, portando rispetto verso una cultura diversa dalla propria, e noi con lei. È dotata di intuito, ha uno sguardo che va oltre, e se esiste una chiave per risolvere questo mistero, credo l’abbia lei. Nicola sfodera il suo scetticismo, e capiamo perché la professora gli ha preferito studentesse meno esperte, mettendolo “da parte”. Cordero “gioca in casa”, ed è affascinante il suo ruolo. Partecipa, ma da spettatore, come sapesse già come va a finire. Mi piace molto il modo in cui stai riuscendo a rendere omaggio a questo popolo, alle sue credenze e alla sua cultura. Attraverso le parole di Ixcotel apprendiamo l’enorme divario tra il nostro mondo, il nostro modo di avere fede, le nostre credenze, e le loro. Ho percepito un profondo rispetto, che ci porta a guardare senza giudicare, ma soltanto per “capire” (e questo, te lo dico sempre, è una dei tratti che amo nella tua scrittura
Lo sai fare egregiamente. Metti in atto la curiosità, i meccanismi del pensare, del porsi domande, al di là del bene e del male. In questo, sei fantastica.)
I tempi e le pause nello svelare il mistero sono ben bilanciati.
I titoli, ora che so da dove vengono, assumono un valore aggiunto. Letti uno in fila all’altro hanno le sembianze di un enigma da decifrare, una storia dentro la storia.
Bellissima la citazione sul regno dei morti e quello dei vivi, senza confini certi. Sono stata un po’ lunga, perdonami. Ma direi che si, la accendiamo! Questa serie merita davvero.
Dea devo abbracciarti per questa splendida e dettagliata recensione, utilissima per me. Lei è un’antropologa e per questo il suo sguardo deve essere curioso, attratto e rispettoso al tempo stesso. Loro sono ragazzi, in cerca della propria strada, come lo siamo stati tutti. Cordero gioca esattamente ‘in casa’ come dici tu ed è l’elemento chiave che mi serve per sbrogliare l’intreccio con un pizzico di mistero. Sono convinta del fatto che ogni popolo abbia i suoi fondamenti nella propria cultura che non è possibile sradicare, nemmeno con la forza. Credo però nella contaminazione rispettosa, quella che aggiunge alle parti senza togliere nulla. I popoli si muovono da sempre ed entrano in contatto, questo non lo puoi evitare, nemmeno se ti siedi su seggiole alle quali si dà oramai troppa importanza (ma qui mi fermo per non cadere in un discorso politico). I titoli non sono miei, ma fanno parte del testo che è considerato sacro per le popolazioni mesoamericane. Per me ha da sempre un grande fascino e mi sembrava un piccolo contributo da parte mia per farne conoscere seppur una piccolissima parte. Sappi che le Case sono sei, ne mancano ancora due che purtroppo, per questioni di spazio non hanno potuto prendere posto nel mio piccolo progetto. Sono stata lunga anche io 🙂
Ci tocca continuare davanti a un Picasso 🙂 🙂 🙂
Ciao Cristiana, ho trovato splendido anche questo capitolo. L’ambientazione è parte integrante della storia, capace di aumentare la tensione e l’angoscia e talmente ben descritta che mi è sembrato di essere anche io nella capanna insieme ai tuoi personaggi. Mi dispiace soltanto che manchi solo un capitolo alla fine… Bravissima!!
Grazie Melania. I feedback sono stati molto importanti per questo specifico racconto. Sapere che ti sei sentita anche tu in quella capanna, mi fa capire che sono sulla giusta strada.
Mi lascio trasportare dalle descrizioni degli ambienti e delle atmosfere, che sono talmente evocative da catturare il lettore e catapultarlo dentro la storia.
Veramente molto bello!
Grazie Giuseppe, il mio intento è proprio stato quello di rendere il paesaggio e i luoghi protagonisti, non un semplice contorno. Le suggestioni che questi creano sono importantissime e mi servono per far si che il lettore si senta più immerso possibile, con quel brividino lungo la schiena 🙂
Non so se dormirò bene stanotte.
Molto intenso ed inquietante il racconto, che crea un’atmosfera palpabile e oscura.
Brava, come sempre. Sono curiosissimo.
Grazie Giancarlo. Io arrivo molto in ritardo nelle risposte, quando oramai avete letto il finale. Diciamo che non vale 🙂
E poi????
E poi, ci siamo. Manca un episodio. Datemi feedback soprattutto se ci sono inciampi, che in questo caso mi è veramente utile. Vi uso come editor! Grazie 🙂 🙂 🙂
Non credo ci siano inciampi perché sai scrivere. Più che altro, al tuo livello, dipende dal gusto personale del lettore.
Un viaggio in America Latina
Un viaggio fra gli Spiriti del Mesoamerica. Grazie Kenji