La cena di classe

Serie: Vero come il male


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Anche quella sera, dopo aver letto alcune recensioni, la soddisfazione svanì lentamente. Alex rimase con la mano sul monitor del notebook prima di chiuderlo. In quel momento, in basso a destra, comparve la notifica di una e-mail in arrivo, oggetto: “I mitici della V C!!! – Cena di classe”.

La sera era tiepida, l’aria di primavera filtrava dalle finestre del piccolo ristorante dove Alex si era accomodato con alcuni ex compagni di classe. Il locale era semplice, con luci calde e tavoli di legno vissuti; un profumo di cucina casareccia gli conferiva una nota di familiarità confortante. Si salutarono con strette di mano vigorose, abbracci e sorrisi sinceri. Erano trascorsi quasi dieci anni dall’ultima cena di classe e Alex fu felice di ritrovare i suoi ex compagni di scuola. Non c’erano tutti, ovviamente, ma erano più numerosi rispetto all’ultima volta. C’era anche Giuliani, l’arrogante e presuntuoso figlio di papà. Anche dopo tutti quegli anni non aveva perso la sua capacità naturale di rendersi antipatico.

«Ciao, Giuliani», tese educatamente la mano Alex.

Lui ostentando sorpresa rispose con quel suo falso sorriso di sempre «Ciao. Sei Alex Mariani, vero?».

Sarò invecchiato, ma tu sei lo stronzo di sempre, pensò Alex tra sé, stringendo la mano dell’altro un po’ più del dovuto. Giuliani ritrasse la mano quasi con uno scatto e Alex ebbe la piccola soddisfazione di essere riuscito a spegnere, almeno per un attimo, quel ghigno antipatico.

Tra i presenti c’era anche Mark, uno dei più cari ai tempi della scuola dell’obbligo, con cui aveva poi perso i contatti. Mark era cambiato poco: lo stesso tono di voce calmo, gli occhi attenti e penetranti, e quel suo modo di mostrare interesse per il discorso dell’altro che faceva sentire chiunque importante. L’acne pronunciata dell’adolescenza gli aveva lasciato qualche piccola cicatrice sul viso.

Forse per caso, forse per calcolo, Alex e Mark si ritrovarono seduti uno accanto all’altro. Dopo i convenevoli iniziali con i commensali vicini, i due amici intavolarono una conversazione più riservata. Alex parlava con discrezione, raccontando qualche aneddoto di lavoro e alcune storie della vita quotidiana, senza lasciare trasparire troppo delle sue vere ambizioni. Poi il dialogo si spostò sui libri, sulle pubblicazioni recenti e sui piccoli successi di ognuno. Mark era un piccolo editore locale. Nonostante la formazione tecnica, aveva dato sfogo alla sua indole letteraria. Anche lui aveva scritto e pubblicato qualcosa, ma aveva poi trovato la sua collocazione nel ruolo di editore. Dopo qualche scambio, quando il ghiaccio fu definitivamente rotto, Mark chiese, con quel sorriso misurato che sembrava trovare sempre la chiave per aprire ogni porta, «Come vanno i racconti?».

Alex esitò un attimo, sorseggiando il vino, prima di confidare con sincerità qualcosa che non aveva mai detto a nessuno.

«Scrivo da anni… eppure sembra che nessuno mi veda davvero. Non per come scrivo, almeno credo. I commenti sono gentili, ma è come se restassi invisibile.»

Si stupì lui stesso di essersi aperto in quel modo. Non lo aveva mai confessato a nessuno.

Mark annuì lentamente, come se comprendesse qualcosa di più profondo di quanto fosse stato detto.

«Non basta scrivere bene», disse a voce più bassa. «Devi far sentire qualcosa a chi legge. Altrimenti resta tutto in superficie.»

Le parole non suonarono come un comando, né come un consiglio diretto. Sembravano piuttosto una constatazione personale, un pensiero espresso ad alta voce. Eppure, Alex le trattenne dentro di sé come un piccolo seme.

Il resto della serata scivolò tra risate e ricordi dei tempi passati. Si parlò di scuola, di vecchi compagni, di battute dimenticate che fecero sorridere tutti. Ma per Alex ogni parola era filtrata da un pensiero insistente.

Dopo la cena, Mark gli propose di prendere un caffè direttamente al banco, lontano dal resto del gruppo. Alex accettò. Si sedettero uno di fianco all’altro.

Con un tono leggermente più serio, Mark disse: «Non cercare solo applausi o numeri di copie. Cerca quello che fa sentire il lettore vivo. Porta la verità nelle pagine che scrivi». Poi aggiunse: «Anche i fantasy o i romanzi di successo nascondono emozioni vere. Non fraintendermi, non parlo di autobiografia. Sto dicendo che il lettore non può sentire la tua emozione se quell’emozione tu non l’hai vissuta. C’è sempre un fondo di verità in un racconto. Sei tu che dai anima ai tuoi personaggi.»

Alex annuiva. Dentro di sé, quel piccolo seme iniziava a germogliare. Nei suoi pensieri una direzione cominciava a prendere forma. Non era sicuro che le parole di Mark coincidessero con ciò che stava emergendo nella sua mente, ma sentiva che qualcosa non funzionava più come prima.

Uscendo dal ristorante, il profumo della notte e il rumore lontano delle auto non bastavano a placare la sua inquietudine. Ogni passo verso casa era accompagnato da una tensione sottile. Non era rabbia, né la solita frustrazione: era qualcosa di diverso, più difficile da definire.

Una volta a casa, Alex aprì il portatile. Scrivere era sempre stata la sua evasione serale, il momento in cui poteva dare forma alle parole senza giudizio. Ma per la prima volta le frasi sembravano fermarsi prima di prendere corpo. Restavano sospese, incomplete.

Provò a concentrarsi, a isolare i pensieri, ma qualcosa lo tratteneva. Una sensazione sorda, persistente.

Dopo mezzora, chiuse il portatile.

Uscì di casa.

Aveva bisogno di aria.

O forse di qualcos’altro.

Continua...

Serie: Vero come il male


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. ciao,
      probabilmente è stato un azzardo pensare ad uno scrittore come protagonista di una serie, non ho molta esperienza in questo ambiente.
      Spero di non affendere nessuno 😀
      Un saluto
      P.

  1. Sempre più interessante. Mi colpisce il significato he Alex da al bisogno di essere letto. Parla di essere visto. Come se soltanto attraverso i suoi scritti fosse in grado di farsi comprendere davvero. È come se nascondesse qualcosa, se ci fosse altro dietro questa urgenza. Sono curiosa di sapere che piega prenderà la storia.

    1. In realtà Alex è un narcisista presuntuoso. È convinto di meritare il successo, non i soldi ma la fama. Vuole solo quella.
      Spero di riuscire a far emergere questo lato oscuro di Alex nei prossimi episodi.
      Un saluto
      P.

  2. «Non basta scrivere bene», disse a voce più bassa. «Devi far sentire qualcosa a chi legge. Altrimenti resta tutto in superficie.» Questa frase è una stoccata in piena regola. Sono curiosa di leggere quali effetti avrà su Alex

  3. Ciao Pasquale.
    Credo che Alex stia riflettendo sul fatto che, se si vuole avere un dialogo con il lettore, il racconto di una storia non debba essere fatto solo di parole, ma anche delle emozioni che lo scrittore riesce a veicolare con esse.

    1. Ciao,
      Si è così. Ma più che una riflessione, spero, negli episodi successivi di far emergere, in Alex, una consapevolezza che gli causa “disagio “. Disagio che verrà accettato per raggiungere un fine più alto.
      Grazie per la lettura ed il commento.
      Un saluto
      P.

  4. Mi interessa questo tuo bel racconto, e in particolare per le riflessioni sulla scrittura.
    Ad esempio questa: “Sto dicendo che il lettore non può sentire la tua emozione se quell’emozione tu non l’hai vissuta.”
    Non so se sia proprio o sempre così, e se qualcuno mi rivolgesse questa osservazione in forma di domanda non saprei rispondere. Però forse è questa una delle chiavi per capire la natura, o il tormento, di Alex nel suo rapporto con lo scrivere.
    Vedrò senz’altro nel seguito, grazie.

    1. Ciao Francesca,
      grazie per la lettura ed il commento.
      Come ho detto ad altri iscritti accetto molto volentieri ogni osservazione, giudizio, critica.
      E’ tutto un esperimento, mi sto mettendo alla prova e ho bisogno delle indicazioni di tutti voi per crescere.
      Un saluto
      P.

  5. “Aveva bisogno di aria.

    O forse di qualcos’altro.”

    Parole inquietanti, soprattutto per me e per tutti i “giuliani” del Friuli Venezia Giulia. Poi quella frase, “non basta scrivere bene, devi far sentire qualcosa” non basta, devi avere anche una buona dose di “culo” Buona fortuna Pasquale.

  6. Quella frase, “non basta scrivere bene, devi far sentire qualcosa”, arriva al momento giusto, e la senti pesare su Alex come un sasso in tasca. E il finale aperto, con il portatile chiuso e la porta che si apre, è di quelli che ti lasciano camminare insieme a lui.