La cascata

Pomeriggio estivo. Caldo insopportabile. I vestiti si appiccicano alla pelle. Scorticarsi per spogliarsi. Bisogno di ombra o abbraccio di tenebra.

Fuori dalla tua casa-vacanze, ti aspetto. Sei sempre in ritardo. Sento la tua voce. Arrivi: canottiera nera, shorts blu, scarpe di tela scure. Che facciamo? Ti porto in un posto, mi dice.

Mi fai da guida lungo un breve tratto in salita. Entriamo in una strada privata che sbocca in un bosco. Un bivio: a sinistra il sentiero prosegue, a destra non vedo dove conduce.

Ti seguo mentre vai verso destra. Sento dell’acqua scorrere. Dopo pochi passi e una discesa non battuta arriviamo a una cascata. Una piccola oasi in un paese di montagna ormai sempre più soffocato dal cemento.

Il flusso è violento: batte sulla parete di roccia e si schianta sui sassi sporgenti di una informe piscina naturale. Migliaia di gocce schizzano ovunque. Impossibile non bagnarsi. La sensazione di caldo asfissiante sparisce. Respiro a pieni polmoni.

Rapito dalla frescura, ti perdo di vista. Ma subito ti ritrovo, seguendo le tracce: le tue scarpe a pochi passi da me mi indicano da che parte guardare. Ti vedo: a qualche metro di distanza saltelli a piedi nudi sulla dura e umida roccia, in direzione della cascata. Un brivido mi corre lungo la schiena. Immagini di selvaggio erotismo mettono in circolo il mio sangue.

Eccoti lì, regina delle acque, che domini dal basso la natura. I vestiti si fanno in breve più scuri e ti si appiccicano alla pelle. Il tempo si ferma. Un fotogramma che emana eternità. Ti giri, e mi guardi. I tuoi occhi, splendenti di una luce innaturale, mi afferrano l’anima. Mi dici qualcosa, ma non sento. Il rumore della corrente assorbe tutti gli altri suoni. Mi stai forse invitando a venire lì, accanto a te? Non posso. Spettatore della vita, resto fermo a guardarti.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Grazie! Non vorrei deluderti, ma non ci sarà un seguito. Diciamo che quello che sto facendo anche negli altri racconti è di “costruire” dei quadri brevi, ma evocativi, lasciando anche degli spazi aperti.

  1. Da donna profondamente voyeuse come sono, ho adorato il finale di questo racconto. Grazie per averlo pubblicato.