La chiesa

Serie: Legami di sangue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un breve sogno o un incubo sfuggente mi ha allontanato dalla mia lettura, ma adesso sento il bisogno di continuare a leggere...

Diario. Ore 20:00 del 1/ 4 /1978

Quel giorno mi sentii poco bene. Molte donne si erano raccolte attorno a me: chi lisciava i miei capelli, chi colorava le mie palpebre e passava una traccia di rossetto sulle mie labbra, per ravvivarle, chi sistemava qualche filo di perle all’interno della mia chioma corvina. La cerimonia mi attendeva, ma io non provavo nulla. Lui, lo aveva scelto mio padre, nostro padre, io l’avevo visto solo due volte: una durante la messa di Natale e l’altra in occasione del mio quindicesimo compleanno. Adesso ne avevo ventuno e stavo osservando l’enorme abito bianco che le sorelle di papà mi aiutavano a indossare. Quel lungo velo bianco nascondeva le mie ferite, i miei occhi gonfi di lacrime asciutte. Piangere non mi era permesso. Ridere, solo in modo composto. Obbedivo a quelle regole perché il mio cuore si era ormai abituato a rispettarle. Ma quel giorno sarei voluta fuggire da lì come feci quando ero ancora bambina e trovai rifugio in quella strana chiesa. Era così calda e accogliente. Ero scappata da papà, come sempre, le ferite ancora bruciavano, tanto che non riuscivo ad alzare le braccia senza avvertire delle piccole fitte lungo le strisce di pelle lacerata. La pelle tutt’attorno era diventata viola creando chiazze più o meno estese. A volte mi illudevo che fossero semplici tatuaggi o tracce di incubi mai esistiti…

Una fitta mi colpì ad entrambe le braccia. Provai dolore come se qualcuno mi avesse frustata con una cinta o una vecchia corda di canapa. Non conoscevo quel tipo di dolore, eppure lo provai. E qualche lacrima scese come se le mie emozioni se ne fossero accorte. Ciononostante proseguii nella lettura.

Quell’uomo aveva l’età di mio padre, ma il suo viso sembrava più gentile. Io raccolsi la parte inferiore della gonna e proseguii lungo la navata centrale della chiesa tenendo per un braccio mio padre. Lui non mi degnò di uno sguardo, il mio futuro marito non smetteva di osservarmi. Quando arrivai a piedi dell’altare mio padre mi consegnò a lui e lui, quasi con il timore di arrecarmi un qualche fastidio, sollevò delicatamente il velo. Fissò il mio viso e annuì. I suoi capelli erano grigi e la sua carnagione bruna. Mi sorrise e poi si voltò verso il sacerdote. La cerimonia ebbe inizio e la mia vita finì prima che io decidessi il modo in cui avrei voluto viverla…

Due colpi sordi alla porta mi costrinsero a interrompere la lettura. Mi alzai e andai ad aprire, ma nessuno era alla porta. Ebbi appena il tempo di allontanarmi dalla porta che altri due colpi la fecero nuovamente scuotere. Quando aprii vidi un bambino di circa dieci anni. Capelli biondi, occhi verdi e mi sorrideva con quel viso affusolato ma dalle guance piene. Mi porse un biglietto ed io lo lessi:

«Via Margherita Dei Crespi 15.»

Non c’era scritto altro. E quando sollevai gli occhi il bambino era scomparso.

Le ore 20:00 erano passate da un po’. Afferrai l’impermeabile e scesi in strada. Conoscevo quella via. Ma non ricordavo cosa vi fosse all’altezza del numero 15. Impiegai dieci minuti con l’auto e decisi di posteggiare vicino la piazza. Dovevo percorrere una via laterale, di quelle più antiche e strette. Non ci misi molto a capire che il 15 era in realtà una chiesa. Un vecchio edificio dismesso e riconvertito. Era anche una chiesa che conoscevo nonostante non l’avessi mai frequentata. La chiamavano la Chiesa del Giglio perché qui i frequentatori abituali erano soliti offrire dei gigli bianchi alla Madonna. E lei, alta e pallida riempiva la navata centrale: una statua molto grande, ma di recente fattura. Io la fissai, chinai il capo per salutarla e sedetti di fronte a lei.

Fu un prete ad avvicinarsi a me, era giovane e portava una folta chioma castana che proseguiva sul suo viso attraverso un leggero strato di barba. Si sedette accanto a me.

«Hai ricevuto il messaggio?»

«Sì, risposi io. Ma non capisco…»

«Anche se ti spiegassi non capiresti. Ci sono cose in cui bisogna credere.»

«E poi» continuò «ti rimangono solo tre ore. La mezzanotte è vicina.»

Dicendomi questo mi porse un piccolo libro. Il titolo mi impressionò: “Viaggiare nel tempo con Dio”.

«Leggi a pagina 42, riga 13.»

«Il tempo si ferma di fronte ai sussurri della menzogna. Dio ti sta parlando. Ascoltalo.»

«Questa notte dovrai fare una scelta. Quello che stai leggendo non è un semplice libro.»

«Come fa a sapere che…»

Il prete mi interruppe con un sorriso, poi si voltò verso l’altare, il crocifisso sembrava essersi riempito di luce. Non riuscivo più a distinguere la figura del Cristo. Fui costretta a chiudere gli occhi e quando li riapri la chiesa era vuota e riempita dalle solite ombre. Il Figlio soffriva sulla croce ed io rimasi qualche minuto a fissarlo. Speravo si trattasse di un sogno, ma sapevo che non lo era.

Serie: Legami di sangue


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